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DIRETTO AL PUNTO – Boxe: dopo le lacrime, si aspettano i fatti

Il mondo del pugilato è sotto shock dopo le scomparse di Hugo Alfredo Santillàn e Maxim Dadashev. Una volta elaborato il doppio lutto, ci si interroga su come ridurre il rischio di altre tragedie sui ring.

Il pugilato è sempre stato uno sport ad altissimo coefficiente di rischio per l’atleta, che con coraggio mette in gioco la propria salute ogniqualvolta sale sul ring.
L’ultima tragica settimana ha riportato a galla questa consapevolezza, che avevamo spinto negli scompartimenti più bui del nostro cervello.

Calde lacrime uniscono Russia ed Argentina. Le stesse che hanno versato in tutto il mondo, oggi come in passato. Identiche a quelle della Corea del Sud nel 1982, quando Deuk-Koo Kim passò nell’aldilà dopo una sconfitta contro Ray Boom Boom Mancini.
Anche allora l’universo della boxe fu sconvolto dalla tragica notizia, e decise di agire concretamente in difesa dell’atleta, abbassando il limite massimo delle riprese da 15 alle attuali 12.

Oggi, migliaia di appassionati si uniscono al dolore e chiedono effettivi cambiamenti come quelli di 37 anni fa.
Tanti chiedono un’ulteriore riduzione delle riprese: potrebbe essere una via da percorrere, ma vale la pena prendere in considerazione altri aspetti del pugilato odierno meritevoli di un aggiornamento.

Il taglio del peso e la reidratazione è qualcosa di accettato e, ormai, nemmeno più nascosto. Una ferrea regolamentazione del processo consentirebbe una maggior attenzione alla salute del pugile, con un notevole risvolto anche dal punto di vista sportivo.

Maggior frequenza nei controlli medici a bordo ring (ad esempio dei riflessi oculari), ed un conseguente aumento di responsabilità dei ringside doctors, potrebbero agevolare l’arbitro nel capire quando sia il momento migliore per stoppare un incontro.
Oltre che al referee, la decisione è ad oggi lasciata troppo spesso al pugile ed al suo angolo. Il caso Dadashev è lampante esempio che non sempre sia questa la soluzione migliore per salvaguardare il boxeur.

Infine, è altrettanto importante non consentire ai pugili di tornare sui ring in tempi troppo brevi, obbligando pugili vinti e vincitori ad uno stop cautelativo ed obbligatorio. Santillàn, prima del fatale incontro, era stato sconfitto in Germania solo 35 giorni prima: difficile credere che il breve spazio temporale tra le due sfide non abbia inciso sulla tragica sorte del pugile argentino.

Consci di tutto ciò, queste parole non sminuiscono l’amore per uno sport bellissimo, ma nemmeno leniscono le ferite delle famiglie.
Ci uniamo quindi all’appello per il miglioramento di quella che è, e sempre sarà, la Nobile Arte del ring.

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