fbpx
Featured Video Play Icon

VODKA E PUGNI – Ustinov, 2 metri e non essere all’altezza

Condividi su:
  • 52
  •  
  •  

Alexander Ustinov è il classico esempio del pugile massimo senza talento, ma che grazie alla stazza e a un record ben costruito riesce a raggiungere livelli per cui non è all’altezza.

Quasi 130 chili per 202 centimetri: non esattamente il tipo che ti piacerebbe incontrare sul marciapiede.
Se si pensa che Ustinov ha cominciato come poliziotto antisommossa, viene quasi pena per i poveri facinorosi. In seguito, due medaglie al valore per i servizi prestati nella seconda guerra cecena. Poi, l’inizio della carriera sportiva da Kickboxer ed atleta in MMA, per poi passare definitivamente alla boxe.
Tra fisico e curriculum, incuterebbe timore a qualsiasi avversario: non a caso, è soprannominato Alexander il grande.

Finchè non lo si vede effettivamente all’opera sul ring: lento e statico, punta tutto sul singolo destro… Magari un bel colpo d’incontro, che spiega perchè Ustinov mostra una guardia bassa che lo espone a numerosi fendenti avversari.
Usinov ha imbastito la carriera sulla stazza e la potenza. Il gioco regge finchè l’avversario è di scarso livello. Il problema è quando il rivale si muove, sfoggia una buona varietà di colpi e ti fiacca.

Così si è comportato Joe Joyce, che si è scelto un avversario facile, ma con ancora un discreto nome. Ventisette incontri e un titolo europeo han permesso al russo di costruirsi un buon record. La prima sconfitta arriva per mano di Kubrat Pulev, il primo avversario veramente di qualità incontrato da Ustinov. In seguito, altre vittorie con journeymen (o poco più) gli concedono di arrivare alla sfida per il mondiale regular WBA, perso ai punti contro Charr (pure lui non è esattamente un fenomeno). Dopo la seguente sconfitta per KO con il piccolo Micheal Hunter (quasi 15 cm e 65 libbre di differenza tra i due), ecco il suddetto incontro contro Joyce, in cui viene stoppato al terzo round.

A 42 anni, Ustinov va di ring in ring con i suoi capelli radi e spruzzati di bianco.
Potrà ricordare con piacere i tanti viaggi che lo hanno portato sui quadrati di mezzo mondo: Principato di Montecarlo, Repubblica Ceca, Venezuela, Inghilterra, Russia, Bielorussia, Germania, Ucraina, Svizzera, USA e Cina. Di sicuro non si può dire che non abbia avuto il coraggio sufficiente di andare a combattere anche fuori casa.

Ora, però, forse è il momento di sedersi in poltrona per leggere un bel libro, consuetudine che lo ha accompagnato prima di ogni incontro.
Dopo tre sconfitte consecutive, forse Aleksander il grande farebbe meglio ad appendere i guantoni al chiodo e restare nella sua Minsk, dove fa base ormai da anni.

Supportaci :

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

X