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La gente dimentica in fretta: sette giorni senza un campione di nome Lomachenko

La gente dimentica in fretta. Fa presto a passare dall’osannarti come un Dio a considerarti quasi una nullità. Avviene dall’oggi al domani. Dal giorno, alla notte. Per una sconfitta. Magari per la sola in carriera, per una o forse due. Eppure non è così semplice cancellare del tutto la memoria, anzi non dovrebbe esserlo.

È quasi bello immaginare un pugile, un campione, come un essere invincibile, un supereroe che non sbaglia mai o un uomo fatto d’acciaio inossidabile e chissà magari anche immortale. Ma per quanto è affascinante pensarlo, il pugile ha tantissime doti e talenti, ma non quello di frenare l’imprevedibilità degli eventi, di chiedere al fisico di non cedere mai, all’età di non avanzare, al tempo di fermarsi e alle nuove generazioni di non nascere.

É passata una settimana dalla sorpresa del sabato sera di Las Vegas, da quando il fuoriclasse ucraino Vasiliy Lomachenko ha ceduto mestamente le proprie cinture dei pesi leggeri al giovane pugile in ascesa, Teofimo Lopez. Assieme ad esse però sembra avergli regalato anche la grandezza del suo essere.

In questi sette giorni le chiacchiere da bar, anzi mi correggo “da bacheca” (perchè è questo il nuovo modo di confrontarsi), non si sono sprecate. Almeno l’80% degli appassionati prima del 17 ottobre non dava nemmeno un soldo bucato al ragazzo di Brookyn al cospetto dell’Hi-tech di Bilhorod, il pugile perfetto dalla classe cristallina che fino ad ora non aveva mai sbagliato nessun colpo.

Ma è successo: The Takeover ce l’ha fatta, ha ribaltato qualunque pronostico e ha preso lo scettro in mano, quello del re dei leggeri, ma non solo. La percezione è stata quella di aver visto Teofimo prendersi tutto quello che era di Vasiliy. Domenica mattina quell’80% dei fan ha dovuto giustamente ricredersi. Ma se cambiare la propria opinione su Lopez può essere sacrosanto, non lo è vedere quasi rovesciare totalmente quella su Lomachenko. Questo ciò che è successo però.

Se prima le bacheche erano piene di elogi, oggi sono piene di critiche. La cosa che fa sorridere, si fa per dire, è che molte di esse appartengono alle stesse persone che fino a ieri lo amavano. C’è qualcosa di triste in tutto questo. Lo dico da pugile o meglio ex. Credo sia avvilente tanta severità da parte di chi segue la boxe, sia ingrato non concedere un errore al proprio beniamino, sia alquanto brutale dimenticarsi così velocemente di chi egli è stato (e lo è ancora!).

Una sconfitta, seppur in questo caso importante, sicuramente non può cancellare le due medaglie d’oro, la conquista dei titoli mondiali in tre categorie di peso in una manciata di match, i trionfi significativi come quello ad esempio contro il formidabile pugile cubano Guillermo Rigondeaux, le 410 vittorie (tra dilettantismo e professionismo) contro i soli 3 insuccessi. Numeri a parte, una debacle dopo anni e anni di agonismo, non può annullare l’apprezzamento verso un talento e la gratitudine nei suoi confronti per tutto quello che ha saputo offrire tra le 16 corde prima di ora.

Con troppa faciloneria, si chiede ad un pugile di non errare mai, tralasciando tante variabili che pendono su questo sport e su chi lo pratica. Scendendo dal ring sabato notte, sono certa che Lomachenko sapeva di non aver fatto abbastanza, ma di aver fatto il possibile per non deludere i fan. Quei fan che quasi non hanno voluto ascoltare nessuna scusa: “Ha perso, le parole stanno a zero”. Non importa se la diversa fisicità dei due pugili abbia inciso sul risultato, confronto che finchè non l’affronti non puoi percepire. Non importa se qualche giorno dopo hai subito un intervento alla spalla, della quale hai nascosto il dolore. Sentire queste cose dopo un match suona alle orecchie dei fan solo una stupida giustificazione per non ammettere la tua inferiorità.

Fosse così semplice l’equazione. Spalla, articolazioni e schiena sono le zone che un pugile sollecita di continuo e che a lungo andare con l’attività è facile “distruggere”, soprattutto quando in vista di appuntamenti importanti gli allenamenti si intensificano in maniera esponenziale. I problemi a queste parti del corpo, sono le beghe più fastidiose e rognose con cui un pugile è costretto a convivere dopo molti anni di agonismo e che una volta compromesse è molto faticoso recuperare del tutto. Anche se Lomachenko è soprannominato “Hi-Tech”, sicuramente anche il suo corpo è fatto di carne e ossa come quello di tutti i comuni mortali.

Beh, ma questo però “poteva dirlo prima del match”, “poteva rinviare l’incontro se fosse vera la storia dell’infortunio precedente”, “la spalla è la classica scusa, ricorda quella di Pacquiao dopo il match con Mayweather”. Ma un pugile si tira mai indietro? Non credo. Non lo fa neanche davanti al dolore. Figuriamoci se è così “debole” da dire: “non ce la faccio”, se davanti a una sfida tanto attesa da se stesso, prima che dagli altri, dirà mai: “scusate, non posso più farla”. Cari amici, un vero pugile è così: è ostinato, orgoglioso, testardo, stoico, e magari tanto umile da non far trasparire nulla agli occhi di chi lo ama.

Senza contare poi che, al di là dei problemi fisici, prima o poi ogni grande campione dovrà fare i conti anche con il cambio generazionale, è la legge della natura. Non so se è già questo il momento di averne a che fare per Lomachenko, io personalmente non me la sento dopo questa sola battuta d’arresto dopo anni di dargli del finito. Capolinea o no, sicuramente l’opinione sul valore storico e pugilistico delle sue imprese non lo dimentico così in fretta, nè probabilmente lo farò mai quando arriverà realmente quel momento. Un campione, non è chi non cade mai.

Quanto è facile parlare da sotto un ring.

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2 comments

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  • antonio

    Si vedeva chiaramente che Lomachenko è partito timoroso della superiorità fisica di Lopez ed è stato troppo passivo nella prima parte
    Tuttavia, ho rivisto l’incontro con calma e se si fa la classifica dei 10 migliori colpi dell’incontro 9 sono stati tirati da lomachenko e uno solo da Lopez (un montante alla12 ripresa)
    Certo lopez nella prima parte del match ha tirato molto più colpi, ma quasi tutto a vuoto con solo qualche bel colpo al corpo.
    E’ anche vero che nella valutazione di un incontro non conta solo la qualità dei pugni tirati ma anche l’atteggiamento complessivo nel combattimento e in questo Lomachenko non ha certamente dato il meglio
    saluti
    A

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