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Cos’è la punch drunk syndrome?

Ero al secondo anno di psicologia, quando il docente fece riferimento alla punch drunk syndrome. Notando le nostre espressioni interdette, tra gente che girava velocemente le pagine dei quaderni degli appunti per non fare la figura di chi non avesse idea di cosa si stesse parlando, improvvisamente riecheggio’ in tutta la sala : “La malattia dei pugili, ragazzi. Encefalopatia cronica progressiva. Ma dove vivete? Non avete mai visto un incontro di pugilato?”.

La commissione medica nazionale della F.P.I. tra il 1973 e il 1982, visitò 451 pugili tra cui dilettanti e professionisti e notò che il 21% dei dilettanti e ben il 43% dei professionisti mostrava una asimmetria con dilatazione ventricolare e con percentuali più basse ma pur sempre importanti un’atrofia delle circonvoluzioni. Venne stabilita una media da cui ne usciva che la sindrome riguardava una parte dei pugili tra il 9 e il 25%, comparendo tra i 7 e i 35 anni dopo l’inizio dell’attività. Ovviamente le categorie più pesanti avevano una maggiore incidenza così anche l’aggiunta di altri fattori in grado di provocare lesioni cerebrali, come l’alcolismo in grandi dosi o la droga.

Ma di cosa stiamo parlando nello specifico? Del fatto che a volte (mi piace sempre sottolineare e con piena coscienza ogni volta si tocca questo tasto, che si tratta di una sindrome che investe solo una piccola parte dei pugili ma che è giusto conoscere così come è stato giusto da parte dei medici sportivi darle importanza per prevenirla e curarla) un numero eccessivo di colpi potenti portati al nostro cranio, sono capaci di creare delle lesioni cerebrali che portano a disturbi della memoria, rallentamento del linguaggio, aggressività e stati paranoici.

1975 - Muhammad Alì Vs Ron Lyle

1975 – Muhammad Alì Vs Ron Lyle

Nonostante la si conosca da molto tempo, il dibattito non ha mai trovato un punto fermo su cui mettere tutti d’accordo. Ma in nessun caso si è trattato di incoscienza. E questo lo voglio dire per tutti quelli che hanno sempre considerato la boxe uno sport violento e che ora trovano le basi per incriminarlo anche da un punto di vista scientifico. Se le cose fossero così semplici, e se la scienza avesse fornito numero più alti di incidenza, la boxe avrebbe trovato la sua triste fine decenni fa. Il punto è che gli stessi medici ne hanno preso atto, e tutt’oggi continuano ad occuparsene ma non la ritengono una bestia che dorme accanto ad ogni persona che ha scelto di fare se stesso un pugile. La stessa diatriba sull’utilizzo dei caschi, non è stato un capriccio della federazione che a suo piacimento ha decretato quando farlo utilizzare o meno. Il pugilato è lo sport più bello del mondo perché racchiude in sé l’essenza stessa dell’uomo, ma dietro vi è un’attenta e scrupolosa prevenzione che in molti non conoscono. Bisogna essere considerati idonei per combattere, e questa idoneità passa attraverso tutta una serie di esami che i pugili stessi detestano perché a volte ci si perde in burocrazia e visite mediche. Esiste un controllo ferreo che tutela la salute di questi sportivi.
Il casco riduce del 40-45% l’accelerazione  di un colpo, e questo è vero ma per chi si stesse chiedendo perché allora non lo rendono obbligatorio anche per i professionisti la risposta è semplice: la media di cui sopra investe solo i colpi con traiettoria sagittale laterale. Questo significa che non ha alcun beneficio su un gancio o un montante. Riduce le ferite al volto questo è vero, ma un taglio al sopracciglio non ha niente a che vedere con un trauma cranico e per giunta riduce non di poco la visibilità dei colpi portati in obliquo o laterale rispetto all’asse visivo.
Quello che voglio dire è che, come per tutte le cose, è sbagliato degenerare ma al tempo ignorare del tutto una cosa solo perché si verifica raramente. Bisogna essere coscienti e informati, prima di tutto e rendersi conto che è nella giusta informazione che si trova la risposta stessa. Di pugili ne sono morti e ahimè forse ne moriranno. Di lesioni cerebrali se ne sono avute e forse continueranno ad essercene, ma ciò non significa guardare in un’altra prospettiva l’anima di questi sport. Bisogna essere lucidi nelle proprie convinzioni e la boxe fa del bene molto prima della possibilità di poter fare del male. Fa del bene in ogni suo aspetto e qui si chiude il dibattito.
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