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Hearn: “Dalle 4 alle 6 settimane in un ambiente unico: metteremo in scena una serie di eventi”

Eddie Hearn pensa già ad una possibile pianificazione per gli eventi a porte chiuse che potrebbero tenersi nelle settimane che seguiranno la fine del lockdown da coronavirus.

L’idea del promoter britannico è quella di ripartire in estate con una serie di spettacoli da realizzare però in un ambiente esclusivo in modo da ridurre al massimo eventuali rischi di ulteriori strasichi di virus. Difatti, nonostante il British Boxing Board of Control ipotizzi un ritorno del pugilato inglese a giugno, Hearn sta pensando piuttosto a non tornare prima di luglio o giù di lì:

“Penso che giugno sia ancora in bilico ma stiamo lavorando per la boxe a porte chiuse per la fine di giugno o l’inizio di luglio”, ha dichiarato in un’intervista al Daily Star.“Dobbiamo essere più attenti e scrupolosi che in altri sport come le freccette o lo snooker per via delle esigenze mediche. Dobbiamo assicurarci che tutto sia sicuro. Siamo in procinto di costruire un ambiente unico per il ritorno della boxe. Quello sarà il nostro ambiente che ci auto-creeremo e che utilizzeremo per un periodo probabilmente che andrà dalle quattro alle sei settimane. Metteremo così in scena una serie di spettacoli”.

Quali però potrebbero essere le sfide e i protagonisti di queste potenziali settimane, il promoter della Matchroom Boxing non lo ha rivelato. La lista degli incontri rinviati in questi ultimi mesi e quelli che verranno è lunghissima e di supposizioni se ne potrebbero fare tante. Difficile immaginare tale eventualità per i titoli mondiali e gli incontri pay-per-view come quelli di Anthony Joshua e Kubrat Pulev, Dillian Whyte e Alexander Povetkin o Oleksandr Usyk e Derek Chisora. É più facile supporre che in quelle settimane Hearn possa concentrare invece sfide di un gradino inferiore, ma ovviamente non essendosi sbilanciato, tutto potrebbe essere. L’unica cosa che ha ribadito è stata:

“Ripeto sarà un ambiente unico che si focalizzerà sulla sicurezza dei pugili e non solo. Ci concentreremo sulla realizzazione di sfide per i nostri pugili e contenuti televisivi unici per le nostre emittenti. Non vogliamo correre alcun rischio però. Per almeno alcuni mesi non metteremo a rischio le persone esponendole al probabile pericolo di contrarre una malattia che potrebbe essere potenzialmente fatale, quindi non lo faremo a meno che non sia sicuro. È sicuramente un progetto unico. C’è molto lavoro da fare, ma non voglio rivelare troppo ai miei competitor”. 

 

 

 

 

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