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Steward: “Fury contro Joshua? Userà ancora lo stile Kronk… è un metodo collaudato!”

Dietro alla straordinaria impresa di Tyson Fury, capace di porre la parola fine al lungo regno WBC di Deontay Wilder, c’è un uomo poco noto al grande pubblico: Javan “SugarHill” Steward.

Javan è nipote del grandissimo Emanuel Steward, storico trainer di Lennox Lewis, Thomas Hearns e Wladimir Klitschko, scomparso nell’Ottobre del 2012.

Javan oggi ripercorre le orme del celeberrimo zio. Assoldato da Tyson Fury dopo la frattura con Ben Davison, a seguito del pareggio di Fury nel primo match con Wilder – e con l’eco delle critiche di Freddy Roach a Davison, per la condotta troppo passiva del Gypsy King – Javan ha letteralmente sconvolto lo stile pugilistico di Fury, donandogli una nuova consapevolezza e ulteriori frecce al suo arco.

Noto per lo stile scorbutico, spesso attendista, fatto di grande mobilità, di brevi serie e spostamenti repentini, oltre che per le tattiche ostruzionistiche – tra cui la capacità di far valere la sua enorme mole in sfiancati clinch – Fury è salito sul ring dell’MGM Grand di Las Vegas con grande autorità, imponendo uno stile d’attacco fatto di sapiente uso del jab, spingendo alle corde il Bronze Bomber e colpendolo a piacimento grazie ad una ottimale gestione della distanza. Il tutto, conservando la maestria nell’uso del clinch.

Oggi si parla sempre con maggior insistenza di un match di unificazione tra Fury e Anthony Joshua, detentore delle cinture WBA, IBF, WBO, oltre che IBO. Intervistato da Sky Sports in merito al confronto con AJ, Javan ha espresso grande fiducia, certo che Fury avrà la meglio su Joshua, così come accaduto con Wilder: “Perché fare qualcosa di diverso? Questo è ciò in cui credo con tutto il cuore, lo stile Kronk. Così tanti ragazzi hanno vinto con quello stile. È un metodo collaudato per decenni e migliaia di combattimenti di successo, non è solo qualcosa di estemporaneo”.

Il riferimento è allo stile sviluppato nella storica Kronk Gym di Detroit, tempio della boxe guidato dallo zio Emanuel Steward. Tra i nomi passati alla Kronk troviamo, oltre a Hearns e Lewis, Michael Moorer, Wilfred Benítez (nella sede di Tucson), Héctor Camacho, Julio César Chávez, Naseem Hamed, Evander Holyfield, Jermain Taylor, Andy Lee, Adonis Stevenson e ovviamente Fury.

Steward si è poi soffermato sui recenti progressi del suo pugile: “Tyson è intelligente. Ora sta imparando qualcosa di diverso, sa cosa fare. [Joshua, ndr.] è un combattente grande, forte, intelligente e di talento. Molto coordinato e forte, con grande volontà e determinazione. Sa dare pugni con entrambe le mani. Joshua è una delle altre grandi superstar del pugilato ma, l’unico modo per conoscere la verità [su chi sia più forte, ndr.], è che quei due ragazzi combattano.

Ogni combattimento con Tyson mi entusiasma perché non ho ancora finito di insegnargli tutto. C’è tanto altro che deve imparare. Ho toccato solo alcuni aspetti. Ho enfatizzato le cose più importanti, necessarie per [il combattimento con Wilder, ndr.]. Il focus era solo su Wilder.”

Ora Fury è atteso alla conferma nel terzo capitolo della trilogia con Deontay Wilder, match che con ogni probabilità si disputerà in ottobre inoltrato. Difficile prevedere che tattica utilizzerà il Bronze Bomber, abituato ormai da troppo tempo a combattere in funzione di un destro quasi infallibile ma altrettanto limitante. Più facile pronosticare un Tyson Fury nuovamente arrembante, grazie alla nuova consapevolezza acquisita sotto la guida di Steward.

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