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Tokyo 2020 giunge al termine: tutti i vincitori della medaglia d’oro!

Si sono concluse oggi le Olimpiadi di Tokyo 2020 e anche la boxe ha conosciuto dunque i suoi ultimi verdetti con la finale dei pesi leggeri e con quella dei supermassimi. Tanti gli atleti sorprendenti, molti i match spettacolari e diversi anche i KO impressionanti: tutto lascia sperare quindi che alcuni di questi giovani atleti possano andare incontro a un futuro roseo e glorioso qualora dovessero optare per il grande salto e approdare nella boxe professionistica. Oggi vogliamo celebrare quelli che hanno conquistato la medaglia d’oro e vi proponiamo quindi una breve sintesi e i video delle riprese conclusive di tutte le finali di pugilato maschile, dai pesi mosca ai supermassimi!

Finale dei pesi mosca: Galal Yafai (GBR) batte ai punti Carlo Paalam (PHI)

Ci si aspettava una sfida molto equilibrata e invece Yafai è riuscito a imporsi in modo chiaro e senza particolari difficoltà, esibendo un tempismo e una completezza che probabilmente in pochi gli riconoscevano. Il primo round è stato subito decisivo per le sorti del combattimento, poiché Yafai, dopo aver disinnescato il dentro-fuori del rivale prendendogli il tempo e usando molto bene i diretti, è anche riuscito a siglare un bel knock down, frutto di una combinazione precisa alla testa. Paalam ha perso sicurezze e nel secondo round ha provato a cambiare tattica abbandonando il suo caratteristico gioco di gambe, piantando i piedi e cercando di scambiare a centro ring. Su questo terreno però il pugile inglese va a nozze e ha saputo ancora una volta farsi preferire imponendo il suo workrate e i suoi angoli d’attacco a un avversario volenteroso ma troppo prevedibile. Molto intelligente la terza ripresa di Yafai che avendo ormai la medaglia d’oro in cassaforte non ha rischiato nulla controllando da lontano e limitandosi a un’accorta gestione. Oro meritato dunque per l’atleta inglese che ora sarebbe interessante veder impegnato nel professionismo: riuscirebbe a mantenere un ritmo così indiavolato su distanze più lunghe? In caso contrario come se la caverebbe nel non poter sparare colpi all’impazzata come ama fare?

Finale dei pesi piuma: Albert Batyrgaziev (RUS) batte ai punti Duke Ragan (USA)

Prima metà del primo round estremamente equilibrata con Batyrgaziev votato all’attacco e Ragan preciso nel ruolo di incontrista; poi però il pressing asfissiante del russo ha fatto pendere l’ago della bilancia in suo favore e la ripresa è diventata un’agonia per l’americano, visto perdente da 4 giudici su 5. Secondo round decisamente in bilico, con Ragan che contrariamente alle sue abitudini ha alzato tantissimo il ritmo d’azione e se l’è giocata colpo su colpo con l’aggressivo e veemente avversario. La frazione era sul filo di lana, ma chi vi scrive avrebbe premiato la maggiore precisione dei fendenti di Ragan; i giudici invece hanno optato nuovamente per l’aggressività di Batyrgaziev che ha ottenuto il 10 a 9 su quattro cartellini. Ultimo round ormai quasi ininfluente in termini di punteggio in cui però i due pugili non si sono risparmiati dando vita nonostante la stanchezza incalzante a scambi vivaci e a continui capovolgimenti di fronte. Leggermente più capienti i serbatoi del pugile russo che nel finale di match sembrava averne di più e seppur di un’incollatura a nostro parere si è meritato la medaglia d’oro.

Finale dei pesi leggeri: Andy Cruz (CUB) batte ai punti Keyshawn Davis (USA)

Finale che era nell’aria fin dal primo turno di queste Olimpiadi tra due pugili di alto livello e grandi capacità tecniche. Cruz ha fatto valere nel primo round, disputato quasi tutto dalla lunga e media distanza, il suo tempismo superiore; non ci sono stati tanti colpi degni di nota, ma i pochi giunti a bersaglio erano tutti dell’atleta caraibico che infatti ha ottenuto il 10 a 9 su quattro cartellini. Più equilibrata la seconda ripresa il cui canovaccio è stato similare alla prima ma con un Davis più aggressivo che è riuscito a mettere a segno il colpo più bello del round, un destro davvero spettacolare che Cruz ha dato l’impressione di sentire per un attimo prima di ricomporsi. Pur avendo fatto complessivamente di più nell’arco dei tre minuti, il cubano è stato penalizzato dalla giuria per quel colpo violento subito e così l’ultima frazione si è rivelata decisiva. A questo punto Cruz è salito in cattedra: ha completamente annullato la boxe del rivale nell’ultimo round mandandolo costantemente a vuoto e andando a prendersi di pura classe la meritata medaglia d’oro. Nonostante la sconfitta Davis ha evidenziato doti interessanti: l’americano deve ancora maturare e crescere ma il suo percorso già avviato tra i professionisti potrebbe regalargli importanti soddisfazioni.

