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Patrizio, il murale più alto d’Europa. Record amaro per Oliva.

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Conoscete Jorit?  Cosa sapete delle Universiadi? Avete presente il centro direzionale di Napoli? Oliva? La boxe? Qual è il nesso?… Un record a metà.

Da qualche giorno, sulla pagina ufficiale di uno dei writer più famosi al mondo che seguo con affetto e attenzione da diversi anni, napoletano che dipinge volti famosi con l’inconfondibile segno sul volto. Per intenderci il volto di San Gennaro a Forcella o il Maradona di San Giovanni a Teduccio sono le opere a marchio HumanTribe dell’artista Napoletano che dipinge volti in tutto il mondo ma preferisce Napoli per le sue opere migliori. Vi parlo di Jorit Agoch, il suo accordo con con il direttore di ARU per le Universiadi Gianluca Basile e il record del murale più alto d’Europa.

A metà aprile Jorit Ciro Cerullo, street artist Napoletano di madre Olandese, in arte Jorit Agoch ha firmato un accordo promosso dalla Agenzia Regionale Universiadi che gli permetterà di realizzare il murale più alto d’Europa per l’edizione del 2019 che si svolgeranno a Napoli dal 3 al 14 Luglio. L’idea che già sta mettendo in pratica è quella di dare un volto sportivo ad ogni provincia della Regione Campania, un simbolo che la rappresenti: Patrizio Oliva sopra tutti rappresenta il Capoluogo, seguiranno sotto Antonietta De Martino per Salerno, Nando De Napoli per Avellino, Carmelo Imbriani per Benevento e Nando Gentile per Caserta.

Patrizio Oliva è già da tempo il Testimonial per questa trentesima edizione delle universiadi, ma il record lascia l’amaro in bocca. È vero che Oliva è un simbolo di sportività, ma il pugilato rimane ancora escluso dagli sport che fanno parte di questa kermesse. L’unica edizione che ha ospitato la boxe rimane quella della di Kazan nel 2013, e temo sia dovuto al fatto che l’edizione si sia svolta al Boxe Center e solo per questo motivo.

È una vera beffa essere il Testimonial numero uno, e uno dei massimi esponenti del pugilato italiano dei tempi che furono, guardare da sopra tutta Napoli e non poter parlare al Mondo intero del proprio sport in questo momento in uno dei più rappresentativi eventi sportivi dell’anno. Lo è ancora di più dopo il crack che ha colpito la federazione mondiale del pugilato (AIBA) per la sospensione come organo coordinatore e di gestione dei tornei di qualificazione per le Olimpiadi. Questo lo sfogo affidato ai social dallo stesso Oliva, qualche giorno dopo la sentenza del CIO:

Silenzio, mi raccomando!
Il 22 maggio è accaduto un fatto triste, avvilente, inquietante per il nostro sport. La federazione mondiale che lo governa è stata sospesa a tempo indeterminato dal Comitato Olimpico Internazionale. Una vergogna, oltre che un segnale inquietante per il pugilato.
Ebbene davanti a questo terribile montante al fegato, il mondo della boxe italiana tace. Parlano quei pochi che lo hanno sempre fatto, personaggi senza vincoli di qualsiasi tipo, uomini veri.
Il nostro è uno sport in cui devi avere coraggio, determinazione.
I pugili hanno dimostrato sempre e comunque di possedere entrambe le doti.
A cinque giorni dal disastroso annuncio, i maestri continuano invece nella politica dello struzzo. Testa giù nella sabbia, sperando che la situazione si risolva in qualche modo e consenta loro di sopravvivere senza esporsi.
Con quale faccia diranno ai loro ragazzi di attaccare, di osare, di non avere paura quando si troveranno all’angolo per gestire vita e match di un allievo?
Pugilato è passione, ma anche orgoglio per quello che si fa. Significa capire ogni aspetto dell’attività in cui si è coinvolti. Possibile che solo in cinque/sei abbiano identificato nell’esclusione dell’AIBA dai Giochi Olimpici di Tokyo 2020 un’autentica catastrofe sportiva? È un giorno triste per il pugilato. Il CIO ha indicato colpe e responsabili. Non abbiate paura, ha fatto quello che voi avreste dovuto fare tanto tempo fa. Non certo azzerare la Federazione Internazionale, non ne avevate né la forza, né il potere, né il coraggio. Ma potevate denunciarne pubblicamente le malefatte. Non lo ha fatto la Federazione, ma questo rientra nel normale comportamento di dirigenti che non amano lo sport che dovrebbero amministrare.
Ma i maestri! Loro dovrebbero rappresentare la guida, il cane da guardia del potere contro chi vuole fare del male ai ragazzi che sudano, si sacrificano, lavorano.
E invece no. Chiusi tra le quattro mura delle vostre palestre avete continuato a marciare con i paraocchi, come se nulla fosse accaduto.
Ora che il disastro si è compiuto, continuate a tacere.
Vergognatevi!

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