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I primi 2 anni di Matchroom Boxing Italy: Hearn e DAZN fanno bene all’Italia?

Sono passati poco più di due anni dalla riunione di Firenze che il 30 novembre del 2018 ha dato ufficialmente il via alla collaborazione tra la Matchroom Boxing del promoter inglese Eddie Hearn e la Opi Since 82 di Salvatore Cherchi. Da allora, numerosi sono stati gli show trasmessi in diretta sulla piattaforma DAZN che hanno visto l’avvicendarsi di alcuni dei nostri migliori pugili professionisti, impegnati in sfide di alto profilo. Non sempre i risultati hanno premiato i nostri colori e così gli appassionati italiani si sentono divisi tra l’entusiasmo legato alla possibilità di vedere all’opera i propri beniamini e la sensazione che qualcosa non stia andando per il verso giusto. Proviamo dunque a fare un bilancio a 360 gradi di quanto accaduto in questi due anni.

Risultati in chiaroscuro, ma una sconfitta non è una tragedia

Curiosamente, nonostante l’Italia del pugilato venga da un ventennio estremamente povero di soddisfazioni, sembra che le sconfitte patite dai nostri atleti nel corso delle serate Matchroom-Opi abbiano fatto più notizia delle vittorie. In realtà il bilancio dei risultati non è stato così drammatico come alcuni commentatori allarmati sembrerebbero suggerire. Indubbiamente ci sono stati dei passi falsi: Scarpa, Boschiero, Blandamura, Morello, Fiordigiglio, Turchi, Valentino e più recentemente Rigoldi hanno dovuto bere dall’amaro calice della sconfitta. È altrettanto vero però che non sono mancate per noi le occasioni di gioia: Turchi e Boschiero hanno rialzato la testa dopo le rispettive cadute, Maxim Prodan ha portato a casa due match titolati, Matteo Signani è salito sul tetto d’Europa, Francesco Grandelli ha ottenuto una prestigiosa vittoria sul pericoloso Bellotti, Daniele Scardina ha mantenuto immacolato il suo record, senza contare i giovani elementi che si sono esibiti nei vari sottoclou. Perdere un match nel pugilato non è una tragedia e una sconfitta talvolta insegna più di dieci facili vittorie. Non è un caso che Giovanni De Carolis, uno dei pugili italiani più vincenti in attività, abbia sottolineato nella nostra recente intervista l’importanza che hanno avuto per lui le battute d’arresto d’inizio carriera (Intervista a Giovanni De Carolis, dalle emozioni in Germania al sogno europeo).

Le immancabili polemiche sui verdetti

In Italia non siamo famosi per la nostra cultura sportiva: a prescindere da quale sia la disciplina in questione, storicamente le sconfitte dei nostri atleti sono sempre state accompagnate da un polverone di polemiche, lamentele, recriminazioni e scusanti, veicolate spesso dagli stessi professionisti della stampa, il cui dovere imporrebbe invece una maggiore imparzialità. Inevitabilmente la boxe non è rimasta immune a questo virus e così si è diffusa a macchia d’olio la singolare tesi secondo cui Eddie Hearn sia venuto in Italia a fare “i suoi comodi”, danneggiando i nostri pugili di spicco in virtù della presunta sudditanza psicologica patita dai giudici di turno. In realtà l’unico verdetto davvero “fuori scala” registrato nel corso delle serate Matchroom-Opi è stato quello che ha penalizzato Domenico Valentino, dato perdente con margini irreali dopo il match estremamente equilibrato con Francesco Patera. Per il resto, tutte le sconfitte patite dai nostri portacolori sono state legittime e se anche qualcuna di esse può non aver trovato tutti concordi, giova ricordare che non sono mancati verdetti di strettissima misura in nostro favore: si pensi ad esempio che Fiordigiglio vs Danyo, Grandelli vs Bellotti e Signani vs Khatchikian sono tutti finiti con una Split Decision. Abbiamo passato anni a denunciare i “furti” perpetrati ai danni dei pugili italiani all’estero; invocare oggi verdetti casalinghi sarebbe decisamente incoerente, oltre che antisportivo.