Finale dei pesi welter: Roniel Iglesias (CUB) batte ai punti Pat McCormack (GBR)

Primo round di grande tensione con i due pugili che hanno cercato di giocarsela sul tempismo aspettando il passo falso del rivale per poi partire improvvisamente. Pochi i colpi a segno, quasi tutti però del pugile cubano che secondo chi vi scrive meritava pienamente il 10 a 9 che quattro giudici su cinque gli hanno accreditato. Grandissimo inizio di secondo round di Iglesias che ha steso l’avversario con uno stupendo gancio sinistro anche se l’arbitro incredibilmente non ha contato McCormack. Nel prosieguo della frazione il cubano ha gestito i ritmi senza strafare mentre l’inglese ha fatto vedere qualcosa di meglio nel finale, ma non abbastanza per convincere i giudici, tutti favorevoli al cubano che ha dunque preso il largo nel punteggio. Ultimo round d’orgoglio di McCormack che ha provato ad aumentare il numero di colpi, ma senza trovare grandi successi. Iglesias lo ha controllato bene, ha messo a sua volta dei singoli diretti puliti e ha chiuso il match con il colpo più bello del round. 30 a 27 per il cubano a nostro avviso e tanti applausi per quest’oro olimpico ottenuto a 8 anni di distanza da quello di Londra 2012. A inizio torneo non era il favorito, ma ha saputo crescere strada facendo mostrando una classe e un’esperienza irraggiungibile per i suoi avversari.

Finale dei pesi medi: Hebert Sousa (BRA) batte per KO2 Oleksandr Khyzhniak (UKR)

Per più di due round il copione è stato quello prevedibile alla vigilia, col picchiatore ucraino in versione “caterpillar” e il brasiliano in difficoltà nel gestirne gli assalti all’arma bianca. Sousa riusciva occasionalmente ad andare a bersaglio ma lo faceva quasi sempre con colpi singoli per poi trovarsi costretto a fare largo uso di tattiche ostruzionistiche per impedire al rivale di sommergerlo di colpi. Khyzhniak sembrava letteralmente indiavolato, tanto che persino mentre era seduto sullo sgabello tra un round e l’altro faticava a star fermo e dialogava ad alta voce col suo trainer invece di riprendere fiato. La gestione della terza e ultima ripresa da parte dell’ucraino è stata però un capolavoro di stupidità sportiva: nonostante avesse due punti di vantaggio su tutti e cinque i cartellini dei giudici, Khyzhniak ha continuato ad attaccare come un mulo senza preoccuparsi della difesa. Così facendo ha dato la possibilità a Sousa di infilare un gancio sinistro da urlo e di metterlo a sedere. Anche in questo caso l’animo iperattivo di Khyzhniak si è rivelato un boomerang: l’ucraino, invece di riordinare le idee per qualche secondo, è balzato in piedi come una molla e così facendo ha sbandato per un attimo inducendo l’arbitro a interrompere il conteggio e fermare il match. Decisione giusta e medaglia d’oro monumentale per il pugile brasiliano, bravissimo nel non smettere di crederci nonostante i primi due round di sofferenza e ancor più bravo nel trovare il momento perfetto per il colpo perfetto!

Finale dei pesi mediomassimi: Arlen Lopez (CUB) batte ai punti Benjamin Whittaker (GBR)

Non un grande spettacolo in questa finale dei mediomassimi, disputata su ritmi davvero blandi e senza particolari sussulti. Non poteva funzionare la consueta tattica elusiva di Whittaker contro un pugile dotato della tecnica, dell’esperienza e della scelta di tempo di Lopez, già campione olimpico nei pesi medi a Rio 2016. Il cubano ha accettato con gioia i ritmi bassi scelti dal rivale e ne ha approfittato per costruire con calma il suo successo, evitando con agio i jab di Whittaker e rientrando sporadicamente con qualche colpo per farsi strada nel punteggio. Leggermente più equilibrato il secondo round rispetto al primo dato che il pugile inglese è riuscito quantomeno a mettere a segno un lodevole gancio sinistro al volto: troppo poco però per convincere i giudici al cospetto di un Lopez che ha lavorato con più continuità. Brutta l’ultima frazione di Whittaker che è parso arrendersi alla prospettiva della sconfitta e non ha nemmeno tentato di attaccare in maniera forsennata alla ricerca di un improbabile KO preferendo una biasimevole condotta passiva. Nessun problema dunque per Lopez nel far suo il secondo oro consecutivo in una categoria in cui appare sottodimensionato ma ancora fortissimo.

