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Il fenomeno Usyk

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“Secondo le leggi della fisica il calabrone non potrebbe volare. Ma lui non lo sa e continua a volare”. Il paradosso del Calabrone, una leggenda nata all’Università di Gottingen a causa di un errore di calcolo dell’entomologo francese Antoine Magnan che lo enunciò negli anni Trenta, potrebbe descrivere al meglio la meraviglia generata dall’osservazione di Oleksander Usyk sul ring.
Il fenomeno ucraino, così come il calabrone, non infrange alcuna legge fisica. Ma le sue straordinarie doti tecniche e fisiche generano un certo stupore nello stesso istante in cui si realizza che a muoversi come un ballerino sia un colosso di circa 95 kg per 190 cm.

Nato a Sinferopoli nella penisola di Crimea nel 1987, Oleksandr mostra da subito qualità da assoluto campione. Una carriera dilettantistica fatta di 350 match e 335 vittorie, un oro alle Olimpiadi di Londra del 2012, un oro ai Mondiali di Baku del 2011 e agli Europei di Liverpool del 2008. Attuale detentore di tutte e quattro le cinture dei cruiser, primo ed unico campione unificato di categoria, Usyk si appresta ad approdare nei massimi con il chiaro ed evidente proposito di lasciare una traccia indelebile nella storia della noble art.
Laureato in scienze motorie, istrionico quanto basta per presentarsi sul ring con improbabili tagli di capelli, sempre scherzoso, sorridente, corretto, mai polemico o insolente nei confronti degli avversari, Usyk è noto per il suo carattere allegro e solare quanto per la sua abilità sul ring.

Un arsenale a disposizione

Jab, diretto, gancio, montante: colpi scagliati da ogni angolazione possibile ed immaginabile, con un’intensità rarissima, forse mai vista in queste categorie di peso. Colpi mai scagliati alla massima potenza, ma gestendo le forza in modo da non disperdere energie ed intensità lungo i dodici round e mantenendo sempre un perfetto bilanciamento, tale da garantire comunque una certa efficacia.
I fondamentali di Usyk sono di primissimo livello, tanto che risulta molto difficile decidere quale sia il miglior colpo nel suo arsenale. Ciò che maggiormente risalta della sua boxe sono talune abilità che lo rendono uno dei pugili più sensazionali dello scenario p4p attuale ed un unicum sul ring. Innanzitutto la sua straordinaria capacità di colpire da angolazioni inusuali, complice un footwork di livello altissimo e assolutamente inusuale per un pugile della sua stazza. Usyk è in grado di combattere quasi con la stessa efficacia sia in guardia sinistra che destra, seppur mancino naturale. Come il connazionale, amico e collega Vasily Lomachenko – i due condividono lo stesso allenatore nonché padre di Lomachenko, Anatoly – Usyk eccelle nell’arte del pivoting, ossia del piede perno, una tecnica che consente all’ucraino di togliersi rapidamente dal range visivo e offensivo dell’avversario e “riapparire” come un fantasma in posizione perfetta per colpire, ossia frontale al fianco del malcapitato. Usyk è inoltre dotato di una scelta di tempo clamorosa, che gli permette di contrastare anche pugili dotati di maggior velocità di braccia. Abile nel gestire la distanza, può combattere efficacemente sia dalla corta che dalla lunga, anche se a giudizio di chi scrive il meglio lo dà dalla media, dove il nostro mette in mostra tutto il suo arsenale di finte, schivate, dentro e fuori e counter con cui solitamente prostra lo sventurato di turno. A corollario del tutto, un carisma ed una personalità strabordanti e una sicurezza sul ring che si palesa nella perfetta gestione delle tempistiche di ogni suo match.

Generalmente il pugile ucraino preferisce partire lentamente, studiando al meglio le caratteristiche dell’avversario e riuscendo in brevissimo tempo a disinnescarne l’efficacia, segno di un’intelligenza pugilistica superiore. Contro Bellew è bastato aspettare che il pugile inglese perdesse smalto, complice il movimento continuo nel tentativo di evitare di vedersi scaraventare addosso un quantitativo di colpi mai provato prima.
Contro Gassiev, il talento russo allenato da Abel Sanchez, Usyk ha mostrato le stimmate del fuoriclasse assoluto tanto il divario tra i due è parso evidente: Gassiev in balia dell’avversario, totalmente incapace di accorciare la misura per impensierire un Usyk che lo ha letteralmente surclassato per dodici riprese. Un unico momento di difficoltà, quando al quarto round Murat è riuscito, unica e sola occasione avuta durante tutto il match, a mettere a segno un overhand, un gancio destro discendente con cui ha centrato in pieno l’ucraino, che da fenomeno quale è ha assorbito il colpo e legato, giusto quei secondi necessari per recuperare lucidità e riprendere da dove lasciato. A corollario del tutto, la prova di una gran mascella – non è da tutti assorbire in quel modo un colpo caricato a tutto braccio del russo – e l’ennesima dimostrazione di grande intelligenza pugilistica nella gestione di un seppur breve momento di difficoltà.

Un futuro ancora da scrivere

Usyk a breve farà la sua apparizione nella categoria regina. Sono in molti a credere che l’ucraino faticherà a contenere la fisicità dei massimi attuali, veri e propri colossi di due metri che generalmente passano i cento kg, complice anche una credenza che vede Oleksandr come un pugile dotato di scarsa potenza per poter impensierire gente come Joshua, Wilder o il redivivo Fury. Una credenza, a giudizio di chi scrive, assolutamente erronea e figlia più dello stile martellante dell’ucraino – più propenso a colpire con continuità e pressione asfissiante che a cercare il colpo da ko – che di una reale carenza del pugile.
Usyk è un pugile dotato di una tecnica, di una velocità di esecuzione, di un workrate e di un footwork assolutamente inarrivabili per gli attuali pesi massimi. Nell’ultimo match contro Tony Bellew, l’ucraino ha generato da solo un volume di colpi a segno quasi pari a quello dal duo Fury-Wilder durante tutto il match che li ha visti uno di fronte all’altro.
Esistono, come è logico che sia, delle incognite. Riuscirà Usyk a disinnescare il destro fulminante di Wilder, o a contenere la straripante fisicità di Joshua? Sarà in grado di sfruttare le sue doti tecniche per non farsi imbrigliare dalle astuzie di Tyson Fury?
Fighter assolutamente non convenzionale, in grado di imporre dei ritmi forsennati, un movimento continuo e una tecnica che attualmente nessun massimo possiede nemmeno lontanamente, Oleksandr Usyk possiede probabilmente tutte le qualità per lasciare un segno nella storia di questo sport.

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