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Tokio 2020: WBO e WBA sostengono la partecipazione dei Pro

Siamo entrati nel 2020, anno delle Olimpiadi di Tokyo, e i preparativi per la prossima rassegna a cinque cerchi si apprestano ad entrare nel vivo. Dopo le burrascose vicissitudini che hanno investito l’AIBA al punto da mettere a repentaglio la presenza stessa del pugilato tra le discipline olimpiche che troveranno spazio in Giappone, questo enorme rischio è stato scongiurato e pugili di ogni età e provenienza geografica guardano con speranza ai tornei di qualificazione previsti per la prossima primavera. Ancora una volta, come già accaduto nel 2016, la possibilità di rappresentare il proprio paese non riguarderà come da storica tradizione soltanto gli atleti dilettanti e la chance per i professionisti di misurarsi con i propri colleghi in canotta continua a far discutere.

Ad alzare la voce su questo tema controverso ci aveva già pensato lo scorso autunno il Presidente del WBC Mauricio Sulaiman, fermamente contrario alla contaminazione tra dilettanti e professionisti. A scatenare l’indignazione del miliardario messicano era stato il brutale KO messo a segno dal pugile uzbeko Bakhodir Jalolov, già autore di sei vittorie per KO da pro, nei confronti del giovane statunitense Richard Torrez, durante i mondiali organizzati dall’AIBA a Ekaterinburg. Sulaiman nella circostanza non si limitò a denunciare la pericolosità di simili confronti, ma arrivò addirittura a minacciare di sospendere per due anni dalle graduatorie del WBC i professionisti intenzionati a partecipare alle prossime Olimpiadi.

Gli altri enti organizzativi che operano nel pugilato professionistico a livello internazionale non sembrano tuttavia porsi sulla stessa lunghezza d’onda della storica federazione che ha sede a Città del Messico. Tanto la WBO quanto la WBA hanno infatti reso noto di essere disponibili a garantire il proprio pieno supporto agli atleti professionisti stuzzicati dall’idea di rendersi onore in Giappone. In particolare la World Boxing Association si è rivolta ai pugili messicani che si apprestano a sostenere la selezione interna per individuare i propri rappresentanti da mandare ai tornei di qualificazione augurando loro buona fortuna per mano del suo Presidente Gilberto Jesus Mendoza, autore del seguente comunicato:

“A nome della grande famiglia della WBA, pioniera nella gestione del pugilato, che sono onorato di presiedere, desidero esprimere il nostro pieno sostegno a tutti i pugili professionisti in Messico che desiderano partecipare al torneo di qualificazione per le prossime Olimpiadi.

Noi della WBA continueremo ad aprire le porte a tutti i pugili che prenderanno parte a queste qualificazioni, nonché a quelli che si qualificheranno e parteciperanno a Tokyo 2020 e auguriamo loro il maggior successo per le loro prossime sfide”.

Il disaccordo tra le principali federazioni mondiali riflette una differenza di pareri che coinvolge anche addetti ai lavori e semplici appassionati. Da una parte vi sono coloro che atterriscono all’idea di vedere professionisti esperti e plurititolati fronteggiare sul ring giovani dilettanti alle prime armi. Dall’altra c’è chi evidenzia che i pugili pro che hanno preso parte alle Olimpiadi di Rio nel 2016, tra cui figurava il nostro Carmine Tommasone, non hanno raggiunto il podio e che il rischio di una considerevole differenza di esperienza tra gli atleti partecipanti può manifestarsi anche tra soli dilettanti.

Per il momento non si hanno ancora notizie certe sull’identità di eventuali pugili professionisti desiderosi di cogliere questa eventualità. Un’eccezione è rappresentata dalla messicana Anabel “Avispa” Ortiz, campionessa mondiale WBA dei pesi paglia, già proiettata verso le qualificazioni nazionali che si terranno dal 20 al 25 gennaio a Guadalajara.

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