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Stevenson nuovo campione: domina Herring e si impone per KO tecnico

Compito agevole per Shakur “Fearless” Stevenson (17-0-0, 9 KO) che alla State Farm Arena di Atlanta si è impossessato del titolo mondiale WBO dei pesi superpiuma dominando per dieci riprese il campione in carica Jamel “Semper Fi” Herring (23-3-0, 11 KO) fino a quando l’arbitro ha deciso di interrompere il match per via del numero spropositato di colpi subiti dal detentore. Il 24enne statunitense ha quindi conquistato il suo secondo titolo mondiale dopo quello WBO dei pesi piuma agguantato nel 2019. Allora infatti fece suo il titolo lasciato vacante da Oscar Valdez battendo Joet Gonzalez ai punti per poi puntare alla scalata dei superpiuma. Ha dovuto però aspettare circa un anno per la chance mondiale contro Herring, passando prima per il titolo ad interim contro Jeremia Nakathila.

Dopo una prima ripresa di studio, Shakur Stevenson inizia il secondo round con un piglio decisamente più aggressivo. La frazione vede il campione andare in difficolta sui colpi precisi e caricati del suo avversario, specialmente il gancio sinistro che lo coglie spesso impreparato e scoperto.

Lo stesso copione si ripete nella terza ripresa con Herring che subisce combinazioni di più colpi, tutti molto potenti, che non riesce ad arginare. Il ritmo cala durante il quarto round quando Stevenson cerca di gestire le energie dando spazio al jab del campione che tuttavia non riesce a trovare il tempo giusto per rendersi davvero incisivo.

Lo sfidante ricomincia a tessere la sua tela nella quinta ripresa, quando una combinazione devastante di tre colpi mette in seria difficoltà Herring che prova in tutti i modi a resistere alle sfuriate del rivale. Il canovaccio della sfida non cambia nel sesto e nel settimo round, nel corso dei quali Stevenson continua a farsi preferire e a mettere in soggezione il campione. Particolarmente spettacolare si rivela un preciso montante sinistro che scuote Herring mandando la folla in visibilio.

La progressiva demolizione perpetrata ai danni di “Semper Fi” procede in maniera inesorabile, trasformandosi in una vera e propria punizione nell’ottava e nella nona ripresa, fino a quando, nel corso del decimo round, l’arbitro non decide di interrompere il match ormai impari vista l’incapacità di Herring di reagire ai colpi brutali subiti.

Pronostici rispettati dunque per la medaglia d’argento dei Giochi Olimpici di Rio che anche stavolta, come in tutte le precedenti sfide disputate da professionista, si è rivelato un pugile di caratura nettamente superiore a quella del suo avversario. A Herring occorre dare atto di aver resistito stoicamente più di quanto molti altri pugili avrebbero fatto, ma il gap tecnico tra lui e lo sfidante non gli ha consentito di dar vita a un incontro competitivo, relegandolo al ruolo di vittima sacrificale. Ora per “Fearless” potrebbero aprirsi porte interessanti e molto remunerative specialmente nel caso in cui, come è probabile, l’americano decida di puntare quanto prima alla riunificazione delle cinture.

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