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Terence Crawford spazza via Kell Brook in quattro round!

Impressionante vittoria per il fuoriclasse statunitense Terence “Bud” Crawford (37-0-0, 28 KO) che ha impiegato appena quattro round per mettere fuori combattimento l’inglese Kell “The Special One” Brook (39-3-0, 27 KO) conservando così il titolo mondiale WBO dei pesi welter. Per l’americano si è trattato della quarta difesa della cintura conquistata nel giugno del 2018 a spese dell’australiano Jeff Horn. Brook, che è stato campione del mondo dei pesi welter dal 2014 al 2017, ha patito la sua terza sconfitta in carriera; le prime due erano giunte a loro volta prima del limite contro Gennadiy Golovkin ed Errol Spence.

Sfidare le leggi della gravità implica sempre il rischio di schiantarsi al suolo e ciò che ha fatto Kell Brook nell’accettare questo match è stato in un certo senso un salto nel vuoto senza paracadute. Il preavviso relativamente breve, l’assenza del suo storico allenatore Dominic Ingle, gli allenamenti svolti quasi in autogestione alle Isole Canarie, il rientro in una categoria di peso che aveva lasciato da più di tre anni: tutto giocava contro lo Special One questa notte e nessun miracolo lo ha salvato da quello che molti alla vigilia ritenevano un destino segnato.

Per la verità Brook ha iniziato bene, agevolato dall’approccio estremamente guardingo del campione che gli ha concesso tempo e spazio a sufficienza per prendere confidenza ed “entrare in partita”. Se nei primi istanti del match infatti lo sfidante dava l’impressione di essere nervoso e contratto, la scarsa attività di Crawford lo ha spronato a farsi più intraprendente già dalla seconda metà del primo round. Il jab sinistro, arma che fin dagli esordi nel professionismo ha svolto un ruolo fondamentale nella boxe di Brook, è sembrato anche stavolta rapido ed esplosivo.

L’apatia iniziale di Crawford è rimasta sostanzialmente tale anche nel secondo round, al netto di un paio di accelerazioni non particolarmente fruttifere. Lo sfidante ne ha quindi approfittato per azionare anche il destro di prima intenzione che è andato ad aggiungersi al jab. Il lavoro ha dato i suoi frutti, poiché nei pressi dell’occhio destro di “Bud” si è aperta una piccola ferita: nulla di preoccupante, ma segno tangibile del fatto che l’americano non sia stato impeccabile in fase difensiva.

Il risveglio del campione in carica si è materializzato nel terzo round. Dopo aver combattuto le prime due riprese in guardia normale, Crawford si è infatti messo in guardia mancina e ha iniziato a trovare il bersaglio col suo lungo jab destro. Inizialmente disorientato dalla novità, Brook ha impiegato qualche secondo a ricalibrare i suoi piani tattici, ma facendo buon uso del suo destro d’acchito è riuscito comunque a rendere equilibrata una ripresa per lui leggermente sfavorevole. Nulla faceva dunque presagire che il match stesse per concludersi.

L’epilogo è stato un fulmine a ciel sereno, giunto proprio quando qualche telespettatore iniziava ad illudersi pensando che la sfida potesse mantenersi competitiva fino all’ultimo. A condannare lo sfidante è stato un destro corto d’incontro che Crawford ha fatto partire dalla sua guardia mancina mentre Brook si muoveva in avanti. Le conseguenze dell’impatto sono state micidiali: l’inglese è arretrato repentinamente sbattendo contro le corde in evidente stato confusionale e l’arbitro Tony Weeks lo ha “salvato” dalla furia del campione imponendogli un conteggio. Scelta condivisibile sul piano regolamentare quella del direttore di gara, che però ha avuto l’unico effetto di ritardare lo stop definitivo di pochi secondi. Alla ripresa delle ostilità infatti Crawford si è avventato sul rivale sommergendolo di colpi e stordendolo ulteriormente con un gancio destro alla tempia prima che Weeks ponesse saggiamente fine all’ormai impari contesa.

Per quanto sia doveroso tributare al vincitore i giusti meriti per aver dimostrato una volta di più un’efficacia da autentico cecchino e un killer instinct da vero campione, occorre anche evidenziare che un Kell Brook meno logoro e al culmine della forma difficilmente sarebbe stato messo fuori gioco da un colpo come quello che ne ha segnato la sconfitta in questa circostanza. Abbiamo visto l’inglese resistere stoicamente a numerose bordate di un peso medio di razza come Golovkin, ribellandosi al getto della spugna del suo angolo nonostante una frattura orbitale; lo abbiamo visto impegnato in una guerra cruenta durata undici lunghe riprese col terribile picchiatore Spence prima di crollare; insomma, volendo utilizzare una metafora molto in voga tra chi discute di pugilato, vederlo andare in tilt con tanta facilità lascia pensare che il suo salvadanaio si fosse ormai rotto.

L’attenzione del pubblico amante dei pesi welter sarà ora rivolta ai piani futuri della superstar di Omaha che, nell’intervista concessa a favore di telecamera dopo essere stato proclamato vincitore, ha delineato con chiarezza il suo prossimo futuro. Crawford ha infatti rivelato che un match con Manny Pacquiao era già in trattativa avanzata prima che la pandemia lo facesse saltare; ora ha tutta l’intenzione di riprendere il filo del discorso e battersi con il celeberrimo fuoriclasse filippino. Accanto al pugile era presente anche il suo promoter Bob Arum che si è espresso con termini estremamente lusinghieri nei confronti del suo atleta paragonandolo ai grandi pesi welter del passato come Thomas Hearns e Sugar Ray Leonard e affermando con decisione che nessun welter del momento possa minimamente impensierirlo. Arum si è addirittura spinto a dire che Crawford potrebbe battere Danny Garcia ed Errol Spence Jr nella stessa sera snobbando così l’eventualità di fargli affrontare subito il vincitore del confronto che andrà in scena il 5 dicembre.

Qualche parola di commiato la merita invece lo sconfitto della serata che dopo questa debacle potrebbe anche decidere di appendere i guantoni al chiodo. Brook è stato tradito in carriera dal suo stesso ego smisurato, lanciandosi in sfide proibitive quando molti tra quelli che lo circondavano gli consigliavano scelte più prudenti. Ha pagato per tre volte l’eccessiva sicurezza che nutriva nei propri mezzi e lo ha fatto a un prezzo altissimo, con tre sconfitte cruente e logoranti. D’altro canto se non ci fossero i pugili che come lui tentano l’impossibile esponendosi al pericolo del disastro, il nostro sport perderebbe metà del suo fascino. Il mondo del pugilato deve dunque un grazie allo Special One per i grandi incontri che ci ha regalato; ora però è arrivato forse il momento di dire basta.

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