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Match of the Week: Anthony Joshua vs Joseph Parker

Sabato sera presso il Principality Stadium di Cardiff, in Galles, il peso massimo inglese Anthony “AJ” Joshua (20-0-0, 20 KO) e il neozelandese Joseph Parker (24-0-0, 18 KO) metteranno il proprio record immacolato a rischio in quello che si preannuncia un entusiasmante match di riunificazione mondiale. In palio ci saranno i titoli WBA e IBF detenuti da Joshua (oltre a quello IBO di minore prestigio) e il titolo WBO in possesso di Parker; il vincitore dunque si cingerà la vita con ben tre delle quattro cinture mondiali di maggior valore. Il match sarà trasmesso in diretta su Fox Sports Plus corrispondente al canale 205 di Sky e non inizierà prima delle 23:00.

Il background

Tra tutti gli attuali campioni del pugilato, Anthony Joshua è probabilmente quello più noto al grande pubblico. Tale fama sconfinata è dovuta in parte alla categoria di peso in cui milita: da sempre i pesi massimi affascinano e incuriosiscono una platea molto più folta di qualsiasi altra categoria. In parte incide anche il suo stile divertente ed emozionante, perennemente votato all’attacco e alla ricerca del KO.

La scalata del ragazzone di Watford è stata fulminea: sono passati meno di quattro anni e mezzo dal suo esordio tra i professionisti e quello che nell’estate del 2012 venne descritto dalla maggior parte degli opinionisti come un vincitore olimpico abusivo, in virtù dei verdetti assai discutibili che gli permisero di superare il cubano Erislandy Savon e il nostro Roberto Cammarelle, è oggi l’uomo in grado di riempire stadi colossali. La sua vittoria più prestigiosa è stata naturalmente quella conseguita contro il veterano Wladimir Klitschko, messo KO un anno fa dopo una guerra al cardiopalma. Da allora spetta a lui il ruolo di numero uno incontrastato della categoria regina e per quanto alcuni opinionisti di non poco conto come l’eccellente allenatore messicano Abel Sanchez gli preferiscano l’americano Deontay Wilder, la maggior parte degli addetti ai lavori ha eletto Joshua quale “uomo da battere”.

Joseph Parker è invece l’uomo che viene dal nulla: 66 match da dilettante senza alcun trofeo di prestigio conquistato; quattro apparizioni nelle World Series of Boxing, di cui tre perdenti; poi, nel 2012, il grande salto tra i professionisti nell’indifferenza generale. Match dopo match il giovane neozelandese ha lavorato sui propri difetti e ha iniziato a farsi un nome a suon di KO: i video delle sue affermazioni sono circolati tra gli appassionati incuriosendo gli amanti dei pesi massimi e generando attesa per la sua prova del nove. Prova del nove superata un paio di anni fa con una vittoria ai punti sull’esperto ed insidioso Carlos Takam, domato di misura in un match assai difficoltoso. La successiva conquista della cintura WBO ai danni dell’imbattuto picchiatore messicano Andy Ruiz Jr e la difesa delle stessa cintura nella tana del lupo del meno noto dei cugini Fury (Hughie) lo hanno reso degno di questa grande opportunità.

L’analisi

Anthony Joshua

Anthony Joshua

Joshua è un pugile che si esalta soprattutto nelle fasi di attacco: quando preme il piede sull’acceleratore e innesca le sue sfuriate assume le sembianze di un treno in corsa e diventa davvero difficile da contenere per chiunque. Dotato di una buona varietà di colpi ha evidenziato più volte un magistrale uso del montante, colpo che non è così comune veder portato con perizia dai pesi massimi e che gli ha permesso di dare il via alla fase decisiva della sua vittoria su Klitschko. Per quanto la sua potenza esplosiva nel colpo singolo sia inferiore a quella dei colpitori specialisti come Wilder, la sua capacità di mettere a segno combinazioni prolungate lo rende tremendamente pericoloso ed efficace come testimoniato dai 20 KO messi a segno in 20 match da professionista: ad oggi ancora nessun suo avversario ha sentito l’ultimo gong. Un aspetto in cui Joshua non ha ancora mostrato di aver raggiunto l’eccellenza è invece la resistenza aerobica: la sua struttura muscolare imponente che lo ha portato a superare i 115 chili nell’ultima apparizione sul ring ne condiziona inevitabilmente il fiato costringendolo talvolta a prendersi qualche pausa di troppo tra una fase concitata e l’altra e limitandone in parte l’agilità. Tesi contrastanti sono state portate avanti sulla sua mascella: alcuni esprimono dei dubbi in virtù del colpo che lo scosse contro Whyte e delle difficoltà patite dopo alcuni fendenti di Klitschko; altri ribattono che essersi rialzato dopo il diretto destro micidiale dell’ucraino è un chiaro segno di eccellenti doti di recupero.

