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È morto Alan Minter: Boom Boom ha perso la battaglia col cancro

Questa volta il suo cuore sconfinato, che sul ring gli permise di scalare vette apparentemente insormontabili, non è bastato. L’ex campione del mondo indiscusso dei pesi medi Alan Minter si è spento in un letto di ospedale a Guildford all’età di 69 anni dopo una lunga battaglia contro il cancro. Incancellabile resta comunque il ricordo delle sue molteplici imprese.

Protagonista di più di cento match da dilettante, Minter conquistò il bronzo olimpico alle Olimpiadi di Monaco del 1972 venendo eliminato dal rappresentante della Germania Ovest Dieter Kottysch con un verdetto giudicato da molti osservatori decisamente casalingo. Passato professionista a 21 anni, il fighter inglese scalò rapidamente i ranking nazionali ma ben presto dovette fare i conti con la preoccupante tendenza a subire ferite che ne condizionò svariati combattimenti e che fu alla base delle prime quattro sconfitte subite tutte nel giro di un anno. Preoccupato dalla propria fragilità Minter si fece esaminare il volto da uno specialista, ma la risposta che ottenne non fu quella che si aspettava: “Non hai nulla che non va. Ti ferisci perché vieni colpito”.

Le parole del medico indussero Boom Boom a prestare più attenzione alla difesa sin dallo sparring e il pugile ne trasse giovamento riconquistando l’inerzia perduta e appropriandosi prima del titolo britannico e poi di quello europeo. Risale a questa fase la trilogia col connazionale Kevin Finnegan, forse poco nota a livello internazionale, ma da considerarsi un’autentica saga di culto per il pugilato british. Benché il solito problema dei tagli lo avesse condotto a un paio di ulteriori passi falsi contro Ronnie Harris e Gratien Tonna, dal novembre del ’74 all’ottobre del ’79 Minter vinse 22 dei 24 match disputati guadagnandosi con le unghie e con i denti l’agognata chance di battersi per il mondiale.

Tra le vittorie che lo condussero alla grande occasione gli appassionati italiani ricorderanno il tragico KO inflitto allo Stadio Municipale di Bellaria al nostro Angelo Jacopucci che purtroppo non si riebbe mai dai traumi sostenuti e morì di lì a poco. Due anni dopo un altro italiano lo attendeva al varco per impedirgli di far sue le cinture WBC e WBA di categoria: quel Vito Antuofermo che aveva fermato la corsa dell’indemoniato Marvin Hagler con un controverso pareggio e che si presentò a Las Vegas con la ferma intenzione di sbarrare la strada anche all’inglese. Minter si impose una Split Decision molto controversa ma nella successiva rivincita a Wembley, contro un Antuofermo ormai fisicamente in declino, ebbe vita facile.

Fu il già citato Marvin Hagler a porre fine al regno di Boom Boom e ad avviare verso il tramonto la sua carriera con un brutale KO tecnico in tre round nella roccaforte di Wembley. Un Minter dal volto martoriato fu salvato dall’arbitro da conseguenze potenzialmente fatali scatenando l’ira incontenibile del pubblico presente che costrinse il vincitore a una fuga precipitosa negli spogliatoi sotto una pioggia di oggetti. L’ormai ex detentore rese poi onore al suo rivale ammettendo che quella sera si era trovato di fronte un pugile speciale, contro il quale non avrebbe avuto possibilità di vittoria a prescindere dal taglio.

Ritiratosi con un record di 39 vittorie e 9 sconfitte (di cui ben 7 per ferita), Minter ha successivamente collaborato con le emittenti britanniche in veste di commentatore facendosi apprezzare per la sua competenza e il suo stile. Il figlio Ross ha commentato la scomparsa del grande campione ricordando quanto fosse amato dai sostenitori britannici:

“Papà era estremamente orgoglioso di essere diventato campione mondiale indiscusso e io mi sentivo a mia volta molto orgoglioso quando ero in giro con lui e vedevo quanto popolare fosse per la gente, anche a distanza di molto tempo dal suo ritiro”.

Accadde oggi: Alan Minter vs Marvin Hagler, una sfida ad alta tensione

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