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Match of the week: Saul Alvarez vs Caleb Plant

Il numero uno delle classifiche Pound-for-Pound sta per tornare sul ring: sabato notte, all’MGM Grand di Las Vegas, Saul “Canelo” Alvarez (56-1-2, 38 KO) cercherà di diventare il primo pugile della storia a far sue tutte e quattro le principali cinture mondiali dei pesi supermedi dopo aver già collezionato quelle WBC, WBA e WBO. A tentare di impedirglielo sarà l’americano Caleb “Sweethands” Plant (21-0-0, 12 KO), detentore dell’unico titolo che ancora manca al messicano, ovvero quello IBF. La riunione sarà trasmessa dalla piattaforma Fite TV al costo di 14,99 dollari con collegamento a partire dalle ore 2:00.

Il “nuovo” Canelo: una macchina invincibile?

Se nell’autunno del 2013 qualcuno avesse pronosticato per Canelo un futuro da dominatore dei supermedi sarebbe stato verosimilmente preso per pazzo. All’epoca infatti il messicano veniva portato a scuola da Floyd Mayweather Jr nella categoria dei superwelter evidenziando lacune considerevoli nell’arte di tagliare il ring. Quello che ai tempi era “soltanto” un sublime incontrista si è però evoluto nel corso degli anni fino alla versione attuale, straordinariamente completa e difficilissima da arginare. Salendo di categoria Alvarez ha trovato nelle 168 libbre la sua collocazione ideale, mettendosi alle spalle i sacrifici estenuanti per fare il peso che lo debilitavano in passato facendogli perdere esplosività e ritmo. Agli aspetti puramente fisici si sono poi aggiunti i miglioramenti tecnici e tattici a cui ha certamente contribuito Eddy Reynoso con il suo team: aggiustamenti che consentono oggi al fuoriclasse di Guadalajara di vestire all’occorrenza i panni del demolitore d’assalto mettendo sotto scacco anche rivali elusivi e sguscianti. Una macchina invincibile dunque? Non tutti ne sono convinti, a partire dall’ex campione del mondo Carl Froch, persuaso che nel suo prime avrebbe avuto le carte in regola per battere il messicano. Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare e l’ora della caduta di Canelo non appare prossima a scoccare.

Caleb Plant: un uomo in missione giunto al momento della verità

Pochi pugili possono dirsi alimentati dalla stessa spinta emotiva che Caleb Plant, suo malgrado, ha avuto dalla sua parte nell’arco della sua carriera. Colpito da un terribile lutto, ovvero la morte prematura della sua figlioletta di appena un anno, il pugile americano ha giurato di dedicarle ogni suo trionfo e fino a oggi non ha sbagliato un colpo, riuscendo nell’impresa di portare sulla tomba della piccola la cintura mondiale IBF conquistata nel 2019 con la vittoria sul selvaggio picchiatore Jose Uzcategui. Per quanto le sue motivazioni siano dunque ineguagliabili, ora Plant dovrà dimostrare di saper affiancare ad esse qualità pugilistiche da campione assoluto, senza le quali il suo sogno di diventare campione unificato non ha speranze di realizzarsi. Sulla carta l’americano ha uno stile congeniale per opporsi al grande favorito della vigilia essendo un pugile di movimento, molto abile nel controllare la distanza e dotato di un superbo jab sinistro. Come ha dimostrato il già citato esempio di Saunders tuttavia, lo stile non basta più a fermare il fenomeno di Guadalajara e “Sweethands” per vincere dovrà tirar fuori, oltre a quelle che già gli si riconoscono, doti mai mostrate prima nel suo percorso sportivo, ad oggi ancora privo di grandi nomi.

L’angolo del pronostico

Rispetto a Saunders, Plant è un pugile più ordinato e composto, meno incline a cadere sui colpi e a lasciare pericolosi varchi in difesa, il che teoricamente dovrebbe renderlo meno esposto alle micidiali bordate d’incontro di Alvarez. Finché riuscirà a tenere il match su ritmi bassi, il campione IBF potrebbe quindi riuscire a sfruttare il suo vantaggio in altezza e in allungo per farsi apprezzare dalla giuria pizzicando il rivale col jab e portandosi subito fuori dal suo raggio d’azione. C’è da scommettere però sul fatto che di fronte a uno scenario del genere Canelo alzerà gradualmente i giri del motore venendo avanti con veemenza sempre maggiore e imponendo di prepotenza la corta distanza così come fece due anni fa al cospetto del russo Sergey Kovalev, anche lui dotato di diretti rapidi e velenosi. A differenza del “Krusher” oltretutto, Plant non dispone di una potenza fuori dal comune, tale da costringere un pugile solidissimo come Alvarez a un approccio prudente, motivo per cui sarà ancor più difficile per l’americano far passare i minuti limitando il numero degli scambi serrati. Dopo una prima fase calma, che potrebbe rivelarsi favorevole all’underdog, è ragionevole quindi attendersi che il grande favorito della vigilia prenda saldamente le redini del comando a inizi a mettere a segno le sue magistrali combinazioni a due mani. Quando si tratterà di battagliare, a pesare ulteriormente sulle sorti di Plant potrebbe essere la sua rigidità di tronco, un difetto che passa quasi inosservato finché può boxare in maniera lineare e pulita ma che rischia di renderlo un bersaglio comodo nelle fasi di bagarre. È capitato tante volte nella storia del pugilato che un atleta poco testato abbia espresso il suo vero potenziale direttamente nel match più importante della sua vita e non possiamo escludere che anche Plant faccia lo stesso, ma sulla base di quanto abbiamo visto fino ad ora, chi vi scrive ritiene decisamente più probabile un esito in accordo con le quote dei bookmaker. Prevedo quindi una vittoria di Saul Alvarez per KO poco dopo il giro di boa del combattimento.

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