La strada è ancora lunga, ma il cammino è tracciato

Qualche decennio fa il pugilato aveva nel nostro Paese un seguito molto superiore rispetto a oggi. Ciò che caratterizzava le riunioni di una volta era lo spettacolo di qualità: chi si sintonizzava su un evento pugilistico e chi acquistava un biglietto per assistervi dal vivo restava soddisfatto dopo aver visto incontri veri e di pregevole livello tecnico. Poco a poco una logica malsana di protezionismo controproducente ha però fatto rompere il giocattolo: davanti ai nostri pugili hanno iniziato a stendere un tappeto rosso fatto di avversari su misura per preservarne i record, spacciando alle televisioni incontri farseschi per grandi combattimenti. Se a questo aggiungiamo il fenomeno dei “dilettanti di stato” che ha tenuto lontani dal professionismo alcuni dei nostri atleti più promettenti, capiamo perché il popolo abbia deciso di cambiare canale e disertare gli spalti dei palazzetti. Per invertire la rotta non ci resta che imparare dai migliori: il Regno Unito è giunto ai vertici del pugilato mondiale grazie a una filosofia coraggiosa che porta i loro giovani ad affrontarsi in sfide ad alto rischio prima di volgere lo sguardo oltre confine, guadagnandosi così l’interesse del pubblico. Chi credeva che il semplice arrivo di Eddie Hearn potesse portarci al top si illudeva, ma la strada è stata tracciata: incontri come Turchi vs McCarthy, Grandelli vs Bellotti, Rigoldi vs Yafai ci hanno elettrizzato ed emozionato e rappresentano il giusto viatico per tornare a dire la nostra in Europa e nel mondo.

Spunti per crescere: sottoclou migliori e qualche tutela in più

Accanto agli aspetti positivi del connubio Matchroom-Opi che abbiamo sottolineato, ce ne sono altri su cui si può migliorare. Se infatti gli incontri principali delle riunioni che sono andate in scena finora hanno generalmente offerto boxe di qualità, non sempre è successo altrettanto nei match di contorno, quelli privi di titoli in palio e funzionali a testare i nostri atleti più giovani. Questi sono stati spesso opposti ai soliti collaudatori dalle armi spuntate, privi dei mezzi necessari per rendersi insidiosi: colpire a piacimento per otto riprese un avversario che a stento reagisce non è più utile di un allenamento in palestra. Sarebbe quindi meglio alzare sin da subito l’asticella, in modo che i nostri ragazzi possano abituarsi alle difficoltà e fare i conti con la tensione per farsi trovare pronti quando arriverà il momento del match titolato. Non sarebbe male inoltre vedere qualche titolo italiano in più: la sfida tra Luca Capuano e Ivan Zucco per il tricolore dei supermedi sarebbe ad esempio il classico derby a cui dare la massima visibilità possibile attraverso la piattaforma DAZN. Infine occorre evidenziare che non sempre gli esponenti italiani sono stati tutelati al 100%: ad esempio costringere Luca Rigoldi a sostenere buona parte del riscaldamento senza il suo maestro Gino Freo, impegnato nel precedente incontro di Boschiero, è stato segno di un’organizzazione miope. Bastava inframezzare i due match con un altro combattimento, come quello dello spagnolo Sandor Martin, per risolvere il problema.

Non tutto dunque è stato rose e fiori, ma sarebbe sciocco e autolesionista a questo punto buttare il bambino con l’acqua sporca: il nostro pugilato sta dando segnali di risveglio e se la Opi Since 82 si è mossa con lungimiranza stringendo la sua partnership con Hearn, altrettanto interessanti sono le iniziative portate avanti da altri nostri promoter come Davide BuccioniMario Loreni, sempre più persuasi dell’importanza di offrire alla gente eventi godibili e interessanti. Pandemia permettendo, procedendo di questo passo il pubblico pian piano tornerà a popolare i palazzetti.

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