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KSI vs. Logan Paul 2: quando la boxe si riduce a un circo mediatico

Billy Joe Saunders è un pugile di talento. Chi scrive lo ha sempre considerato un boxeur dalla tecnica elevatissima e dall’attitudine sfrontata e autoritaria.

Questa notte, presso lo Staples Center di Los Angeles, tornerà sul ring per affrontare Marcelo Esteban Coceres, in una sfida valevole per la cintura WBO dei supermedi. Il confronto non dovrebbe risultare particolarmente impegnativo per Saunders, ma stiamo parlando pur sempre di un match titolato, valido per una cintura mondiale.

Qualcuno, con una mossa geniale, deve aver pensato che l’incontro non meritasse chissà quale credito e, forse con qualche ragione, che non avrebbe attratto un pubblico sufficiente per riempire l’arena e fare buoni ascolti.

Sta di fatto che Billy Joe si ritroverà così a combattere nel sottoclou per lasciare poi il palcoscenico al main event: una sfida pugilistica tra youtuber!

Olajide William Olatunji, in arte KSI, e Logan Paul sono due web star capaci di smuovere cifre da capogiro. Anche quando si cimentano in “attività” in cui non avrebbero nulla da dire.

I due si erano già sfidati una volta, con le regole del dilettantismo, in quello che è stato l’evento più seguito di sempre su internet e con la Manchester Arena sold out per l’occasione. Il primo incontro era finito in parità.

Sabato si confronteranno nuovamente nel main event della serata, senza caschetto, sulle sei riprese, ai limiti di peso dei cruiser, probabilmente riuscendo col loro seguito da decine di milioni di follower ad oscurare non solo Billie Joe Saunders, ma anche il talentuosissimo Devin Haney, anch’egli relegato nel sottoclou contro l’imbattuto Alfredo Santiago.

Quali riflessioni si possono trarre da una situazione del genere? Quale credibilità può avere una disciplina nobile come la boxe nel momento in cui si piega alle logiche assurde, materiali e artificiose del più bieco commercio?

Partiamo da un semplice presupposto: quello del mail event non sarà un evento pugilistico, ma un semplice e banalissimo show, una sorta di celebrity death match in carne ed ossa, per chi è memore della divertente serie animata televisiva. Non potrebbe essere altrimenti: il presupposto alla base di questo “incontro” di bassa lega è che i due protagonisti semplicemente si odiano. Hanno passato mesi a stuzzicarsi attraverso i loro canali, quindi sono passati agli insulti, supportati in questo dalle rispettive famiglie e follower, nel più classico e banale dei bipolarismi. Il tutto per delle questioni che definire risibili parrebbe eufemistico.

Come per ogni faida che si rispetti, da tempi immemori, le questioni si risolvono con duelli di spada, di armi, o di boxe. La boxe pareva il metodo meno cruento. E ai vertici mondiali pugilistici non deve essere sembrato vero di poter sfruttare un bacino di utenza di oltre 40 milioni di follower per un evento pugilistico. Del resto si sta parlando di cifre da capogiro: oltre un milione di acquisti in pay-per-view, senza contare quelli che si collegheranno attraverso streaming illegali, e lo Staple Center esaurito in ogni ordine di posto.

In una situazione del genere, il relativismo la fa da padrone. Banalmente, si potrebbe pensare ad una mossa strategica volta ad avvicinare alla boxe un certo tipo di pubblico, distante anni luce dal mondo pugilistico. Ma, altrettanto banalmente, questo potrebbe essere considerato l’ennesimo espediente con cui riempire le tasche dei soliti noti, a cui probabilmente della crescita della noble art, in termini di visibilità a lungo termine, interessa poco. Del resto, quanti di quelli che seguiranno il confronto tra i due youtuber si appassioneranno realmente al pugilato?

Che la si veda in un modo o nell’altro, è svilente osservare come il movimento pugilistico mondiale assuma sempre più i contorni di un grande circo, con eventi farseschi, sfide preconfenzionate e il moltiplicarsi di titoli di sigla: una cintura non la si nega a nessuno!

C’è infine un ultimo punto, meritevole di attenzione: l’interesse, prossimo allo zero, che un evento del genere può suscitare sul cultore della grande boxe, intesa come gesto tecnico assoluto, risultato di talento, di anni di duro lavoro in palestra e sul ring, di sangue e sudore. Quando si mortifica in modo grottesco una passione tanto profonda, si finisce col danneggiare tutto il movimento, con la sola eccezione dei portafogli di cui sopra.

Nonostante la situazione, decisamente svilente, ogni tanto l’appassionato ha ancora la possibilità di lasciarsi alle spalle tutte le brutture burocratiche ed economiche che spesso finiscono con l’intaccare le emozioni che questa disciplina sa regalare. Succede quando si incontrano due grandi pugili, con la testa sgombra da retropensieri e con un solo obiettivo: dare il meglio di sé per prevalere sull’altro. È successo di recente con Beterbiev e Gvozdyk, ed è successo di nuovo giovedì, quando un piccolo grande samurai di nome Naoya Inoue ha sfidato un veterano del ring come Nonito Donaire.

Se volete farvi un favore, dimenticatevi degli youtuber, e prestate occhi e orecchie per questo meraviglioso incontro: noi ve lo abbiamo raccontato QUI!

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