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Makabu supera Mchunu con un verdetto molto controverso: ora sogna Canelo!

Oggi come un tempo, quando Don King è implicato nell’organizzazione di un match di pugilato, non c’è da star tranquilli sul fatto che tutto filerà liscio. Lo ha capito a sue spese il malcapitato Thabiso “The Rock” Mchunu (23-6-0, 13 KO) che alla Packard Music Hall di Warren si è visto negare la vittoria contro il campione del mondo WBC dei pesi cruiser Ilunga Junior Makabu (29-2-0, 25 KO) da un verdetto di Split Decision molto controverso. Con questo successo Makabu si è probabilmente garantito un match multimilionario con la superstar del momento Saul “Canelo” Alvarez, intenzionato a salire nei pesi cruiser in cerca di gloria. Questi i cartellini finali: 116 a 112, 113 a 115, 115 a 113.

Non è la prima e non sarà l’ultima volta che un pugile poco conosciuto venga sacrificato sull’altare della patria per non ostacolare un evento ricchissimo già adocchiato da manager e televisioni. Stavolta la vittima del dio denaro porta il nome di Thabiso Mchunu, atleta sudafricano che dopo una carriera fatta di alti e bassi avrebbe meritato di portare a compimento una bella favola di riscatto essendosi reso protagonista della terza performance maiuscola consecutiva e invece resterà nell’ombra nell’indifferenza generale.

Ilunga Makabu era comprensibilmente il favorito della vigilia in virtù del risultato del primo match disputato contro il rivale nel 2015, quando ottenne la vittoria per KO dopo una prima parte di combattimento molto difficoltosa. Quella sfida ha indubbiamente influito sulla psiche e sulla condotta tattica dei due pugili nel rematch, come si è evinto già dal primo round. Mentre Makabu si è subito focalizzato sul lavoro al corpo, che sette anni fa si rivelò molto prezioso, Mchunu ha cercato immediatamente di addormentare i ritmi, per non incorrere nel calo di energie che in Sudafrica gli era costato il match.

L’aggressività del campione è notevolmente cresciuta nella seconda ripresa traducendosi in una pioggia di colpi che ha impedito a Mchunu di portare avanti la sua strategia conservativa. “The Rock” ad ogni modo non si è lasciato impressionare e dalla tornata successiva ha iniziato ad azionare con regolarità i suoi rapidi fendenti d’incontro dando vita così a una fase piuttosto equilibrata in cui la sua maggior precisione e la sua pulizia tecnica si contrapponevano alla potenza e alla foga di Makabu.

Un possibile punto di svolta del combattimento si è verificato nel quinto round, quando un violentissimo gancio destro dello sfidante ha preso in pieno il volto del rivale stordendolo per un attimo. Da quel momento in poi Makabu è diventato molto più cauto nel suo incedere ed il suo angolo lo ha incoraggiato in questo senso chiedendogli di non cercare il KO e di limitarsi ad accumulare punti. Ne è derivata una seconda metà del match piuttosto soporifera, con i due pugili poco inclini a dar vita a scambi furibondi, intenti a studiarsi vicendevolmente per larghi tratti.

Chi ha assistito al primo confronto tra i due sa bene che questo tipo di scenario non poteva che favorire Thabiso Mchunu, pugile tecnicamente migliore, che infatti è andato a nozze con i ritmi bassi concessi dal campione e ha dato la netta impressione di prendere in mano le redini del match. Non che il sudafricano facesse chissà quali mirabilia, ma era senz’altro lui a mettere a segno i colpi più belli e precisi ed era sempre lui a esibire le schivate e i gesti tecnici più degni di nota. Makabu dal canto suo era semplicemente irriconoscibile se paragonato al pugile capace di dar vita a incredibili guerre senza quartiere che abbiamo imparato a conoscere nel corso degli anni.

L’ultima ripresa ha seguito una dinamica piuttosto curiosa: entrambi i pugili infatti l’hanno disputata come se fossero certi di essere in vantaggio e di dover soltanto amministrare i tre minuti finali per aggiudicarsi il verdetto. Nessun evento drammatico ha quindi caratterizzato la parte terminale della sfida che è scivolata fino alla lettura dei cartellini senza ulteriori sussulti. Dopo la campana finale Mchunu ha tradito il suo nervosismo rifiutando l’abbraccio del campione, spintonandolo via e ritirandosi al suo angolo con un’espressione funerea in volto, tipica di chi si aspetta una beffa.

E la beffa è puntualmente arrivata, per mezzo dei giudici Jamie Garayua e Steve Weisfeld che hanno inspiegabilmente premiato lo sterile pressing del campione rendendo vano l’operato del terzo membro della giuria Nathan Palmer, che invece ha concesso un vantaggio, per quanto risicato, a Mchunu. Chi vi scrive al termine del match aveva un punteggio di 116 a 112 in favore dello sfidante ed è rimasto quindi piuttosto sorpreso dall’esito finale. A scanso di equivoci occorre precisare che alcuni round, dati i ritmi molto blandi dell’incontro, sono stati di difficile attribuzione; sarebbe quindi inopportuno parlare di scandali o di corruzione, ma di certo la sensazione che il già delineato match tra Makabu e Canelo possa aver condizionato almeno in parte il lavoro dei giudici è stata piuttosto forte.

Se ora Saul Alvarez darà seguito alla sbandierata intenzione di salire nei pesi cruiser per cercare di aggiudicarsi un titolo mondiale nella quinta categoria di peso, lo farà verosimilmente con convinzione ancora maggiore. La performance scialba del campione WBC non può infatti aver spaventato il fuoriclasse messicano: Makabu è apparso lento, prevedibile e assai poco incisivo, forse condizionato negativamente dall’essere rimasto lontano dal ring per più di un anno dal suo ultimo combattimento. Nonostante l’enorme gap fisico dunque, Canelo vestirebbe i panni del favorito.

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