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Si è spento Naazim Richardson: allenò Hopkins e Mosley, smascherò Margarito

Si è spento nella mattina del 23 luglio, dopo una lunga malattia, il grande allenatore Naazim Richardson. Il trainer di Philadelphia è celebre per aver guidato con i suoi consigli pugili leggendari del calibro di Bernard Hopkins e Shane Mosley, oltre a validi campioni del mondo come il peso cruiser Steve Cunningham.

Nato a cresciuto a Philadelphia in un contesto di grande povertà, Richardson scappò di casa a 14 anni intraprendendo una vita da senzatetto che ben presto lo condusse all’arresto. Soltanto l’interesse per il pugilato, destinato a diventare un amore viscerale, lo salvò per sua stessa ammissione da un destino nefasto conducendolo a frequentare le palestre della sua città e ad apprendere i rudimenti del mestiere. Allievo di Bouie Fisher, storico allenatore di Bernard Hopkins, lo sostituì nel ruolo di uomo d’angolo del Boia quando le strade dei due si separarono e accompagnò il fuoriclasse nella storica impresa di diventare il campione del mondo più “anziano” di tutti i tempi.

Le condizioni di salute di Richardson erano da tempo precarie anche in virtù dell’infarto che lo colpì nel 2007 lasciandolo temporaneamente incapace di camminare e di parlare. Naazim riuscì tuttavia a recuperare le sue facoltà psicomotorie con sorprendente rapidità, tanto che già nel 2009 era regolarmente al fianco di “Sugar” Shane Mosley nella sua sfida mondiale contro il messicano Antonio Margarito, da molti ritenuta disperata. Nella circostanza il trainer di Philadelphia, durante le operazioni di bendaggio del campione del mondo, si accorse che qualcosa non quadrava svelando così un clamoroso tentativo di imbroglio: una sostanza indurente era stata infatti applicata alle bende del messicano dal suo trainer Javier Capetillo. I bendaggi furono sostituiti e Mosley inflisse a Margarito una batosta memorabile imponendosi per KO tecnico nel nono round.

Chiamato “Brother Naazim” dagli amici e devoto mussulmano, Richardson trasmise la passione per il pugilato anche ai suoi familiari, tanto che i suoi figli gemelli Tiger e Rock Allen e i suoi nipoti Mike e Karl Dargan sono stati tutti pugili professionisti. Il più promettente tra loro, ovvero Rock Allen, che aveva anche preso parte alle Olimpiadi di Atene nel 2004, fu purtroppo costretto a interrompere la sua carriera nei pro dopo 15 vittorie consecutive a causa di un grave incidente d’auto.

Richardson era noto nell’ambiente della boxe per la sua cordialità e il suo buon cuore oltre che per l’umiltà che lo ha sempre contraddistinto nonostante i successi raggiunti e le competenze acquisite. Non a caso in queste ore innumerevoli messaggi di cordoglio e vicinanza stanno piovendo sui social da parte di pugili, allenatori e giornalisti specializzati. Dal vecchio campione Evander Holyfield, secondo cui “Oggi abbiamo perso una leggenda della comunità del pugilato” al giovane prospect Stephen Fulton Jr, che si è detto onorato di averlo avuto all’angolo e di aver condiviso con lui parte della storia della boxe di Philadelphia, tutti spendono parole di affetto nell’accomiatarsi dal grande trainer e nell’augurargli, come facciamo anche noi di Boxe-Mania, di riposare in pace.

15 anni fa, Bernard Hopkins vs Jermain Taylor 1: la fine del regno del Boia

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