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Morto il pugile russo Maxim Dadashev dopo il match con Matias

Le notizie che non vorresti mai raccontare. Il ventotenne superleggero di San Pietroburgo, il pugile russo Maxim “Mad Max” Dadashev (13-1, 11 KO) è morto questa mattina a causa dei danni cerebrali subiti durante il suo ultimo incontro di venerdì sera. I suoi allenatori Buddy McGirt e Donatas Janusevicius, ne hanno purtroppo confermato il decesso oggi su ESPN.com.

Il 19 marzo alla MGM National Harbor di Oxon Hill, nel Maryland, l’imbattuto Dadashev aveva davanti a sé il portoricano, anche egli imbattuto, Subriel “Browny” Matias (14-0, 14 KO). Il loro match faceva parte dell’undecard della sfida valevole come eliminatoria IBF dei pesi leggeri tra Teofimo Lopez (14-0, 11 K0) e Masayoshi Nakatani (18-1-0, 12 KO) trasmessa in diretta su ESPN.

All’11esimo round McGirt aveva deciso di interrompere l’incontro decretando dunque il ritiro per il suo pugile poichè era diventato uno scontro fin troppo a senso unico in cui il russo stava incassando troppi pugni senza più reagire. Dando quindi in questo modo la vittoria prima del limite per RTD al portoricano.

Dadashev dal ring era sceso da solo, ma di lì a poco aveva iniziato ad inciampare e vomitare, così da essere portato via dall’arena in barella ed trasferito di corsa nell’ospedale più vicino, il Prince George’s Hospital di Cheverly.

Dopo esser stato sottoposto in emergenza ad un intervento chirurgico di due ore per ridurre l’emotoma subdurale sanguinante al cervello e alleviarne il forte gonfiore, era stato posto in coma farmacologico dalle prime ore del sabato. Il neurochirurgo che ha eseguito l’operazione aveva detto subito al suo manager Egis Klimas che il combattente aveva subito gravi danni al cervello. È rimasto in coma indotto fino alla morte però di questa mattina.

Per il prospect russo promosso dalla Top Rank di Bob Arum ahinoi è arrivata l’unica sconfitta in carriera, che ha coinciso purtroppo con la fine della sua vita. È probabile che questa perdita riapra adesso il dibattito sulla sicurezza dei pugili rispetto o meno l’interruzione da parte dell’arbitro quando un match si fa troppo unilaterale per poter continuare.

 

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