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Crescete e vincete!

La psicologia dello sport entra in campo negli sport da combattimento con tutte le armi che ha a propria disposizione, perché gli addetti ai lavori sanno bene che è proprio li che si gioca lo scontro maggiore e non si intende di certo quello fisico. Vi è la necessità di investire su tutte le conoscenze accumulate in anni di studi perché lo si capisce da una semplice occhiata che la competizione c’entra solo in parte. Che la voglia di vincere e quindi il dovere di spronare un atleta a farlo non riguarda il suo avversario ma prima di tutto se stessi.

Certo, questo è alla base di qualunque sport ma in quelli da combattimento puoi uscirne ferito nel corpo e nell’anima. Ecco perché bisogna ‘crescere’ questi ragazzi nella consapevolezza della proprio dignità e capacità fisica ma soprattutto emotiva.
Spesso chi pratica questi sport ha enormi conflitti interiori da risolvere. Sono superati i tempi in cui si sceglieva di diventare pugili per guadagnare soldi o per scappare dal lavoro in fabbrica che ci si prospettava se non fossimo stati in grado di cavalcare l’onda del proprio sacrificio ed eventuale gloria.

Al giorno d’oggi i pugili non arrivano più dagli angoli bui della strada e non sono più cresciuti in climi violenti al punto da fargli pensare che essere a loro volta violenti fosse l’unica strada da correre. La boxe ha amato ma superato il Bronx di Mike Tyson. Anche il pugilato ha avuto la sua evoluzione darwiniana e la psicologia ha seguito di pari passo il cambiamento delle necessità dei pugili odierni. Si è dovuta soffermare sulle loro emozioni che erano un importantissimo elemento di vulnerabilità o una carta vincente se le si utilizzava per gestire il proprio comportamento e il proprio livello di attivazione psicofisiologica.

E proprio su questo punto ci si è soffermati capendo bene che l’impatto assoluto della prestazione fisica diminuisce in favore delle componenti psicologiche. Se non si insegna ad un atleta a gestire lo stress, a riconoscere i limiti del proprio corpo ma soprattutto della propria mente, se non si insegna loro a tenere testa alla competizione e mantenere lucidità durante quest’ultima nonostante l’ossigeno scarseggi, sarà perfettamente inutile pretendere da lui alti risultati nella preparazione atletica.

“Il pugilato non esalta la violenza ma, al contrario, tende ad esaltare la ragione sulla violenza, il controllo sulla forza bruta” (Carlo Bo)

Nessuna violenza cieca è ammessa. Nessun gesto istintivo e impulsivo in nome della rabbia è concesso nella strada verso la vittoria, se questo non fosse stato chiaro dal principio, avremmo fatto salire sul ring i pugili da soli, senza la necessità di essere affiancati dai loro maestri. Avremmo dato loro dei medici per controllare eventuali ferite e li avremmo lasciati soli. Per questo, il prepararli con coscienza prima, aiutarli a conoscere se stessi e a fidarsi delle proprie capacità è tanto importante.

Si ha bisogno di se stessi per affrontare qualcuno allo stesso modo di come si ha bisogno di voltarsi in qualunque momento incrociando lo sguardo di chi ha scommesso su di te ancor prima che lo facessi tu. Mettendo insieme tutto questo, divertitevi in modo che la fatica non abbia il sopravvento, accettate il rischio e cadete perché fa parte del gioco, accettatelo e migliorate. Crescete e vincete!

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