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27 giugno 1972: Ali vs Quarry 2, un match senza storia

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Ricorre oggi l’anniversario del secondo scontro fra la “Grande Speranza Bianca” Jerry Quarry (53-9-4, 32 KO) e The GOAT il più grande di tutti i tempi, Muhammad Ali (56-5-0, 37 KO). Nei due anni trascorsi dal loro primo scontro Ali aveva perso la sua imbattibilità contro Joe Frazier mentre Quarry aveva collezionato sei vittorie consecutive.

In un momento quindi di ottima forma l’irlandese punta a riprendere il discorso rimasto in sospeso da quel maledetto terzo round combattuto nel 1970 contro Ali, quando un profondo taglio sopra l’occhio sinistro spinse il suo allenatore e i medici a interrompere il match.

Quella volta Quarry si riposizionò ugualmente al centro del ring perché al di là del fatto che quel taglio fosse profondo un dito in gioco c’era ben più che la sua salute, c’era il suo intero modo di vivere e intendere la vita e il pugilato: MAI ARRENDERSI.
Ali, poi, come al solito ci aveva messo del suo stuzzicando l’avversario con jab insidiosi e la classica posizione di guardia a mani basse come a dire “Tu non puoi farmi nulla“.

Per due anni probabilmente Quarry pensò che si poteva ancora vincere quel match, che Ali in realtà non lo stesse portando a scuola quella volta. Ma la realtà dei fatti purtroppo era che difronte a lui aveva una montagna invalicabile, un pugile tanto più forte e abile da annientare il suo avversario mentalmente prima ancora che fisicamente.

Nel 72 c’era quindi chi ci credeva in questo rematch, Quarry stesso e pochi altri, ma oggi dopo tanti anni conoscendo la sorte disgraziata toccata alla Grande Speranza Bianca, viene da chiedersi se tutto questo fosse necessario.

È il 27 giugno e il Convention Center di Las Vegas è pieno da scoppiare. In palio la cintura dei pesi massimi e a contendersela due pugili dallo stile diametralmente opposto.
Da una parte la determinazione fatta persona, Jerry Quarry e dall’altra la furbizia e la scaltrezza di una volpe nella figura di Muhammad Ali.

Dal primo istante Quarry ha difficoltà a compensare la differenza di statura col suo avversario che al sicuro dalla distanza lo tocca ripetutamente con dei jab frustati dalle lunghe braccia. Cercando di ridurre la distanza con improvvisi balzi in avanti l’irlandese non ottiene altro che altri jab dritti sul viso e i suoi colpi lanciati a testa bassa finiscono tutti miseramente a vuoto.

Ali schiva, schiva tutto quanto e risponde quando ha voglia perché la maggior parte del tempo la passa a farsi beffe del suo avversario. Un tempo era odiato per questo ma ora tutti lo applaudono quando si mette in mostra e tanto gli basta per rincarare la dose.
Al secondo round Ali si prende addirittura la libertà di chiudersi in un angolo e di abbassare le braccia.

Quarry porta qualche colpo, ma la sua tattica è così basilare che facilmente Ali aggiusta il tiro e riprende a martellarlo senza sosta. I montanti si rivelano molto efficaci perché Quarry dalla disperazione avanza a testa bassa sperando di risparmiarsi forse qualche colpo al volto. Così fino al sesto round.

I commentatori si chiedono quando verrà interrotto lo spettacolo e il pubblico un po’ ride grazie ad Ali e un po’ fischia il povero Quarry. A pochi secondi dall’inizio della settima ripresa l’arbitro mette la parola fine, agita le braccia e sentenzia la fine dell’incontro.

Entrambi i protagonisti di questo match a senso unico sono ormai passati a miglior vita. Di loro rimane l’esempio, il sacrificio, ma anche il monito alle nuove generazioni di pugili. Questo sport può regalarti gli anni più favolosi della tua vita, ma chiede a volte un prezzo che fa appunto domandare se in certe occasioni la sofferenza sul ring non sia effettivamente troppa.

Quarry ha vissuto gli ultimi anni della sua vita ricordando a malapena chi fosse a causa della demenza causata dai tanti colpi ricevuti e Ali ugualmente provato dal Parkinson.

Entrambi però oggi sono leggende della Hall of Fame, che nessuno potrà mai dimenticare.

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