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Frazier Hall of Famer della USA BAA: “Esempio di campione dentro e fuori dal ring”

L’ex campione dei pesi massimi “Smokin” Joe Frazier, uno dei più grandi pugili di sempre, tra non molto verrà introdotto postumo (a 8 anni dalla sua morte) nella Hall of Fame della USA Boxing Alumni Association.

Nella notte di venerdì 13 dicembre durante la cerimonia per la “special Class of 2019” che si terrà al Golden Nugget Hotel e Casino di Lake Charles in Louisiana, avverà l’ingresso nella loro Hall of Fame di Joe che si terrà in concomitanza sia delle prove olimpiche per formare la squadra statunitense in vista del 2020, sia dei campionati Americani 2019 che avranno luogo dal 7 al 15 dicembre al Lakes Charles Civic Center.

La terza HOF della Boxing Alumni Association comprenderà inoltre altre due medaglie d’oro olimpiche, Big George Foreman e Mark Breland e due illustri allenatori, Al Mitchell e Ray Rodgers. L’onorificenza andrà anche al senatore John Mc’Cain che verrà insignito, anch’egli postumo, di uno premio speciale alla carriera per il suo strenuo lavoro nel proteggere i pugili e migliorare lo sport.

“A nome della mia famiglia, voglio ringraziare la Usa Boxing Alumni Association per aver ricordato Joe Frazier. Onorarlo in questo modo, lo farà conoscere anche alle nuove generazioni di appassionati di boxe. Mio padre ha imparato la disciplina di cui aveva bisogno per farsi strada e vincere l’oro Olimpico e che gli è servita per diventare un campione del mondo. L’ha portata con sè nei pro e ha battuto Muhammad Ali nel miglior match al mondo. Sono stati due grandi campioni che hanno lavorato insieme per mostrare alla gente cosa fosse davvero la boxe”, sono state le parole di Marvis, il figlio di Joe.

Nato in South Carolina, Frazier si fece conoscere come un prodotto di punta della scuola pugilistica di Philadelphia, con un record da dilettante di 38 vittorie e 2 sconfitte. Fu 3 volte campione nazionale dei Golden Gloves, subendo le uniche due sconfitte (di cui una ai punti, discussa, anche a detta di Joe, nelle Trials) da Buster Mathis. Quando lo stesso Mathis si infortunò a ridosso delle Olimpiadi del ’64 Frazier lo rimpiazzò e di fatto fu una delle sole 4 medaglie americane a Tokyo. Fu anche l’unica medaglia d’oro nonostante la rottura del pollice in semifinale. Nel primo match mise KO George Olynello, poi vinse nei quarti di finale contro l’australiano Athol Mc’Queen in 3 round, e in semifinale batte’ il russo Vadim Yemelianov per KO al 2° round, nonostante si fosse rotto il pollice sinistro. Restio a dire che si era rotto il pollice per la paura che non gli venisse permesso di combattere, Frazier mise in mostra la tremenda grinta per la quale divenne famoso e vinse per 3 a 2 un incontro molto chiuso contro il tedesco Hans Huber aggiudicandosi quindi la medaglia d’oro.

”Vincere la medaglia d’oro è stato l’apice della sua carriera da dilettante. Ha significato essere il migliore al mondo e gli ha facilitato le cose durante il suo passaggio nei pro. Penso che lui si sentì aiutato dalla medaglia a diventare un vero uomo, il migliore al mondo, e non molte persone possono dirlo.

Vincere l’oro olimpico con il pollice rotto mostrò a nostro padre cosa fosse in grado di fare, fu per lui la dimostrazione di essere grande. Non aveva avuto paura di continuare pur di raggiungere l’obiettivo. Nessuna scusa, solo portare a termine il lavoro, questo era quello che mio padre ci diceva sempre”, ha continuato Marvis.

Frazier fu poi 3 volte campione del mondo dei pesi massimi, battendo nei suoi 16 anni di carriera da professionista avversari del calibro di Muhammad Ali, Jimmy Ellis (due volte), Bob Foster, Oscar Bonavena (due volte), Jerry Quarry, Buster Mathis, Doug Jones, Eddie Machen, e George Chuvalo.

Alto solo 1,80 Frazier viene ricordato principalmente per la sua aggressività, capacità di colpire e fare pressione senza sosta e per il lavoro al corpo col gancio sinistro. È morto il 7 novembre 2011 a 67 anni per le complicazioni di un tumore al fegato. Ma “L’eredità di Joe vivrà per sempre nella boxe americana” ha sottolineato il direttore esecutivo della USA BAA Chris Cugliari “il suo cuore e la sua tenacia non erano secondi a nessuno e i campioni di oggi possono ispirarsi a lui, un esempio di campione dentro e fuori dal ring. Non vediamo l’ora di onorare il suo ricordo come un Hall of Famer il 13 dicembre”.

A cura di Matteo Fratello

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