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Tyson Fury rischia il disastro ma doma Wallin!

Nel main event della T-Mobile Arena di Las Vegas Tyson “Gipsy King” Fury (29-0-1, 20 KO) ha avuto la meglio sullo svedese Otto Wallin (20-1-0, 13 KO) ai punti, ma benché la decisione sia stata unanime e con scarti tutto sommato consistenti, gli ostacoli che il vincitore ha trovato sul suo cammino sono stati ben più insidiosi del previsto. Il trionfo del popolare massimo anglo-irlandese, oltre a conferirgli la pittoresca cintura Maya messa in palio dalla WBC, dovrebbe proiettarlo verso un lucroso rematch con il grande rivale Deontay Wilder da disputarsi nei primi mesi del 2020.

Molte polemiche avevano seguito l’annuncio di questo incontro in virtù della presunta inconsistenza di Wallin, mai testato ad alti livelli. Tyson Fury del resto ha dato sin dal suo ingresso sul campo di battaglia la netta sensazione di non temere il proprio avversario e di non essersi sforzato troppo nel cercare la massima concentrazione: impegnato a ridere e a scherzare a favor di telecamera sin dal riscaldamento negli spogliatoi, l’inglese si è presentato nell’arena con un improbabile poncho messicano e con un vistoso sombrero.

Otto Wallin non è tuttavia salito sul ring per fare la comparsa e sin dal primo suono del gong ha dato il massimo per dimostrare agli scettici di non essere il pugile mediocre che molti avevano dipinto alla vigilia dell’evento. Lo svedese ha tradotto le sue motivazioni di rivalsa in un approccio estremamente aggressivo, cercando di tagliare la strada al corpulento avversario e di tempestarlo di colpi dopo averlo chiuso alle corde.

Il Gipsy King dal canto suo ha conservato l’atteggiamento guascone e irriverente anche dopo l’inizio delle ostilità, gigioneggiando alla sua maniera tra smorfie, mani appoggiate alle corde e colpi più teatrali che letali. Il suo buon umore tuttavia è svanito molto presto: un corto gancio sinistro di Wallin, giunto a segno mentre Fury si trovava chiuso all’angolo, ha aperto una profonda ferita in prossimità dell’occhio destro del grande favorito ponendo lui e il suo staff in una situazione di inattesa e grave difficoltà. L’episodio ha indubbiamente destabilizzato Fury sul piano psicologico: il match che credeva di vincere a mani basse si era di punto in bianco trasformato in un inferno e un eventuale stop del medico di riunione avrebbe determinato una clamorosa sconfitta per KO tecnico. Al contrario l’umore di Otto Wallin è salito alle stelle: galvanizzato dalla prospettiva di compiere un’impresa eroica, l’atleta nordico ha dato vita a un assalto frontale coraggioso quanto commovente cercando di approfittare dell’inerzia favorevole nei confronti di un pugile frastornato e privato delle sue certezze.

Le forti emozioni hanno portato Wallin ad andare anche oltre il semplice agonismo: in più di un’occasione lo svedese ha cercato infatti di allargare la ferita del rivale strofinandovi contro il guantone nelle fasi di clinch fino ad arrivare ad estremizzare il gesto dopo la campana di fine sesto round. Tale comportamento antisportivo ha scatenato le proteste immediate di Fury e del suo angolo ma proprio a partire dall’episodio sgradevole descritto, il match è andato incontro a una nuova svolta. Resosi conto dell’inefficacia del suo classico stile elusivo, il Gipsy King, impossibilitato dalla ferita a vedere alcuni dei colpi del rivale, ha deciso di punto in bianco di riporre il fioretto in favore della sciabola e si è gettato a capofitto in un’autentica guerra senza quartiere. Il cambio di strategia ha dato immediatamente i suoi frutti: dalla settima ripresa in poi Wallin non ha più trovato lo spazio per imporre i propri ritmi ed è stato investito da una quantità impressionante di colpi violenti. Martellato senza tregua e costretto a sostenere lo sforzo fisico di reggere il corpo a corpo con un pugile più alto e più pesante di lui, lo svedese è entrato molto presto in survival mode venendo staccato irrimediabilmente sui cartellini.

Pur incrementando sempre più il proprio vantaggio, Fury non ha smesso di sanguinare, ma al contrario ha dovuto fare i conti con un lato destro del volto in costante peggioramento. All’orribile taglio già menzionato si è aggiunto un consistente gonfiore sorto a pochi millimetri dall’orbita oculare. Molti pugili sono stati fermati per molto meno e non è da escludere che l’atteggiamento permissivo, ai limiti dell’incoscienza, tenuto dal medico in questa occasione sia dipeso da motivazioni legate ad interessi economici piuttosto che alla tutela della salute. Sia come sia, a Fury è stato permesso di terminare il match ma proprio l’ultima ripresa si è rivelata per lui la più drammatica. Un Wallin dal cuore infinito, nonostante la durissima punizione subita fino a quel momento, ha infatti dato vita a un dodicesimo round al cardiopalma aggredendo l’avversario con la forza della disperazione e facendogli visibilmente sentire i propri colpi. Ci sono volute tutta l’astuzia e l’esperienza del Gipsy King per resistere alla tempesta e far trascorrere preziosi secondi grazie a clinch esasperati.

I cartellini ufficiali hanno premiato Tyson Fury con i seguenti punteggi: 116 a 112, 117 a 111 e 118 a 110. Chi vi scrive si è trovato allineato con il primo giudice avendo assegnato a Wallin tre riprese nella prima metà del combattimento oltre al lodevole ultimo round.

Pericolo scampato dunque: chi già attende con trepidazione il rematch tra Fury e Wilder, messo seriamente in pericolo dagli eventi che vi abbiamo appena raccontato, può tirare un sospiro di sollievo. Un incontro che nelle intenzioni degli organizzatori avrebbe dovuto essere un semplice allenamento privo di particolari rischi stava per tramutarsi in una clamorosa debacle. Non è il primo né sarà l’ultimo caso di un pugile che si trova in difficoltà per aver preso sotto gamba il proprio avversario. Tyson Fury è salito sul ring senza la giusta tensione nervosa, senza grinta e senza cattiveria e un atleta di livello inferiore, a cui bisogna dar credito di aver messo in mostra coraggio leonino e mascella granitica, lo ha condotto in acque profonde costringendolo a impiegare tutte le sue risorse per venirne a capo. Le difficoltà d’altro canto aiutano a crescere e la lezione di questa notte potrà rivelarsi molto utile al Gipsy King negli anni a venire.

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