Finale dei pesi massimi: Julio Cesar La Cruz (CUB) batte ai punti Muslim Gadzhimagomedov (RUS)

Contrariamente alle previsioni degli  allibratori il cubano La Cruz ha strameritato la vittoria. Il russo si è rivelato veramente limitato nel vestire i panni dell’aggressore, non riuscendo a chiudere gli spazi e a tagliare il ring con efficacia per andare a bersaglio. È andato regolarmente a vuoto dall’inizio alla fine, sbilanciandosi spesso nello slancio, non riuscendo mai ad imporre la battaglia ravvicinata e facendosi “uccellare” dalle repliche del suo avversario, più agile e più veloce. Unico brivido del match una caduta di La Cruz dopo un sinistro di Gadzhimagomedov che però alla luce del replay aveva soltanto sfiorato il volto del cubano, caduto poiché fuori equilibrio come spesso gli capita mentre esegue i suoi movimenti vorticosi. Paradossalmente il match più difficile La Cruz lo ha combattuto nei quarti di finale contro il potente ma rozzo atleta spagnolo Reyes, i due turni conclusivi sono stati invece due passeggiate di salute. Il livello generale della categoria dei massimi in queste olimpiadi era comunque piuttosto basso.

Finale dei supermassimi: Bakhodir Jalolov (UZB) batte ai punti Richard Torrez (USA)

Rematch interessante della sfida che agli scorsi mondiali si risolse con un drammatico KO in favore di Jalolov. Onore a Torrez per non essersi fatto condizionare dal brutto precedente: l’americano ha attaccato fin da subito alla sua maniera senza alcun timore reverenziale e nel corso del primo round è anche riuscito a scuotere il gigantesco rivale con un preciso sinistro al volto. Jalolov ha cercato di boxare dalla lunga distanza ma ha faticato a contenere l’aggressività del suo tignoso avversario e a fine ripresa si è guadagnato il favore di appena due giudici su cinque (molto generosi nei suoi confronti). Secondo round molto duro in cui entrambi i pugili hanno dovuto incassare fendenti violenti e pericolosi. Torrez ha avuto la peggio venendo anche contato dall’arbitro dopo che un gancio sinistro lo ha sorpreso alla tempia. Come se non bastasse il direttore di gara ha anche comminato un punto di penalità al pugile americano per uso scorretto della testa, provvedimento apparso decisamente severo visto che la postura di Torrez, leggermente inclinato in avanti, appariva naturale e non pericolosa. Fatto sta che Jalolov ha potuto disputare l’ultimo round con la tranquillità del vantaggio sicuro e lo ha fatto contenendo i rischi e legando all’occorrenza, agevolato anche dalla stanchezza del suo generoso rivale. Nessun sussulto dunque nella frazione conclusiva e oro meritato per il pugile uzbeko che ora potrà continuare il suo percorso tra i professionisti. Lasciano comunque qualche perplessità le fragilità dimostrate in questo torneo dalla sua mascella, apparsa tutt’altro che granitica. Un tallone d’Achille che nel professionismo potrebbe costargli caro.

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3 comments

  • Gregorio

    Bell’articolo.

    La scuola è sempre un gradino sopra a tutte.

    Oleksandr Khyzhniak potrà fare bene da professionista? Credevo che il suo stile si adattasse bene al professionismo doveva solo riuscire a mettere un po’ la testa a posto ed essere meno impulsivo. Onestamente ora qualche dubbio sulla sua tenuta dei colpi mi viene anche se secondo me lo stop è stato un po’ prematuro.

    • Mario Salomone

      Io credo che la tenuta ai colpi di Khyzhniak sia ottima, in queste Olimpiadi gli ho visto incassare senza battere ciglio colpi davvero spaventosi per poi continuare a venire avanti come se nulla fosse, quindi non mi preoccuperei di quell’aspetto specifico. Il gancio del KO subito in finale non l’ha proprio visto partire, era una saetta e se l’è anche beccata mentre si muoveva in avanti, amplificando l’effetto. Il fatto stesso che sia riuscito a rimettersi in piedi, seppur su gambe un po’ malferme, depone in favore della sua solidità. Non so però se vorrà fare subito il salto nei pro perché d quanto ho letto ha dichiarato che riproverà a lottare per la medaglia d’oro alle prossime Olimpiadi, quindi forse il passaggio è rimandato. Io credo che possa fare bene nella boxe a torso nudo ma qualche accortezza in fase difensiva deve iniziare ad adottarla, altrimenti il rischio che qualcuno gli spenga le lampadine a certi livelli sarebbe troppo alto.

      • Gregorio

        Spero che la dichiarazione sia frutto della frustrazione dovuta alla sconfitta subita in finale in quel modo. Aspettare la prossima olimpiade significherebbe per lui iniziare la carriera da professionista alla soglia dei trenta.
        Il ritardo nell’iniziare nei pro già ci ha privato in questi ultimi anni di vedere ad esempio un pugile come Joyce nel suo prime non vorrei che si ripetesse anche per Khyzhniak

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