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Canelo: quando Davide diventa più grande di Golia.

C’è ancora qualche luce accesa dentro l’MGM di Las Vegas, ma fuori la notte ha già lasciato spazio all’albore mattutino. Già due volte. A spegnersi non sono certo le polemiche che tira dietro sé il Rosso di Guadalajara. Perché sempre più spesso Davide è più grande di Golia. Come mai?

El Orgullo de Mexico gestito da Oscar De La Hoya, al pari di Anthony Joshua, è considerato una vera e propria star del ring. DAZN ha investito oltre 350 Milioni di dollari spalmati su dieci incontri. E nulla accade per caso. Nelle dodici uscite che hanno seguito la sconfitta subita da “The Money” Mayweather, Saul Alvarez ha affrontato i nomi più altisonanti del panorama pugilistico mondiale nel momento e nella categoria giusta. Considerando che questo è avvenuto nel 2013, quando il messicano aveva appena ventitré anni, oggi che ne ha ventinove invece, si può dire che la sua carriera abbia subito una eccezionale evoluzione: ha dimostrato di essere in possesso di grandi doti difensive, eccezionale lavoro di gambe, mascella granitica, combinazioni estremamente veloci, adattamento tattico e ciliegina sulla torta, mani pesanti. Per di più, quel 14 settembre 2013, è come se avesse ricevuto una sorta di benedizione papale (non quella ricevuta lo scorso anno a Roma da papa Francesco), un vero e proprio passaggio di consegne da Floyd a Saul.

Nel 2013, quando a fronteggiarlo nella stessa arena di Las Vegas c’era l’imbattuto Re dei Re Floyd Mayweather, Canelo era già campione mondiale WBC e WBA dei superwelter, ma la sfida era proibitiva e severa fin dal principio, e si rivelò scontata. Mayweather aveva appena aggiunto nell’elenco delle sue vittime l’astro nascente della boxe mondiale, ma questo non aveva fatto altro che confermare il suo zero nella casella delle sconfitte e nel frattempo aumentare a cifre spropositate i suoi introiti. Difatti, le scelte indirizzate e ben calcolate, che hanno caratterizzato la seconda parte della sua carriera pugilistica, hanno fatto in modo che l’opinione pubblica si spaccasse inevitabilmente. Una metà sostiene che è giusto che The Best Ever (autoproclamazione di Mayweather Jr.) venga considerato tra i migliori di tutti i tempi proprio per aver affrontato e battuto i migliori  della sua epoca e l’altra sostiene che sia scappato dalle sfide più sfavorevoli per autocelebrarsi come il migliore. Una semplice valutazione dà ragione ad entrambe le fazioni: Mayweather ha affrontato i migliori pugili delle varie categorie nel momento più opportuno per sé.

È inevitabile il confronto con Canelo, protagonista mediatico di spicco degli ultimi anni, pur con le dovute differenze legate alle rispettive caratteristiche. Nonostante qualche verdetto anomalo ancora li accomuni, Floyd Jr ha continuato a vantarsi dello zero in casella, mentre Saul, con il tempo a suo favore, ha continuato a lavorare sulla sua crescita professionale.

Se si considera l’incontro con Mayweather il passaggio alla seconda parte della sua carriera, gli avvenimenti che lo seguono sono tutti a suo favore e paradossalmente paragonabili al Mayweather 2.0. In questo momento Canelo ha affrontato i migliori pugili nelle categorie dove è diventato campione mondiale. Sulla sua strada ha trovato pugili del calibro di Miguel Cotto, Erislandy Lara, Julio Cesar Chavez Jr, Liam Smith. Gli ultimi nomi, in ordine cronologico, sono stati Gennady Golovkin, Rocky Fielding, Daniel Jacobs e Sergey Kovalev, per i titoli mondiali dei pesi medi, supermedi e mediomassimi. Nelle ultime uscite su Canelo hanno pesato diversi fattori molto importanti quali età, condizione atletica, momento mediatico e fattore campo.

Holyfield era arrivato, nel ‘96, alla sfida contro Mike Tyson letteralmente intimorito, non perché  non fosse all’altezza (e lo dimostrò) ma semplicemente per il fatto che avevano creato intorno ad Iron Mike un’aura di terrore. Il suo approccio al match fu tutt’altro che disastroso e l’epilogo fu sorprendente. Altri tempi, altra boxe, ma già allora, come per Ali, il fenomeno mediatico aveva falsato i giudizi sull’esito dell’incontro ancor prima che questo avesse luogo.

Anche questa volta pare che l’esito fosse già stato scritto da qualche parte prima che i due pugili incrociassero i guantoni. Kovalev si è approcciato al match nel miglior modo possibile, ma a causa del dispendio di energie per centrare il peso e del lavoro con il jab costante sommato alla sua età, il KO nelle ultime riprese è risultato inevitabile. La crescita di Canelo con il passare dei round è stata sempre più evidente e la qualità dei colpi sempre più incalzante. La combinazione del KO enciclopedica.
Ci sono aspetti fondamentali da curare per preservare l’integrità fisica e morale di un atleta affinché questo possa rendere al meglio e ricevere il meglio: Saul Canelo Alvarez oggi è il miglior esempio per il pugilato mondiale da questo punto di vista.

Noi comuni mortali possiamo solo continuare ad osannarlo o condannarlo, ma un giorno potremmo dire di aver visto combattere uno dei migliori pugili del nostro tempo.

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