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Quanto pesa essere il figlio di… Perugino

Molte volte capita che a qualcuno debba essere riconosciuto un merito che non appartiene a se stesso. Il merito di rimpiazzare una posizione solo per il semplice motivo di essere il figlio di… Capita spesso, forse anche molto spesso. Ma sul ring devi per forza dimostrare che sei bravo. Sul ring non puoi dire a nessuno che sei il figlio di… Proprio come Giuseppe, il figlio di Prisco Perugino.

Nel 2012 entrai per la prima volta nel palazzetto di San Prisco, in occasione della fase regionale degli assoluti italiani. C’erano un centinaio di persone, c’erano pugili che venivano per qualificarsi alle fasi finali. Io ci andai perché mi avevano parlato di un ragazzo molto forte, qualcuno mi aveva detto che somigliasse addirittura a Tyson. Andai per costatare quanto fosse forte Valentino Manfredonia. Ricordo di aver sentito un calore simile a quello che sento nelle palestre di Marcianise. Qualcosa mi diceva che in quei ragazzini di San Prisco i fratelli Perugino avevano lasciato una forte eredità, simile a quella che Maradona lasciò a Napoli negli anni novanta.

Negli ultimi undici anni c’è un altro Perugino che prova a ritagliarsi un angolo nella storia. Il giovane Giuseppe, figlio di Prisco è nel giro della Nazionale e del gruppi WSB, ma nonostante gli ottimi risultati ancora non è riuscito a farsi spazio nel giro di quelli che contano. Beh, l’eccezione di chi sfrutta il cognome al contrario, ma è proprio così. Sul ring Giuseppe non vuole essere paragonato a suo padre, ma il confronto è inevitabile il più delle volte.

Non c’è un momento in cui Giuseppe abbia deciso di fare il pugile, la Tifata, gestita da sempre da suo nonno, è probabilmente la sua prima casa, visto che passa gran parte della sua giornata lì. Fare il pugile è la cosa che gli riesce nel modo più naturale.

C’è stato un momento in cui ho pensato: “Ma chi me lo fa fare?”. Vedi, questo è successo nel 2016, quando da campione Assoluto in carica non mi venne nemmeno data la chance di partecipare ad un torneo di qualificazione a RIO. Una delusione forte. Allora decisi che non ne valeva la pena, forse era meglio fermarmi. Ma rientrare è stato più forte di me. Il desiderio di dovermi misurare, di combattere, di esultare mi mancava troppo, e appena dieci mesi dopo sono rientrato.

Nello scorso anno Giuseppe è rientrato alla grande: due vittorie convincenti in ambito nazionale e una medaglia di bronzo al torneo Internazionale “Centura de Aur“. In Romania perde in semifinale, in una categoria non sua (81kg), contro il fortissimo Joseph Ward già campione Europeo di categoria. Nella scorsa stagione non è riuscito a sfruttare al meglio l’occasione di partecipare alle WSB. Nel primo match ha dovuto dare forfait contro la Croazia per una forte influenza, e nella seconda occasione finisce al tappeto al quinto round contro Whittaker, in trasferta a Londra. Ma l’annata dei Thunder, nonostante alcune prestazioni di singoli, può essere valutata più che pessima. Fa bene nel dual match contro la Spagna e bissa il successo contro la Francia nella notte bianca dello sport ad Ostia.

Quello che Giuseppe Perugino ha guadagnato fino a questo momento è frutto del suo impegno, non del cognome che porta con sé. Forse l’essere il figlio di Prisco lo ha spinto a fare sempre meglio, a pretendere di più da se stesso. Quasi sicuramente Giuseppe seguirà il corso di suo padre, perché poco considerato dalla Nazionale. Forse passare professionista risulterebbe la scelta migliore.

Giuseppe è un Cuore Azzurro che porta dentro un vuoto incolmabile, ma ad accompagnarlo sul ring c’è sempre un angelo custode d’eccezione. Giuseppe insegue un sogno, quello che accomuna ogni pugile. Giuseppe Perugino conosce la gloria e l’incubo di un pugile.

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