fbpx

Makabu vince la sua “Rumble in the Jungle”: Cieslak domato tra le polemiche

45 anni dopo la storica vittoria di Ali su Foreman, un nuovo mondiale emozionante, benché di livello naturalmente molto inferiore rispetto a quell’epica sfida del passato, si è svolto ieri nella celebre Kinshasa in Congo (l’allora Zaire). L’idolo locale Ilunga “Junior” Makabu (27-2-0, 24 KO) ha coronato il sogno di una vita aggiudicandosi davanti alla sua gente il Titolo WBC dei pesi cruiser ai danni del polacco Michal Cieslak (19-1-0, 13 KO) per decisione unanime dei giudici. Questi i cartellini ufficiali: 114 – 112, 115 – 111, 116 – 111.

Proprio come la storica battaglia del ’74, caratterizzata da una fase organizzativa burrascosa, anche questo mondiale ha dovuto attraversare innumerevoli problemi prima di andare in scena. Quando tutto sembrava definito infatti, l’eterno Don King, incredibilmente protagonista anche di questa vicenda, si era messo di traverso, affermando di essere stato tenuto all’oscuro di tutto nonostante il suo ruolo di manager di Makabu. Che la nuova “Rumble in the Jungle” potesse essere messa in piedi all’insaputa del principale organizzatore di quella originale è parso a molti il colmo dei colmi, ma l’inghippo fortunatamente si è risolto in fretta.

Un nuovo clamoroso intoppo è parso sorgere proprio ieri, a poche ore dall’inizio del combattimento, quando Andrew Wasilewski, manager di Cieslak, ha avanzato dubbi sul pagamento della borsa pretendendo prove dell’effettiva disponibilità dei fondi prima di autorizzare il suo pugile a salire sul ring. Alla fine anche questa grana è stata superata e finalmente i due atleti hanno potuto incrociare i guantoni davanti a una folla scatenata nel suo tifo e nei suoi incitamenti.

Sul quadrato tuttavia non sono mancate controversie ed episodi discutibili. Dopo aver dominato i primi due round anche grazie a un uso magistrale del montante destro e dopo aver messo a segno diversi colpi pesanti nel terzo, Cieslak è stato infatti fermato nella sua azione da un suono della campana giunto con un intero minuto di anticipo. Avete capito bene: la terza ripresa è durata appena due minuti, un episodio increscioso e semplicemente incredibile in un mondiale di sigla nel 2020.

Le due riprese successive sono state contrassegnate da ulteriori colpi di scena. Raggiunto da un evidente colpo basso nel corso del quarto round, Cieslak ha ingenuamente abbassato la guardia aspettandosi un intervento dell’arbitro Michael Griffith che però non è arrivato e Makabu ne ha subito approfittato per castigarlo con due ganci sinistri che lo hanno spedito al tappeto. Se da un lato l’errore del direttore di gara è stato palese, dall’altro il co-sfidante polacco ha colpevolmente dimenticato il celebre motto “protect yourself at all times” e ne ha pagato le conseguenze. Ad ogni modo Cieslak ha restituito il favore al rivale nella ripresa successiva stordendolo con un paio di colpi d’incontro e costringendolo ad appoggiare un guantone a terra e a essere a sua volta contato.

Col passare dei round la spinta propulsiva dell’atleta polacco è calata sensibilmente lasciando spazio alle avanzate di Makabu, spesso impreciso e prevedibile, ma determinato nel suo pressing incessante e nel suo caratteristico lavoro di demolizione. Pur avendo avuto una carriera infinitamente meno logorante rispetto a quella del suo avversario, Cieslak si è dimostrato il meno fresco e pimpante tra i due e nella seconda metà del match ha faticato sempre più a trovare la distanza a lui congeniale, facendosi spingere continuamente alle corde e rispondendo con fendenti isolati.

Nonostante qualche segnale di risveglio del pugile europeo a ridosso dei championship round, è stato dunque il picchiatore congolese a chiudere in crescendo guadagnandosi così una vittoria meritata benché probabilmente meno larga di quanto due giudici su tre abbiano sentenziato.

Il trionfo di Makabu, acclamato dal pubblico in delirio dopo la lettura del verdetto, è il punto di arrivo di un percorso faticoso e avvincente che ha visto l’atleta africano girare mezzo mondo sovvertendo tante volte le quote degli allibratori e non esitando mai a salire sul ring contro il beniamino locale di turno. La spettacolare vittoria su Kucher, il derby africano con Mchunu, la rovinosa sconfitta con Bellew, le superlative affermazioni in Russia su Kudryashov e Papin: ogni capitolo del suo racconto ha regalato brividi ed emozioni ed è giusto che oggi, dopo tanto vagare, “Junior” abbia raggiunto la gloria tanto cercata nel paese che gli ha dato i natali.

Condividi su:
  • 83
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

X