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Medaglia di bronzo per Irma Testa: Nesty Petecio vince ai punti e va in finale

Si ferma sul terzo gradino del podio la cavalcata olimpica di Irma Testa: la pugile di Torre Annunziata non è riuscita infatti a superare la filippina Nesty Petecio nella semifinale del torneo dei pesi piuma di Tokyo 2020 e non prenderà parte quindi all’agognata finale per l’oro. La nostra portacolori è stata protagonista di un buon inizio ma ha poi subito la rimonta della rivale, giudicata vincente da quattro giudici su cinque con i seguenti cartellini: 29-28, 29-28, 29-28, 29-28 e 28-29. Un verdetto tutto sommato condivisibile che ha posto dunque fine all’avventura della squadra azzurra di pugilato in queste Olimpiadi e ha conferito a Irma una storica medaglia di bronzo.

C’era tanta tensione sul quadrato al suono della campana iniziale, un aspetto da mettere in conto vista la posta in palio. Le due pugili, entrambe caratterizzate da uno stile attendista, si studiavano con circospezione, come in una partita a scacchi, ed esitavano a dare fuoco alle polveri. Ci ha dovuto pensare l’arbitro Beau Campbell, col suo richiamo ad una maggiore attività, a ravvivare un po’ l’azione e la prima a beneficarne è stata Irma Testa. L’italiana ha infatti iniziato a sfruttare con profitto il considerevole vantaggio in allungo andando a segno più di una volta dalla lunga distanza senza farsi trovare dalle repliche velenose della rivale. La giuria ha giustamente attribuito il round alla nostra pugile all’unanimità, costringendo così Nesty Petecio a cambiare tattica.

La filippina ha compreso che aspettando l’azzurra e cercando di incrociarla non avrebbe tirato fuori un ragno dal buco e così ha deciso di giocarsi il tutto per tutto andando all’attacco. Il secondo round è stato quindi segnato dal suo pressing furibondo, con Irma che ha faticato a contenerne i generosi assalti, quasi fosse sorpresa da tanta aggressività. L’atleta italiana si è affidata prevalentemente agli spostamenti laterali ma non ha azionato a sufficienza i suoi classici colpi di sbarramento finendo quindi molto a spesso nel corpo a corpo e subendo anche diversi richiami verbali per trattenute. Ripresa chiaramente favorevole alla Petecio che è quindi tornata in perfetta parità su tutti i cartellini.

L’ultima frazione era naturalmente decisiva e i guantoni delle due pugili sono diventati pesanti come macigni. La Testa ha finalmente ripreso ad azionare le braccia oltre alle gambe, ma lo ha fatto sporadicamente e senza la cattiveria necessaria, mentre la sua avversaria continuava a venire avanti senza sosta ma con meno spensieratezza e meno baldanza rispetto al round precedente. Ne sono derivati tre minuti incerti ed equilibrati al termine dei quali quattro dei cinque giudici a bordo ring hanno deciso di premiare la maggiore incisività degli affondi della Petecio rispetto alla maggior pulizia e precisione della boxe della Testa. Chi vi scrive, mettendo da parte il tifo, avrebbe fatto altrettanto.

Resta un po’ di amarezza perché l’accesso in finale non era affatto fuori portata per la nostra portacolori. Irma avrebbe potuto e dovuto osare di più in quelle due maledette riprese finali, portando più colpi e facendolo con l’intenzione di far male piuttosto che con quella di “far punto”, in ossequio a un metro di giudizio che dall’abolizione delle macchinette in poi tende a premiare maggiormente l’incisività e l’efficacia rispetto all’eleganza. Restano comunque intatte la gioia e l’orgoglio per la prima medaglia olimpica italiana nella storia della boxe femminile, un traguardo che non era per nulla scontato alla vigilia dei giochi.

Merita infine di essere sottolineato ed elogiato l’atteggiamento della nostra pugile dopo la lettura del verdetto. Irma ha applaudito la rivale, le ha alzato il braccio ed è scesa dal ring senza plateali e inopportune recriminazioni. Cinque anni fa, dopo l’eliminazione al primo turno delle Olimpiadi di Rio, l’italiana aveva rilasciato dichiarazioni stonate dimostrando di dover crescere in termini di maturità per ambire a certi palcoscenici. Da allora la nostra Butterfly ha saputo fare un notevole salto di qualità sul piano caratteriale oltre che su quello tecnico. Occorre ora un ultimo step per la definitiva consacrazione.

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