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Valdez trova il KO ma non convince: Velez piegato in dieci riprese

Una vittoria prima del limite e due cartellini su tre largamente favorevoli non sono bastati a impressionare gli esperti: la prova con cui ieri notte il messicano Oscar Valdez (28-0-0, 22 KO) ha piegato il portoricano Jayson “La Maravilla” Velez (29-7-1, 21 KO) imponendosi per KO tecnico nella decima e ultima ripresa non è stata infatti del tutto convincente. Nel sottoclou si segnala il ritorno sul ring dell’ex campione mondiale Isaac “Royal Storm” Dogboe (21-2-0, 15 KO), vittorioso in otto round su Chris “The Hitman” Avalos (27-8-0, 20 KO) e l’ennesimo KO al primo round siglato dal prospect statunitense Edgar “The Chosen One” Berlanga (14-0-0, 14 KO) che in un solo minuto si è sbarazzato del connazionale Eric Moon (11-3-0, 6 KO).

Si parla ormai da diverso tempo del super derby messicano che potrebbe essere organizzato tra Oscar Valdez, ex campione del mondo dei pesi piuma salito da un anno nella categoria superiore, e Miguel Berchelt, attuale detentore della cintura WBC dei superpiuma. Se però le ultime prestazioni di Berchelt, che sta travolgendo un avversario di valore dopo l’altro, stanno suscitando l’ammirazione del pubblico, quelle di Valdez, nonostante gli vengano contrapposti avversari di fascia media, stentano a decollare. Anche ieri, al cospetto di un pugile volenteroso e scorbutico ma tecnicamente piuttosto elementare come Velez, il picchiatore allenato da Reynoso non è riuscito a proporre la sua caratteristica boxe offensiva arretrando per larghi tratti e mostrandosi impacciato e poco coordinato nel momento in cui cercava di assumere l’iniziativa. Tutto ciò non gli ha impedito di accumulare punti, poiché la tangibile differenza di esplosività tra i suoi colpi e quelli poco incisivi del rivale era sufficiente a garantirgli il vantaggio, ma la prima metà del combattimento è stata davvero scialba e inconcludente.

Poco prima del giro di boa, a fine quinto round, Valdez è finalmente riuscito a connettere con potenza e precisione col suo gancio sinistro atterrando l’avversario e prendendo fiducia. Nelle riprese successive il superpiuma messicano ha fatto andare le braccia con meno parsimonia alternando montanti alla figura e ganci al volto e legittimando finalmente una supremazia che nelle fasi iniziali era stata minima. Occorre dar credito a Velez di aver attaccato coraggiosamente per tutto il combattimento riuscendo però a ricavarne un parziale successo soltanto quando il più quotato rivale si prendeva le sue pause e si limitava alla fase difensiva. Dopo un ottavo round soporifero Valdez ha intensificato la sua azione per aggiudicarsi in maniera convincente le riprese finali e proprio nell’ultima tornata ha trovato il varco per mettere a segno un gancio destro seguito da un immediato gancio sinistro, siglando così il secondo KD dell’incontro. Un Velez molto provato ha cercato stoicamente di riprendere lo scontro ma un nuovo destro caricato a tutto braccio lo ha spedito al tappeto per lo stop definitivo del signor Tony Weeks.

Condivisibili i cartellini dei giudici Patricia Morse Jarman (89 a 80) e Steve Weisfeld (88 a 81) al momento dell’interruzione. Singolare quello del giudice di lungo corso Dave Moretti (85 a 84) che forse dopo 43 anni di onorata carriera dovrebbe lasciare spazio ai giovani.

C’era curiosità in relazione al ritorno sul quarato del ghanese naturalizzato britannico Isaac Dogboe, rimasto lontano dalle 16 corde per più di un anno dopo le due durissime sconfitte contro il messicano Emanuel Navarrete che gli erano costate il titolo mondiale WBO dei supergallo. Dogboe, che nella circostanza indossava pantaloncini molto originali recanti la bandiera ghanese sul davanti e quella del Regno Unito sul retro, non ha dovuto fronteggiare partiolari problemi nell’imporsi in otto round sul californiano Chris Avalos, apparso per la verità in condizioni di forma poco esaltanti. “Royal Storm” dopo le recenti delusioni ha cambiato allenatore separandosi dal padre, che lo aveva seguito sin dagli esordi da pro, e affidandosi alle cure di Barry Hunter. I cambiamenti tecnici imposti dal nuovo trainer si sono visti a tratti, in particolare nell’uso del jab in apertura di combinazione, un colpo che Dogboe in passato tendeva a dimenticare e che stavolta gli è stato molto utile per rendersi imprevedibile e per trovare la giusta distanza.

Non è un caso che proprio le riprese in cui il jab del ghanese è stato riposto in soffitta, in particolare la seconda e la terza, siano state quelle in cui Avalos è riuscito ad accorciare e rendersi pericoloso con più continuità. Dogboe in ogni caso non gli ha dato tempo di mettere in dubbio la sua superiorità: a partire dal quarto round ha preso saldamente il comando delle operazioni e nonostante un punto di penalità molto severo inflittogli dall’arbitro Russell Mora, non ha più lasciato respirare il rivale fino all’ultimo. Col passare dei minuti la strategia di Avalos è parsa sempre più rinunciataria al punto da far dubitare della serietà della sua preparazione atletica. Comprensibile la scelta del direttore di gara di fermarlo dopo l’ennesimo gancio incassato senza replicare.

Merita infine menzione il 14esimo KO al primo round su 14 match disputati del prospect americano Edgar Berlanga, capace di imporsi in soli 62 secondi su Eric Moon dando continuità a un record che inizia ad apparire davvero impressionante. Il 23enne di New York si era spinto ad affermare prima della sfida che sarà un sollievo quando un avversario riuscirà a resistergli per più di tre minuti, ma evidentemente tale sollievo è stato rimandato: un violento gancio destro alla tempia ha infatti steso Moon senza lasciargli scampo. Gli scettici possono far notare a ragion veduta che l’opposizione incontrata fino ad oggi dal “Prescelto” non sia stata particolarmente temibile e che già in passato record di vittorie fulminanti di questo genere non si sono tradotti in carriere altrettanto sensazionali. Si pensi ad esempio a Tyrone Brunson, l’uomo che stabilì un nuovo primato vincendo al primo round i primi 19 incontri della sua carriera salvo poi rivelarsi un clamoroso bluff. Berlanga tuttavia si mostra estremamente sicuro di sé: ben presto il livello dei suoi rivali crescerà e a quel punto vedremo di che pasta è fatto.

 

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