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Si raccontano a Boxe Mania: Federica Guglielmini e Virginia Pierini autrici di “A Corta Distanza”

Il pugilato si può descrivere come un percorso. Un percorso che ognuno di noi può iniziare in diversi momenti della sua vita. Ma non è solo uno sport, è anche una filosofia di vita che ti cambia, che ti fa toccare con mano i tuoi limiti e poi ti guida a valicarli conducendoti ad uno stato morale.

Questa è una delle visioni che questo sport ha sempre suscitato ai miei occhi e che si evince nelle storie di grandi atleti che sono diventati grandi eroi della nostra boxe. Storie che vengono raccontate nel libro “A Corta Distanza” scritto da Federica Guglielmini e Virginia Pierini, editato da Tabula Fati.

Definire questo libro un insieme di storie è riduttivo, è appunto un viaggio, dentro 29 personaggi che hanno segnato questo sport sul ring o che sono stati segnati da questo nella loro vita. Perché il pugilato è forza inarrestabile, ma quando una forza inarrestabile come la boxe incontra un animo umano lo muta in una nuova coscienza sicuramente migliore.

Questa è la sensazione che ho provato leggendo il libro “A Corta Distanza”, racconto dopo racconto la forza del pugilato si è impadronita di me, pelle d’oca ad ogni racconto degli eroi che hanno calcato quel ring, da Damiani a Simona Galassi, da Maurizio Stecca a Leonard Bundu. Le sorprese però non finiscono qui perché non mancano i nomi di chi rende la boxe possibile,quelle figure che solo gli appassionati conoscono bene. I maestri, l’arbitro,il manager,il medico all’angolo e molto altro ancora.

A corta distanza” primo libro in Italia sul pugilato scritto da due firme femminili,lo definisco un’impresa eroica, innovativa,un dono alla boxe.

Abbiamo incontrato le autrici Federica Guglielmini e Virginia Pierini per una breve intervista per comprendere come è iniziato questo percorso editoriale.

Virginia spiegaci come è nata l’idea del libro e perché si è scelto un insieme di interviste?

“Il volume è stato concepito al tavolino di un bar, come spesso accade quando si tratta di opere letterarie. Eravamo io e Federica, ex compagne di boxe alla storica palestra Ursus, e Bruno Nacci, scrittore e mio docente di filosofia, oltre che appassionato di questo sport. L’idea era quella di fare luce all’interno della vita e della carriera di tanti personaggi, non solo pugili, e raccontare aneddoti, sensazioni, storie di vita e di rapporti che si snodano all’interno e fuori dal ring. Volevamo raccontare l’essenza di uno sport attraverso la voce dei protagonisti, conoscere le loro vite e i loro pensieri, cercando di ricostruire il percorso che li ha portati a combattere, a interessarsi di boxe o a ideare opere creative ispirate alla nobile arte come fa con successo la nostra cara amica Feuei Tola. Ci siamo scontrate e incontrate con testimonianze talvolta molto toccanti, talvolta spassose ma sicuramente tutte molto significative e coinvolgenti. Ecco perché la forma dell’intervista: per fare sì che la loro voce diventasse l’unico punto di vista, capace di proiettare i lettori in un mondo nuovo, spesso poco conosciuto. Ne siamo uscite con un bagaglio in più, più ricche grazie a persone sempre disponibili e meravigliose”.

Federica molti troverebbero singolare l’inserimento di artisti o giornalisti, come mai avete avuto questa idea,mi hai parlato di un libro-progetto. Raccontaci cosa significa.

