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Il monopolio britannico, gli aspiranti campioni e il Gladiatore romano: il punto sui pesi massimi!

La “categoria regina” del pugilato, ovvero quella dei pesi massimi, si è fermata insieme a tutte le altre a causa della pandemia e gli appassionati non possono far altro che fantasticare sulle sfide future al punto che persino l’improbabile e per molti versi improponibile ritorno del 53enne Mike Tyson infiamma gli animi e scalda le discussioni. Quale momento migliore dunque per fare il punto sullo scenario attuale, scaturito dai risultati dell’ultimo inverno, e per farci un’idea su quello che potrà accadere alla ripresa delle operazioni? Tra detentori di cinture, agguerriti contender e giovani promesse andiamo dunque ad addentrarci tra gli attuali giganti del ring senza dimenticarci del Gladiatore di casa nostra!

I campioni

La vetta dei pesi massimi è attualmente divisa in due ma è rivestita dai colori della medesima bandiera: quella del Regno Unito. Se da un lato Anthony Joshua possiede teoricamente la fetta più grossa del trono avendo collezionato ben tre cinture mondiali su quattro, dall’altro Tyson Fury ha recentemente fatto suo l’ambito riconoscimento del titolo di The Ring, la prestigiosa rivista specializzata statunitense la cui redazione considera il Gipsy King il legittimo numero 1 della categoria. Una posizione guadagnata di prepotenza a febbraio costringendo l’angolo di Deontay Wilder a gettare la spugna dopo sette riprese a senso unico lasciando il mondo a bocca aperta per l’aggressività messa in mostra sul quadrato. Lo stesso Joshua tuttavia viene da una netta vittoria, seppur ottenuta con una tattica diametralmente opposta: nella singolare location appositamente allestita in Arabia Saudita, dodici round in punta di fioretto gli hanno consentito di riprendersi i titoli che Andy Ruiz gli aveva strappato l’estate scorsa infliggendo una larga sconfitta sui cartellini al corpulento messicano. Un eventuale derby tra i due attuali detentori con tutte le cinture in palio avrebbe ottime possibilità di superare qualsiasi record di incassi della storia del pugilato.

I contender

A rovinare la festa ai due campioni vogliosi di riunificazione ci proveranno in primis gli sfidanti ufficiali. Tyson Fury da contratto dovrà concedere al già citato Wilder la chance del terzo match in occasione del quale partirà nettamente favorito nei pronostici. La maggior parte degli osservatori ha infatti visto vincere Fury già nella prima sfida tra i due colossi che i giudici videro in pareggio ed è quindi ragionevole che dopo “una sconfitta e mezza” al Bronze Bomber vengano concesse poche opportunità, soprattutto per il modo brutale con cui è stato annichilito a febbraio. Occhio però al suo famigerato destro: un’arma che può sempre regalare sorprese. Dal canto suo Anthony Joshua dovrà guardarsi dall’assalto di Kubrat Pulev e Oleksandr Usyk, sfidanti ufficiali rispettivamente per l’IBF e la WBO. Il bulgaro, che avrà priorità nella corsa, non sembra in possesso delle armi necessarie per impensierire il detentore avendo già compiuto 39 anni ed essendo già stato ridimensionato nel 2014 da Wladimir Klitschko, che gli inflisse un terribile KO. Ben più interessante sarà scoprire le carte del fuoriclasse ucraino, già dominatore assoluto della categoria dei cruiser e deciso più che mai a dimostrare che il gap in termini di stazza nei confronti dei suoi concorrenti possa essere colmato con la velocità, il fiato e la tecnica di cui dispone. Restano più defilati i vari Whyte, Parker, Povetkin, Hunter e Ruiz, tutti in attesa di uno spiraglio che possa avvicinarli alla chance titolata.

I prospect

Non mancano naturalmente i massimi emergenti tra cui figurano diversi giovani di belle speranze, ma anche atleti meno giovani approdati tardi al professionismo. Tra i più attesi c’è sicuramente il britannico Daniel Dubois che nonostante i soli 22 anni si sta facendo strada a suon di KO e che molto probabilmente si troverà molto presto di fronte il pericoloso e potente connazionale Joe Joyce, anch’egli imbattuto. Molto determinato nella scalata ai vertici appare anche il croato Filip Hrgovic, forte di gran fisico, buona esperienza dilettantistica e un destro al fulmicotone che spesso ha fatto passare inosservata la sua scarsa varietà di soluzioni offensive. Meno pronti per ritagliarsi un ruolo da protagonisti appaiono al momento Efe Ajagba e Tony Yoka. Il nigeriano è ancora piuttosto rozzo e difensivamente vulnerabile e dovrà necessariamente affiancare col tempo altre qualità alla sua potenza superlativa e al suo fisico erculeo, mentre il francese, nonostante la medaglia d’oro olimpica conquistata nel 2016, ha visto la sua carriera procedere a rilento, anche a causa di una squalifica comminatagli per non essersi fatto trovare in occasione di un controllo anti-doping. Occhio infine al cubano Frank Sanchez Faure: come tutti i suoi connazionali, The Cuban Flash ha il pugilato nel sangue e ora che è entrato a far parte della squadra del celebre allenatore messicano Eddy Reynoso potrà ulteriormente affinare le sue doti.

La speranza italiana

La scuola italiana negli ultimi anni è stata piuttosto avara nello sfornare pesi massimi di qualità. L’ultimo a suscitare nei tifosi azzurri qualche moderata speranza di successi oltre-confine era stato Matteo Modugno, che però dal dicembre del 2017 non ha più fatto apparizioni sul ring nonostante il record immacolato. Di recente tuttavia la curiosità degli appassionati italiani è tornata ad accendersi quando Guido Vianello è entrato a far parte della squadra del celeberrimo promoter Bob Arum passando professionista e disputando sei incontri negli Stati Uniti, tutti vinti per KO. Gli avversari del pugile romano non sono stati fin qui trascendentali, ma l’ottima partenza lascia comunque fiduciosi visto che alla sua età (26 anni appena compiuti) possiede certamente ampi margini di miglioramento. Il livello dei rivali del “Gladiator” inizierà verosimilmente a salire molto presto e a quel punto capiremo di che pasta è fatto il nostro determinatissimo connazionale. Di certo le sessioni di sparring fatte fino ad oggi con pugili del calibro di Tyson Fury, Joseph Parker, Murat Gassiev e tanti altri nomi prestigiosi non possono che avergli fatto bene aiutandolo a superare i propri limiti e a sviluppare i propri punti di forza.

Passato vs presente: si stava meglio quando si stava peggio?

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