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Haye: “Wilder? Aveva bisogno di essere salvato, nessuno vuole morti sul ring!”

Come era lecito aspettarsi, l’eco della sconfitta di Wilder continua a riverberarsi nonostante il tempo trascorso. Una sconfitta per molti inaspettata, per altri ampiamente prevedibile. A ognuno la propria opinione. Deontay pare, per ora, non farsene una ragione. O semplicemente, come altri pugili prima di lui, cerca di metabolizzare la sconfitta trovando qualunque capro espiatorio, a portata di mano, che gli consenta di credere di poter ripartire e tornare sul trono. Il classico incidente di percorso giunto a causa di una fatalità, la casualità – ma anche la bravura, la convinzione e l’aggressività – che ha portato Tyson Fury a colpirlo proprio lì, in quel punto nevralgico all’altezza dell’orecchio.

Wilder però ha pensato bene di trovare ragioni, o per meglio dire scuse, piuttosto colorite: dall’assurda armatura indossata prima di salire sul ring al perentorio e secondo Wilder prematuro lancio dell’asciugamano di Mark Breland, suo trainer, in segno di resa.

A gettar la spugna, sempre secondo Wilder, sarebbe stato Breland, non lui. Dichiarazioni amareggiate quelle di Deontay, forse comprensibili, ma che appaiono assolutamente poco condivisibili, per lo meno per chi scrive, viste le condizioni del Bronze Bomber al momento dello stop: sguardo assente, nessun cenno di reazione e gambe quasi disarticolate.

Come ampiamente prevedibile, giungono così parole di critica nei confronti dell’ex re dei massimi.

Anche Davide Haye ha voluto dire la sua, per pungolare l’ex campione WBC e difendere l’operato di Breland. E lo ha fatto in modo decisamente esplicito: “Ogni volta che mi hanno fermato quando è giunto l’asciugamano [sul ring, ndr.], ho pensato di averne di più. Ero tipo, ‘No, non fermare l’incontro.’ A volte hai bisogno di qualcuno che ti salvi da te stesso. Assumi un allenatore per la sua esperienza e se in genere ti ama e si prende cura di te e vuole il meglio per te, non solo sul ring, ma nel resto della tua vita, che tipo di allenatore è disposto a far morire il suo combattente lì sapendo che ha moglie e figli?

Ecco perché ha bisogno di un allenatore per fermarlo, perché nessuno vuole che Deontay Wilder muoia. Tyson Fury non lo vuole. Nessuno lo vuole. È una cosa terribile e non vogliamo che accada nella boxe. Quindi a volte abbiamo bisogno che i combattenti siano salvati da sé stessi. Capisco come si sentiva Deontay Wilder. Mi sono sentito allo stesso modo alcune volte. Ma devi guardare indietro e rivedere il match, e ovviamente ha preso la decisione [di parlare, ndr.] d’impulso prima di avere il tempo di analizzarlo.

Haye ha poi proseguito in merito, spendendosi anche in una previsione sul terzo match: “Guardalo al rallentatore e dimmi se pensi che la sfida avrebbe dovuto essere fermata o meno! Una volta diventato un campione del mondo dei pesi massimi, questa cosa ti dà un’aura di invincibilità. Pensi che qualunque cosa accada, troverai un modo per vincere, e a volte non succede. L’ha appena scoperto. Forse il suo allenamento non è andato benissimo. Ci sono un milione di cose diverse che potrebbero essere successe. Ma vedremo la versione migliore di lui, ne sono sicuro, la prossima volta. Se si presenterà in una versione migliore di questa volta, Fury alzerà nuovamente il livello? Non lo sappiamo. Ecco perché è intrigante. Ma sulla base dell’ultimo combattimento, devo andare con Tyson Fury nel terzo combattimento.

Nel profondo del suo cuore sa cosa è successo nel campo di allenamento. Sa perché ha perso“, ha detto Haye a Behind The Gloves. “Ha preso qualche frecciata dopo il combattimento, quando qualcuno gli ha messo il microfono in faccia dopo che era appena stato colpito, col sangue che gli scorreva dall’orecchio. Quindi, qualunque cosa dica dopo il combattimento, è difficile prenderla con raziocinio. Ma lui sa in fondo perché [ha perso, ndr.]. Ogni combattente sa nel profondo del proprio cuore perché non ha dato il meglio. Anche nel caso in cui Fury si sia dimostrato superiore a lui. Ma non è sembrato il suo caso, perché ha voluto il rematch!

Se avesse percepito che qualcuno era significativamente migliore e non avrebbe potuto in alcun modo vincerlo, non avrebbe accettato la rivincita. Ma ovviamente sa che può dare di più. Quindi il prossimo combattimento sarà altrettanto grande, forse anche più grande. Ma non riesco a vedere come Wilder possa vincere se non mettendo a segno un colpo pesante, ma se ci riesce…”

Haye si è poi soffermato sulle condizioni fisiche di Wilder al momento di salire sul ring: “Forse se scende di peso e torna al suo peso forma… Mettere su 16 17 libbre di muscoli non gli è stato di alcun aiuto. Perciò forse tornando al suo solito peso… Non lo so. Wilder non ha fatto trapelare niente in merito.”

Haye ha poi concluso analizzando l’attuale scenario dei massimi: “Lasci che ognuno dica ciò che vuole dire. Dopo che hai perso un combattimento, vieni stuzzicato, ma il terzo match sarà incredibile, sarò nuovamente a bordo ring. Il vincitore di quel match, e Joshua, se avrà i titoli o meno [dopo Pulev, ndr.]… Il fatto che ora stiamo vedendo i ragazzi più grandi [i pesi massimi, ndr.] affrontare i migliori, è davvero bello.

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