Joseph Parker

Joseph Parker

Parker è a sua volta un pugile dotato di ottima potenza, espressa tanto mediante combinazioni decisive (Botha, Tatupu, Nascimento, Bergman) quanto ancor più spesso con singoli micidiali colpi da KO (Costa Jr, Saglam, Tupou, Meehan, Martz, Haumono). Negli anni ha impressionato anche la sua duttilità sul quadrato: a seconda del tipo di avversario che aveva di fronte, il massimo neozelandese ha saputo vestire alternativamente i panni del picchiatore d’assalto e quelli dell’outfighter prudente e coscienzioso dimostrando così di poter adottare strategie alternative anche nel corso di un singolo match qualora le circostanze lo richiedano. Nessun dubbio è emerso finora sulla sua solidità che al contrario in più circostanze è parsa di ottimo livello, anche quando messa alla prova da colpi violenti e ben assestati. Meno riconosciute e notevolmente sottovalutate sono invece le sue capacità difensive sotto pressione: un’osservazione attenta dei momenti di massima sofferenza patiti contro Carlos Takam ci permette di cogliere movimenti misurati ma decisivi di spalle  e di testa che in più di un’occasione gli hanno permesso di assorbire senza conseguenze drammatiche le sfuriate del tenace avversario. A fare da contraltare alle qualità positive sinora elencate, un uso dei diretti non propriamente impeccabile sul piano tecnico in virtù della tendenza di “allargare” spesso la traiettoria del colpo, una condizione fisica e atletica non sempre eccellente e un’efficacia dei colpi che sembra venir meno quando questi sono portati in arretramento: Parker dà l’impressione di riuscire a far male davvero soltanto quando interpreta il ruolo di aggressore.

Che Anthony Joshua cercherà di appropriarsi del centro del quadrato sin dal primo suono del gong per dettare i ritmi della contesa e costringere il rivale sulla difensiva appare scontato. Molto meno sicura è invece l’impostazione tattica che verrà adottata da Joseph Parker. Il neozelandese ha diverse opzioni tra le quali scegliere, nessuna delle quali appare esente da grossi rischi: buttarsi dentro e dare vita a una guerra all’arma bianca scommettendo sulla propria presunta maggior solidità? Indietreggiare e girare in tondo al fine di limitare i danni per poi tentare il tutto per tutto nelle ultime riprese sperando in un calo del rivale? Alternare movimenti laterali e improvvise sortite offensive in un dispendiosissimo match di continui dentro-fuori? Appare arduo azzardare una previsione: quel che è certo è che l’effetto che i colpi di Joshua avranno sul fisico e sulla psiche di Parker quando inizieranno ad andare a segno influiranno certamente sullo scenario.

L’angolo del pronostico

I miglioramenti conseguiti da Joseph Parker dai tempi in cui nelle World Series of Boxing perdeva ai punti contro Mario Heredia, oggi mediocre professionista ingrassato e plurisconfitto, sono stati notevolissimi ed oggi il pugile oceanico è un più che degno avversario per la star mondiale Anthony Joshua. Mi aspetto dunque che il campione inglese venga impegnato seriamente nella prima parte del combattimento, prima che riesca ad inquadrare a pieno la tattica dell’imprevedibile avversario al fine di disinnescarla. Tuttavia, per quanto bravo nella maggior parte dei fondamentali pugilistici, Parker non ha ancora dimostrato di eccellere in nessuno di essi: l’assenza della scintilla del fuoriclasse mi induce a non ritenerlo in grado di arginare lo strapotere fisico del suo rivale. Il mio pronostico è una vittoria per KO di Anthony Joshua nel corso dell’ultimo quarto del combattimento. 

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