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DIRETTO AL PUNTO – Se Wilder sfida Ortiz, vince il doping e perde la boxe

La notizia della positività al doping di Luis Ortiz è arrivata questo venerdì, proprio a ridosso del clou della settimana pugilistica. Notizia scioccante, a cui ne è seguita un’altra: Deontay Wilder ha dichiarato di voler sfidare lo stesso il cubano. Se il match si farà, il pugilato verrà messo ko: si strizzerà l’occhio al doping, facendo finta di niente e quindi, implicitamente, autorizzandolo.

Purtroppo, se effettivamente 
King Kong salirà sul ring contro il campione del mondo WBC, non ci sarà poi tanto da stupirsene: un precedente recente c’è. Lo scorso dicembre era stato pizzicato Aleksander Povetkin, un altro peso massimo da sempre circondato dalle malelingue riguardo a presunti “aiutini” nella preparazione. Bando, però, alle voci di corridoio. Attenendoci ai fatti, ricordiamo che Sasha era stato beccato prima della sfida contro Stiverne, ma non era stato punito. L’haitiano si era a quel punto tirato indietro: viene da ridere pensando che anche lui era stato trovato positivo durante la preparazione dello stesso incontro, e che anche per lui era stato chiuso un occhio. Fatto sta che il russo era salito sul ring contro un Duhaupas comprensibilmente fuori allenamento, che aveva ceduto alla sesta ripresa. Povetkin era salito sul ring dopato.

Un caso che aveva fatto scalpore, ma che a distanza di meno di un anno sembra esser caduto nel dimenticatoio. Ora si ripresenta una situazione simile, anche se non uguale. Onore a Wilder per il voler comunque salire sul ring, ed è da capire anche la frustrazione di un campione al quale viene imputato di non aver mai sfidato nessuno di livello in carriera: in buona sostanza un guercio nel mondo dei ciechi. Eticamente, però, non si può dire che questo sia nè giusto, nè accettabile. Chi sbaglia deve essere punito. E chi è recidivo, deve smettere di infangare uno sport che ha già i suoi problemi di immagine, per colpa di atleti discutibili fuori dal ring e di accuse di ultraviolenza.

Tornando alla notizia di questi ultimi giorni, la positività di Luis Ortiz non è una novità: già nel 2014 il cubano era stato beccato per uso di steroidi, e dunque squalificato per nove mesi. Tre anni dopo, la situazione si ripresenta. Come dice il proverbio “errare è umano, perseverare è diabolico“: a 38 anni si è probabilmente giocato (male) l’ultima carta per un match da prima pagina, con in palio una cintura mondiale.

In senso più ampio, è triste vedere come lo scenario dei massimi, che solo negli ultimissimi anni si sta risollevando dopo decenni di incontrastato dominio dei Klitschko, veda come protagonisti pugili che cercano aiuto in farmacia anzichè in palestra: Luis Ortiz, Mariusz Wach, Lucas Browne, Sasha Povetkin, Andrzej Wawrzyk (beccato anche lui prima del match, ironia della sorte, contro Wilder). E sono solo alcuni nomi, purtroppo.
Far passare la cosa come normale, ossia permettere ai pugili dopati di salire sul ring, minerebbe la credibilità dello sport. Suona il gong, è ora di mettere al tappeto il doping.

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