“Si tratta per me di un progetto culturale a favore del pugilato a cui devo molto. È mosso dal desiderio di accorciare le distanze fra la boxe e i giovani  gli scettici e le arti. Per questo siamo andate a cercare i suoi protagonisti iconici. Chi non conosce la boxe o non la apprezza sa veramente cosa succede attorno a un ring?Come può la nobile arte ritornare nel cuore degli italiani se a malapena si sa chi sono veramente i pugili e non si conosce l’impegno costante dei maestri nell’educare i giovani nelle palestre. La dedizione del medico all’angolo come il prof.Mario Sturla che testimonia come il pugilato non sia fra gli sport più pericolosi, ma fonte di valori morali e culturali da riscoprire? Le storie dei grandi giornalisti come G.Mina’ e  G.Orlando che hanno visto con i loro occhi l’Italia cambiare insieme al pugilato.Tutto questo è necessario raccontarlo ancora e poter dare le informazioni di lettura adatte ai ragazzi per potersi riconoscere in un pugile o suscitare in loro la curiosità di scoprire la boxe sulla propria pelle. Io i miei eroi li ho trovati e loro?

A corta distanza è un libro progetto perché sarà presentato in numerose scuole con la testimonianza dei campioni per portare i valori educativi della nobile arte fra i giovani. Inoltre la storica libreria Popolare di via Tadino a Milano in occasione dell’uscita del libro ha accettato la mia proposta di diventare la prima libreria specializzata in letteratura pugilistica diventando così un avamposto culturale per gli appassionati, docenti, giovani, artisti e ricercatori. La mia stima va al coraggioso libraio Guido Duiella impegnato a fare la differenza per la sua città e i giovani.”

Virginia dopo l’impresa titanica di produzione e diffusione di questo libro che ci auguriamo andrà benissimo, mi chiedo ci sarà un secondo libro?

“È bello pensarlo e di sicuro il format è in qualche modo aperto. Il mondo della boxe è pieno di volti e di storie da raccontare che sarebbe interessante catturare in un secondo momento. Soprattutto i giovani, oltre ad avere un infinito da condividere con i lettori, rappresentano la vera risorsa per il futuro della boxe: sono loro che devono portarla avanti, sostenerla e nutrirla come non mai. Il pugilato sta cambiando, pur mantenendo i suoi valori e il suo potenziale etico ed estetico intatto, e il libro voleva anche essere un modo per non perdere di vista la sua strada, in ogni passo. Ora però è prematuro pensare a un sequel, godiamoci quest’attimo che ha ancora tanto da dire”.

Federica oltre quello che il  libro lascia ad ogni lettore, la domanda che ti chiedo è cosa ha lasciato nel tuo cuore la serie di incontri fatti per scrivere queste storie?

“Scrivere significa lasciare un segno nel tempo,lasciare un messaggio alla propria generazione e a quelle future. Scrivo poesie da quando sono bambina e l’amore per la boxe è arrivato qualche anno dopo. La scrittura e il pugilato sono arti nate con l’uomo e entrambe necessitano di qualcuno che lotti per loro.

Incontrare i pugili e chi rende la boxe possibile è stata per me un’occasione di meraviglia continua.Ho incontrato maestri di vita, nuovi amici e racconti di un mondo che sembra così lontano dai giorni di oggi:un mondo dove il pugile veniva riconosciuto come un eroe contemporaneo. Vedo nella boxe un’estetica del sacrificio a cui ritengo sia urgente ritornare in questa società colpita da ogni forma di violenza,partendo da quella mediatica a quella pandemica a quella dell’indifferenza fra esseri umani.Il pugile sul ring sia esso uomo o donna è un paradigma culturale umano senza eguali,una fonte inesauribile di ispirazione.

E se si parla di nobile arte,allora che quest’arte la si generi ancora nelle sue più svariate forme. Molti hanno chiesto perché ci sia il fiore del cotone nei guantoni in copertina.

Perché è simbolo di forza e di purezza allo stesso tempo. Provate a stringerlo in un pugno, rimarrà intatto.

Ho fatto mio il coraggio dei protagonisti di A corta distanza, nelle loro imprese sul ring e di vita per affrontare le mie battaglie personali,per sconfiggere le mie ombre,per prendermi l’impegno con la mia generazione insieme agli altri scrittori,docenti,artisti per compiere le nuove imprese  di cui si darà presto notizia.”

 

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