Bevilacqua: “Palestra, match e team dedicato: ecco com’è la vita da pro in UK”

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Angelo Bevilacqua non è solo un amico di Boxe-mania, ma anche un pugile italiano che si sta facendo strada nel Regno Unito. Un anno e mezzo fa, ci illustrava le differenze di allenamento e di vita pugilistica tra UK e Italia. Quest’anno, dopo l’esordio pro, un’altra intervista interessante a 360°: palestra, palazzetto, match e…

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1) Ci risentiamo dopo più di un anno dalla nostra ultima chiacchierata. Nel frattempo, c’è stato l’esordio in UK da pro (qui il videoracconto) e altri due match vinti. Tu che hai combattuto anche in Italia, che differenze hai notato? 

Le emozioni son completamente diverse. Ho combattuto i miei ultimi 3 incontri alla York Hall, il tempio del pugilato londinese. Ogni manifestazione ha almeno 12 incontri professionistici e i dilettanti non vengono inseriti tanto per “allungare il brodo”: le due cose son ben distinte e separate. Con l’Italia non si può assolutamente fare alcun paragone.

2) Vedendo il record dei tuoi avversari, in molti storcerebbero il naso. Chi ha visto i match, si rende conto che la realtà è comunque diversa… oppure no? 

La gente può dire quel che vuole, però ti assicuro che il 70-80% dei journeymen inglesi sale sul ring per fare il match e metterti al tappeto. I mestieranti inglesi vengono per combattere: per loro è una giornata lavorativa, ma quasi tutti vengono per vendere cara la pelle. Molti di loro lo fanno anche perché amano la boxe, ma allo stesso tempo sanno di non avere le qualità per attirare sponsor e potete ambire ad un titolo.
Inoltre, voglio ricordarvi che da molti addetti ai lavori il mio primo match con Fonz Alexander è stato giudicato Fight of the Night.

3) Il 2018 è stato l’anno del tuo esordio, come già detto. Cosa ti aspetta nel 2019?

Nel 2019 vogliamo iniziare ad esser protagonisti. Il primo obiettivo è il Southern Area Title (la cintura del Sud dell’Inghilterra). Poi vedremo.
Non mi piace parlare troppo. Meglio procedere passo dopo passo.

4) La volta scorsa avevi sorpreso tanti in Italia con la Boxing Yoga. Dopo più di un anno, ci puoi raccontare qualche altra tecnica che hai appreso?

Stiamo lavorando molto su, come a me piace chiamarli, gli “angoli di tiro”. Se ci pensate bene il pugilato è una sparatoria, ma senza proiettili. Attenzione però: il cambio d’angolo di tiro non deve essere molto ampio, o si perde tempo ed equilibrio. Inoltre stiamo lavorando molto sul movimento con la testa: mantenendola fuori dalla traiettoria dei colpi dell’avversario, e approfittandone allo stesso tempo per mettere colpi a segno. Così facendo si guadagna in esplosività, imprevedibilità, e continuità nel lavoro.
Più che tecnica, la mia vera forza è la metodica. Sono affiancato da un fisioterapista e da un nutrizionista… Ho un team vero e proprio, che mi segue e, ad esempio, mi dice quando riposarmi senza andare in “over training”. In Italia nessun avrebbe mai detto che avrei potuto fare il super-leggero o addirittura il leggero, eppure…

5) Hai fatto sparring e ti sei allenato in palestra con grandi nomi. Cosa ti hanno insegnato?

Abbiamo avuto la possibilità di far sparring con gente come Ricky Burns, Ohara Davies, Joe Cordina… ma poi, per un motivo o per un altro, non c’è stata l’opportunità. Ma arriverà presto. Ho fatto parecchi round con Kay Prospere, un super leggero davvero bravo e probabilmente ne faremo molti altri: il 16 marzo combatterà per il titolo inglese, una settimana dopo il mio incontro.

6) Ti avevo chiesto cosa ti sarebbe piaciuto importare dalla Londra pugilistica in Italia. Oggi, qualcosa effettivamente è successo: lo sbarco di Eddie Hearn. Che risonanza ha avuto la cosa oltremanica?

Siamo rimasti sorpresi a dire il vero. Però io sono ancora molto scettico…
Penso che Hearn voglia fare un tentativo un po’ ovunque, dove il pugilato ha buoni maestri e discreti pugili, ma non riscuote più successo come un tempo.
Il network Dazn nasce con un’idea ne precisa di attaccare le masse, puntare sul gran numero di abbonati offrendo loro un vasto panorama pugilistico: Eddie Hearn is The Man! Ma solo il tempo ci dirà se funzionerà anche in Italia…

7) Hai mai pensato di tornare a combattere in Italia? Ti ha contattato qualcuno?

Io personalmente mai. Il mio team si invece. Potremmo venire in Italia a prenderci il Titolo Italiano in un breve futuro. Magari a Palermo… chissà!
Non mi ha contattato nessuno per venire là, non ne avrebbero alcun motivo e non ci sarebbero offerte valide. Ma se Matchroom Italy diventasse una realtà vera e propria, sarebbe tutta un’altra storia.
Son stato contattato da un gran promoter che vorrebbe venire qui invece (ride, ndr).

8) Che impatto può avere la Brexit anzitutto sul pugilato in generale, e in secundis sulla tua vita in particolare?

Brexit è politica, il pugilato è sport. Non credo possa avere alcun impatto. Si stanno stringendo accordi con l’America, e direi che ormai siamo sullo stesso piano del pugilato USA. Io mi sento a casa qui, faccio del mio meglio e lavoro sodo ogni giorno. Ho una bellissima ragazza londinese e sto costruendo il mio futuro.

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