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Joshua: “L’anno scorso è stato un anno difficile. Mi hanno dato del pazzo!”

Anthony Joshua si toglie qualche sassolino dalla scarpa. Ma forse sarebbe più giusto parlare di “macigno” sullo stomaco.

La sconfitta di giugno con Andy Ruiz Jr. ha segnato una tappa fondamentale nel percorso di crescita di Anthony. Buttato giù dal trono a suon di pugni, ha dovuto fare i conti con una stampa non certo tenera nei suoi confronti, ma soprattutto li ha dovuti fare con sé stesso.

Chi scrive non gli ha mai risparmiato qualche critica: molto pulito stilisticamente, sicuramente potente, ma troppo scolastico e macchinoso sul ring, anche a causa di un fisico decisamente ipertrofico, più da culturista che da pugile.

Vederlo risalire sul ring concentrato, con un fisico asciutto, tirato a lucido, con gambe e busto evidentemente meno “gonfi” ma più rapidi e soprattutto ben più esplosivi, ha suscitato ben più di qualche sensazione positiva.

Anthony è salito sul ring della Diriyah Arena contro colui che era divenuto il suo spauracchio, esattamente sei mesi dopo quella sonora sconfitta, affrontando non solo il suo avversario, ma anche tutti coloro che lo avevano dato preventivamente per spacciato o per probabile sconfitto. Per non parlare poi di tutti quelli che gli avevano consigliato di prendersi un periodo di riposo: ex pugili, grandi campioni del passato, addetti ai lavori.

Difficile dire cosa sia passato per la testa di Anthony. Ma una cosa è certa, la boxe è uno sport fatto di motivazioni: senza di esse un pugile è destinato alla sconfitta. Joshua di motivazioni ne aveva fin troppe, a differenza di Andy. Il ring non ha fatto altro che confermarlo.

Mi sono sentito, e lo confermo ancor oggi, come cancellato. Quindi mi son detto ‘bene’. allora stanno dicendo che Joshua non dovrebbe affrontare il rematch e che è pazzo a farlo”, ha dichiarato AJ a JD Sports.

Sto parlando di alcuni dei miei idoli e cose del genere. Quindi la cosa migliore dell’Arabia Saudita è stata dimostrare a me stesso che, indipendentemente da ciò che quegli idoli o gli esperti dicono di me, nessuno può andare contro le proprie sensazioni.

Ha poi proseguito Anthony: “Questa è la ragione per cui a fine combattimento c’è un video di Eddie [Hearn, ndr.] che salta , del mio manager Freddy che salta anche lui dalla gioia, ed io sono lì fermo. Mi sono ricordato di quando avevo detto ‘una volta che avrò vinto tutti dovranno inchinarsi a me’, perciò è stato il mio momento di trionfo, i fatti dopo le parole! Quella è stata la cosa migliore dell’Arabia Saudita.”

Difficile non comprendere le parole di AJ. Dacché calca i ring, la stampa è sempre stata al suo fianco e, complice l’ottimo lavoro fatto da Hearn e dal suo management, Anthony è stato per anni il pupillo del movimento pugilistico britannico, coccolato e vezzeggiato sin da dilettante, quando con un verdetto ben più che discutibile vinceva l’oro Olimpico alle spese di Roberto Cammarelle.

Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti, ed Anthony si è fatto largo a suon di KO nel mondo professionistico, fino alla debacle con Ruiz. Dalle stelle alle stalle in una sola notte: “È stato un momento difficile della mia carriera. L’anno scorso è stato un anno davvero difficile. Come combattente dei pesi massimi britannici non otteniamo mai il rispetto dei media mondiali, che sono governati in una certa misura dall’America. Gli americani si prendono cura degli americani, perciò quando ho perso… Accetti delle sfide e l’obiettivo è vincere al 100%.”

Nonostante una grande prestazione, da pugile intelligente e maturo, ottenuta sfruttando la mobilità acquisita grazie all’estenuante lavoro fatto in palestra e i diretti potenti e rapidi – utilizzando il maggior allungo – non sono comunque mancate critiche ingenerose da parte di chi si aspettava un match d’assalto, dalla corta distanza, che avrebbe assurdamente avvantaggiato Ruiz, dotato di leve più corte. È altresì vero che, non fosse stato per la mascella a prova di bomba, difficilmente il messicano avrebbe terminato il match in piedi, visti i diretti che è riuscito ad assorbire.

Considerazioni di sorta a parte, Anthony è ora focalizzato sulla difesa obbligatoria con Kubrat Pulev, probabile preambolo ad una sfida stellare contro l’altra icona del pugilato britannico, Tyson Fury.

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