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Il “King Kong” dall’animo nobile: Luis Ortiz e la sua battaglia personale

A vederlo è grande e grosso, l’aspetto è quello di un duro, non a caso il suo soprannome è “King Kong”, come quello del mostro cinematografico dall’aspetto di un gorilla gigante. Eppure dietro la sua figura prorompente si nasconde un animo nobile.

Il contendente dei pesi massimi cubano Luis Ortiz infatti è impegnato in prima linea a sostegno della ricerca e la cura delle malattie rare infantili. Lo scorso marzo è stato nominato ambasciatore onorario della comunità EB (epidermolysis bullosa) dall’associazione mondiale senza scopo di lucro “EB Research Partnership” in occasione della “Giornata delle malattie rare”, dedicata alla sensibilizzazione e al miglioramento dell’accesso alle cure per le persone affette da tali patologie e per le loro famiglie.

Un tema questo che gli sta molto a cuore e per il quale lotta molto, continuamente. Egli stesso vive un’esperienza del genere e porta avanti la propria battaglia in prima persona: da tempo di fatti la sua figlia primogenita Lismercedes soffre di epidermolisi bollosa della pelle, una malattia al momento incurabile che provoca vesciche e ustioni al minimo contatto: Ortiz le equipara ad ustioni di terzo grado. Le è stata diagnosticata tre mesi dopo la sua nascita. Questa è stata per lui la ragione per la quale circa dieci anni fa decise di lasciare Cuba e trasferirsi negli Stati Uniti. L’isola un paese troppo povero e caldo, e le possibilità che potesse ottenere l’aiuto necessario per sua figlia estremamente limitate.

Ed ha avuto ragione perchè dopo diversi anni di battaglie lo scorso anno a luglio, cinque giorni prima del match con Razvan Cojanu, i ricercatori di Stanford gli comunicarono di essere riusciti a sviluppare un farmaco che nell’80% dei casi aveva avuto successo nel trattamento della malattia. Alla fine del suo incontro allo Staples Center di Los Angels scesero delle lacrime sul volto di Ortiz che non avevano nulla a che fare con la sua vittoria sul ring, ma molto con quella fuori.

“So che molti padri stanno attraversando con i loro figli che soffrono, quello che passo anche io, e che sia io che loro vogliamo solo fare tutto ciò che è in nostro potere per salvarli. Significa molto per me poter aiutare i genitori e i bambini che non hanno una risposta o non hanno modo di ottenerla”.

E proprio ieri Luis è stato ospite d’onore alla Toyota di Hollywood per gentile concessione del CEO dell’azienda e amico di lunga data Craig Zinn, in favore di un incontro benefico per la raccolta fondi per la sensibilizzazione ed il sostegno dell’ospedale pediatrico “Joe DiMaggio” del posto, che tra i tanti pazienti ha anche sua figlia.

“Per fortuna, siamo circondati da una comunità così amorevole che ci fa sapere che non siamo soli in questa lotta. Sono molto riconoscente a Zinn per questa opportunità che ci ha dato: mi ha sia fatto entrare in contatto con tutti i miei fan, cosa che amo fare ogni giorno, sia nel frattempo dato modo di unirci tutti insieme per una causa così eccezionale. Sono tanto orgoglioso di essere in grado non solo di aiutare mia figlia, ma anche il figlio o la figlia di qualcun altro“.

Rimane per lui questa la lotta più importante della sua vita.

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