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Match of the week: Manny Pacquiao vs Keith Thurman

Sabato notte, presso l’MGM Grand di Las Vegas, il leggendario filippino Manny “Pac Man” Pacquiao (61-7-2, 39 KO) cercherà di compiere l’ennesima impresa della sua impressionante carriera affrontando l’americano Keith “One Time” Thurman (29-0-0, 22 KO) nel tentativo di strappargli il Titolo Mondiale WBA (Super) dei pesi welter.

Cosa resta dell’inarrestabile Pac Man?

Manny Pacquiao

Manny Pacquiao

Manny Pacquiao rappresenta una sorta di unicum nella storia della boxe: generalmente i pugili dalle carriere più longeve, da Floyd Mayweather Jr a Bernard Hopkins, passando per Wladimir Klitschko, sono stati combattenti dalle spiccate qualità difensive, capaci di limitare al minimo sindacale i colpi subiti e sopperire con le doti tecniche al calo dei riflessi e dell’esplosività. Al contrario il filippino ha trascinato il proprio fisico in una quantità industriale di logoranti battaglie e non ha mai abbandonato il proprio stile votato all’attacco, ma pur basando le proprie fortune su ritmo e combinazioni frenetiche staziona ancora ai massimi livelli nonostante i suoi 40 anni. La sconfitta patita in Australia contro il vigoroso Jeff Horn aveva fatto nascere il sospetto di un calo imminente: Manny secondo molti era stato derubato dalla giuria, ma in alcune fasi aveva sofferto la fisicità del rivale e non aveva chiuso i giochi quando un Horn in balia dei suoi colpi sembrava pronto a essere messo KO. Le due recenti vittorie contro Lucas Matthysse e Adrien Broner hanno ridato speranza ai fan di Pac Man, ma resta il dubbio che i due avversari, entrambi in fase calante, abbiano esaltato il rendimento di Pacquiao oltre i suoi meriti reali.

Keith Thurman: tra ruggine e voglia di riscatto

Keith Thurman

Keith Thurman

La carriera di “One Time” sembrava giunta al capolinea quando tra un infortunio e l’altro il formidabile atleta di Clearwater era rimasto lontano dal ring per quasi due anni. La tendenza a caricare con inaudita violenza i propri colpi, unita a una struttura muscolare atipica, ha reso Thurman soggetto ad acciacchi di varia natura, dai tendini alle articolazioni. L’idea di restare fuori dalla mischia senza essere ancora riuscito a consacrarsi quale fuoriclasse assoluto agli occhi di tutti deve però aver agito come un tarlo nella mente del pugile tanto da spingerlo al rientro sulla scena con ritrovate ambizioni da campione. Lo dimostra la scelta di Josesito Lopez, un “cagnaccio” estremamente scorbutico, come primo avversario dopo la sosta: One Time per metà match ha dato la sensazione di essere già tornato all’apice della forma, poi un brutto colpo subito nel settimo round, seguito da attimi di enorme sofferenza, ha suscitato giudizi meno lusinghieri sulle sue possibilità di tornare in cima alle classifiche. La tendenza a concedersi pericolosi attimi di distrazione era tuttavia un difetto già presente in Thurman prima dello stop forzato e la capacità di tirarsi fuori dai momenti difficili con lucidità e astuzia, conservata nonostante il periodo di inattività, resta un’arma preziosa nel suo arsenale.

L’angolo del pronostico

Il confronto stilistico in quest’affascinante battaglia favorisce Keith Thurman. Anche nelle fasi migliori della sua carriera infatti Manny Pacquiao ha sofferto pugili mobili e veloci, capaci di boxarlo da lontano senza concedergli bersaglio fisso. L’ira di Dio che massacrava senza pietà avversari statici e amanti della battaglia come Ricky Hatton, Antonio Margarito e Joshua Clottey, diventava meno letale e meno devastante contro rivali attendisti come Juan Manuel Marquez e Timothy Bradley. Thurman, dotato di altezza e allungo maggiori, potrà quindi provare a controllare il match dalla lunga distanza. Pac Man ha conservato tuttavia una precisione chirurgica e un formidabile tempismo che in ogni momento gli consentono di produrre il classico colpo di scena capovolgendo le sorti e le dinamiche del match: non appare dunque peregrina l’ipotesi di un sinistro velenoso di Manny che colga impreparato il rivale durante uno dei suoi tipici cali di concentrazione e lo scuota togliendogli certezze. Che le fasi favorevoli del filippino, indubbiamente preventivabili, possano però tradursi in accelerazioni decisive che lo conducano al trionfo appare meno probabile. Pacquiao negli anni ha perso parte consistente del suo killer instinct e della sua capacità di “sbranare” l’avversario con combinazioni interminabili: lo dimostra il fatto che abbia vinto prima del limite appena uno degli ultimi 15 match disputati. Prevedo dunque una meritata vittoria ai punti da parte di Keith Thurman.

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