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Jessica McCaskill batte di nuovo Cecilia Braekhus, stavolta in modo netto

Dalla sorpresa alla riconferma: Jessica “CasKILLA” McCaskill (10-2-0, 3 KO) ha dimostrato, se mai ce ne fosse stato bisogno, di non essere diventata campionessa dei pesi welter di tutte e quattro le sigle mondiali per caso. La picchiatrice americana ha infatti sconfitto per la seconda volta la leggendaria pugile norvegese Cecilia “First Lady” Braekhus (36-2-0, 9 KO) infliggendole una netta decisione unanime all’American Airlines Center di Dallas. Se il verdetto del primo incontro aveva lasciato adito a qualche dubbio, questa volta non c’è stata storia, come evidenziato dai margini sanciti dai tre giudici che si sono espressi con i seguenti punteggi: 98 a 91, 99 a 90 e 100 a 89.

Quando le due pugili si erano trovate di fronte l’estate scorsa, i pronostici erano tutti per l’imbattuta Braekhus che nella circostanza cercava di difendere il proprio trono per la 26esima volta. Si trattò di un match molto equilibrato con una prima parte favorevole alla sfidante, capace di imporre un ritmo forsennato, e una progressiva rimonta della favorita. L’ultimo round chiuso in crescendo parve legittimare il successo dell’americana ma di certo non si trattò di un’affermazione netta e indiscutibile, motivo per cui il rematch aveva il compito di chiarire i valori in campo. Chi ha seguito l’intera carriera di Cecilia Breaekhus tuttavia, si era già accorto quella sera che la norvegese fosse lontana parente della fuoriclasse che ha dominato la categoria per più di un decennio. La stessa pugile del resto, dopo la proclamazione del verdetto avverso, aveva manifestato propositi di ritiro, salvo poi tornare sui suoi passi.

Alla luce di quanto abbiamo visto stavolta, aver cambiato idea sull’ipotesi di appendere i guantoni al chiodo non è stata una decisione felice da parte della “First Lady”. L’atleta norvegese è apparsa infatti fin dalle prime battute ulteriormente rallentata e spenta, non soltanto in comparazione ai suoi anni d’oro, ma anche in confronto alla performance dello scorso anno. I primi tre round sono stati infatti un inferno per l’ex campionessa, ripetutamente sorpresa dai destri larghi della rivale che in più di una circostanza l’hanno scossa visibilmente costringendola a rifugiarsi in clinch.

Pur continuando ad aggredire senza sosta, CasKILLA ha inevitabilmente perso un po’ di lucidità dopo le prime riprese condotte all’arma bianca e così nei round centrali si è visto più equilibrio, per quanto la Braekhus non riuscisse mai a dare continuità ai suoi diretti e finisse spesso e volentieri a impelagarsi nel corpo a corpo. A dare il colpo di grazia alle convinzioni della norvegese ci ha pensato poi l’arbitro Rafael Ramos che le ha comminato un punto di penalità molto severo nel corso del settimo round demoralizzandola ulteriormente e togliendole quel poco di inerzia che era riuscita a costruirsi.

Le ultime riprese non hanno prodotto molto spettacolo dato che la stanchezza ha preso il sopravvento limitando la pulizia e l’efficacia delle azioni, ma pur senza fare cose epocali era sempre la McCaskill a esibire un maggior workrate, a cercare lo scambio e a mulinare le braccia trovando di tanto in tanto il bersaglio. I cartellini dei giudici hanno dunque riconfermato giustamente sul trono l’americana aprendole la strada verso altre sfide remunerative. Un ipotetico rematch con la straordinaria campionessa irlandese Katie Taylor, che nel 2017 inflisse l’ultima sconfitta a CasKILLA, è indubbiamente lo scenario sperato e viste le ottime prestazioni recenti dell’atleta di Chicago potrebbe certamente concretizzarsi.

Se dopo la prima sfida Cecilia Braekhus aveva saggiamente lasciato intendere di pensare al ritiro, stavolta si è paradossalmente detta aperta a proseguire la sua avventura tra le sedici corde, arrivando addirittura a invocare un terzo match che però difficilmente susciterebbe l’interesse di organizzatori e televisioni. La First Lady è stata una pugile semplicemente strepitosa finché il fisico l’ha sorretta, ma oggi, a 39 anni e dopo tantissime battaglie logoranti, rischia di sporcare una carriera epica qualora decida di persistere con il pugilato agonistico. Occorre sperare per il suo bene che ci ripensi.

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