fbpx

Il gentleman del ring compie 50 anni! Intervista a Michele Piccirillo

Jab fulmineo, tecnica di prim’ordine, combinazioni entusiasmanti portate con eleganza: il “Gentleman” Michele Piccirillo è stato questo e altro. Tra i pugili più vincenti a cui il nostro Paese abbia dato i natali, l’atleta pugliese mise in mostra il suo immenso talento già da dilettante, conquistando medaglie nei più importanti tornei internazionali e diventando uomo cardine della nazionale azzurra. Il passaggio al professionismo segnò poi l’inizio di un percorso entusiasmante e pieno zeppo di allori: Michele vinse tutto quello che era possibile vincere, dai Titoli Intercontinentali al Titolo Italiano, dal Titolo Europeo al Titolo WBU, difeso ben otto volte, dal prestigioso mondiale IBF, alla riconquista dell’Europeo in età più matura. In occasione del suo cinquantesimo compleanno abbiamo intervistato il nostro Campione ripercorrendo alcuni momenti salienti della sua superba carriera sportiva.

Cinquant’anni sono un gran bel traguardo. Dopo aver appeso i guantoni al chiodo sei rimasto legato al mondo della boxe? Quali sono oggi i tuoi progetti?

Sarebbe difficile per me non sentirmi legato alla boxe: è stata una parte di me e penso continuamente a quello che mi ha dato. L’ho praticata per trentacinque anni e si può quasi dire che io sia nato in palestra, avendo iniziato a soli quattro anni. Anche se avevo maturato un’età importante, non ho smesso perché mi sentissi vecchio: ero ancora integro fisicamente e avrei potuto continuare, ma ormai mi era venuta un po’ di nausea della palestra, un ambiente in cui avevo trascorso buona parte della mia vita. Riguardo i miei progetti, quattro anni fa ho fatto il corso per diventare insegnante di pugilato; al momento conduco un’attività che ho messo in vendita e non appena concluderò l’affare ho intenzione di aprire una palestra, anche perché ci sono ragazzi che mi chiamano da Foggia, da Brindisi, da Lecce e altre città dicendomi che vorrebbero essere allenati da me.

Quest’anno si terranno le Olimpiadi di Tokyo. Tu hai preso parte alla rassegna del 1992 a Barcellona. Quali sono i tuoi ricordi di quell’esperienza, sfortunata nel risultato, ma certamente indimenticabile per le emozioni vissute?

Si tratta di una manifestazione unica perché si svolge ogni quattro anni e ti permette di incontrare nel villaggio olimpico tutti i migliori atleti di tutti i Paesi e di tutti gli sport. Io ho partecipato a tre campionati del mondo e a tre campionati europei da dilettante, arrivando a medaglia, ma posso affermare con certezza che le Olimpiadi rappresentino il torneo più bello in assoluto. È un’esperienza che va vissuta con intensità: ti da molto, soprattutto se tutto va nel migliore dei modi, e naturalmente ti lascia un po’ di rammarico se va male, come del resto lo ha lasciato a me. Quando partecipai alle Olimpiadi ero l’unico pugile italiano candidato alla medaglia, anche perché i protagonisti più quotati di quell’edizione li avevo già affrontati facendo sempre una bella figura. Sarebbe stata la ciliegina sulla torta della mia carriera dilettantistica e il coronamento di un sogno. Purtroppo nel giorno della mia eliminazione non mi sentii bene e non riuscii a dare il cento per cento, perdendo contro un pugile che avevo già battuto nel corso delle qualificazioni stesse alle Olimpiadi!

In carriera hai disputato alcuni derby molto sentiti che hanno emozionato gli appassionati italiani, dal Titolo Italiano con Franco Palmiero alle due sfide con Alessandro Duran per il Titolo WBU, all’Europeo contro Luca Messi diversi anni dopo. Si tratta di incontri che hanno avuto per te un sapore particolare?

Sinceramente no. Nel caso di Messi ho accettato perché c’era una diretta televisiva pronta, una location fissata e una data certa: in quegli anni era diventato difficile fare pugilato in Italia e quindi ho colto l’opportunità. Ma nella mia carriera ho affrontato tanti di quei pugili bravi che alla fine nella mia mente un avversario valeva l’altro. Inoltre, senza voler sminuire nessuno, credo che Messi non fosse un pugile pronto per disputare un Europeo. Lo stesso Duran, a parte i due match con me, di pugili importanti non ne ha trovati sul suo cammino.

Molti ritengono che il picco massimo della tua carriera sia coinciso con la conquista del Titolo Mondiale IBF a Campione d’Italia contro Cory Spinks. Sei d’accordo?

Quello forse è sembrato il traguardo più importante perché c’era in palio il mondiale IBF, ovvero una cintura importante, e perché combattevo con il figlio di quel Leon Spinks che aveva battuto Muhammad Ali: erano questi elementi di contorno a dargli importanza più che il match in sé per sé. Ma io in carriera ho affrontato pugili che erano dieci volte superiori a Cory Spinks come notorietà e come valore. La cintura può dare importanza mediatica all’evento, ma ciò che più conta è il pugile che la detiene. Se ad esempio Mike Tyson fosse stato campione WBO, la WBO sarebbe stata immediatamente riconosciuta come la federazione più importante. Sono i campioni a determinare il valore di una sigla e non viceversa.

Quasi in contemporanea rispetto alla tua carriera si svolse quella di un altro grande pugile italiano che avrebbe compiuto i suoi cinquant’anni due anni fa ma che purtroppo un tragico incidente ci ha portato via: Giovanni Parisi. All’epoca i media provarono a creare una sorta di rivalità tra voi, ma qual era realmente il vostro rapporto?

Io e Giovanni eravamo amici essendo stati insieme per due o tre anni in nazionale. Nel 1988 lui fece le Olimpiadi a differenza mia perché l’allora commissario tecnico Franco Falcinelli non volle farmi partecipare, dato che puntava su di me per la rassegna del ’92. Sapeva bene che se io avessi preso parte all’edizione dell’88 sarei passato professionista subito dopo e per evitare che questo accadesse non mi convocò. C’è anche da dire che io venivo dagli Europei Juniores, competizione in cui avevo conquistato l’argento ma in cui mi ero infortunato a una mano. Ciononostante sarei stato comunque in grado di battermi, anche perché io in tutti i grandi appuntamenti della mia carriera sono stato costantemente alle prese con infortuni e problemi fisici ma non mi sono mai tirato indietro. Il fatto che quel posto fu dato a Parisi ha fatto nascere la storia della rivalità che però in realtà non c’è mai stata; Giovanni era un signor pugile.

Grazie mille per il tempo che ci hai regalato e tanti auguri di buon compleanno!

Grazie a voi!

Potrebbe interessarvi leggere anche>>>

Gennaio: il mese dei grandi campioni!

Condividi su:
  • 8
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

2 comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

X