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DIRETTO AL PUNTO – Hughie Fury, mestierante di lusso a soli 24 anni

La sconfitta contro Povetkin spinge Hughie Fury nel baratro. Il 24enne vede i suoi sogni di gloria infrangersi match dopo match, mentre i punti di domanda sul suo futuro si moltiplicano.

Sono lontani i tempi in cui i Fury sembravano destinati a raccogliere lo scettro dei fratelli Klitschko.
Se anche malgrado gli alti e bassi della vita Tyson è uno dei migliori heavyweight in circolazione, lo stesso non si può dire per Hughie.

Il classe ’94 ha raccolto solo sconfitte negli incontri veramente probanti: Parker, Pulev e Povetkin l’hanno sconfitto tutti con ampio favore dei cartellini.
E’ vero che al termine della sfida contro Sasha i giudici sono stati fin troppo severi, ma è da sottolineare che Hughie Fury ha uno stile di combattimento che non si è mai evoluto in questi sei anni di carriera.

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La sua boxe, basata su tanto movimento di gambe e mobilità del busto, è poco incisiva e spesso poco apprezzabile. In parole povere, questo suo peregrinare sul ring lo porta a colpire poco, e ad annoiare il pubblico che paga per vedere pugni, e non corsa.

Non a caso, sui social già si sprecano frasi tipo “faresti meglio a smettere” oppure “ho visto dilettanti che combattono meglio”. Esagerato? Forse. Secondo Eddie Hearn, sicuramente.
Belle le parole del promoter, che ricorda a tutti che Fury ha solo 24 anni e ancora tanto tempo davanti a se.

La difesa del boss della Matchroom, però, non nasconde la realtà dei fatti. Hughie deve ripartire da zero, modificare sensibilmente il suo modo di combattere e armarsi di tanta pazienza.
E chissà, magari staccarsi dal padre Peter e cercare in un nuovo allenatore idee che possano rinvigorire la sua carriera: esattamente come fece il cugino Tyson.

Ad oggi, Hughie si candida solo come un mestierante di lusso: un pugile con un ottimo nome, insidioso ma non tanto da risultare il favorito. Un boxeur come Carlos Takam, o David Price, o Chris Arreola… I massimi sono sempre stata una categoria piena di questi pugili nè carne nè pesce.
Il coraggio Hughie ce l’ha, e la predisposizione a viaggiare per combattere pure: in 26 incontri a referto, ha viaggiato in ben 8 Paesi (Canada, dove debuttò 18enne; USA; Romania; UK; Irlanda; Principato di Monaco; Bulgaria; Arabia Saudita).

Come da citazione di Clint Eastwood in “Un pugno di dollari”: “E’ un lavoro sporco, ma qualcuno dovrà pur farlo“.

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