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I grandi successi di Fernando Atzori: dall’oro olimpico al tetto d’Europa

Quando Fernando Atzori varcò la soglia dell’Accademia pugilistica fiorentina aveva appena vent’anni, era già carico di sogni e ambizioni. Le stesse ambizioni che gli avrebbero dato la spinta per diventare il re incontrastato del pugilato europeo: campione italiano dei pesi mosca, campione olimpico, medaglie d’oro ai campionati mondiali militari da dilettante prima e pluricampione d’Europa da professionista poi. “Italia vincente” oggi rende omaggio a un grande peso mosca, scomparso a Firenze lo scorso 9 novembre, che in breve tempo riuscì a scrivere una delle pagine di maggior successo del pugilato italiano.

All’inizio degli anni Sessanta Atzori decise di partire dalla piccola Ales, in provincia di Oristano, verso “il Continente”, come molti emigrati sardi definivano la Penisola. Approdò a Firenze, città che lo adottò e nella quale ha sempre vissuto. Non passò molto tempo prima che arrivasse nella palestra del maestro Dino Ciappi. Altrettanto velocemente fece il suo debutto tra i dilettanti, mettendo subito in chiaro che sarebbe stato un avversario ostico per chiunque. Nel 1963 fece letteralmente piazza pulita intorno a sé conquistando il titolo di campione d’Italia dei pesi mosca a Pesaro, la medaglia d’oro ai giochi del Mediterraneo a Napoli e infine il titolo mondiale militari in Germania, a Francoforte.

La convocazione alle Olimpiadi di Tokio era del ’64 era dunque scontata. Prima dell’appuntamento a cinque cerchi però, Atzori replicò il successo ai campionati mondiali militari e difese il titolo italiano. Fernando vinse ai punti tutti gli incontri delle olimpiadi arrivando alla finale da favorito, ma con una vistosa ferita all’occhio destro. Ad affrontarlo c’era il polacco Artur Olech. Ma l’oro brillò al collo di Atzori, ad oggi l’unico pugile sardo ad aver scalato la vetta più alta del podio olimpico.

Dopo 43 incontri da dilettante, 37 dei quali vinti, Atzori passò nei professionisti. Del resto, aveva battuto tutti. L’esordio tra i pro avvenne il 23 febbraio 1965, quando sovrastò ai punti il favorito Manolin Alvarez. I cronisti lo descrissero come possibile erede di Salvatore Burruni, peso mosca anch’egli sardo che appena due mesi dopo avrebbe vinto il titolo mondiale. Eppure Atzori, tecnicamente parlando, aveva ben poco del suo conterraneo. Il punto forte del pugile sardo-fiorentino era infatti la velocità e l’imprevedibilità. Diretti che arrivavano a bersaglio come proiettili esplosi a distanza ravvicinata. Dopo 14 incontri da professionista la lista degli avversari si era ormai assottigliata. A gennaio del 1967 Atzori ebbe l’occasione di conquistare il titolo europeo EBU contro il francese Renè Libeer.

Le cronache raccontano di 15 riprese senza che nessuno dei due riuscisse a imporsi nettamente sull’altro. Fernando Atzori tuttavia riuscì a portare a casa il match vincendo di stretta misura ai punti.  Così il pugile sardo entrava di diritto nell’albo d’oro dei combattenti italiani che negli anni Settanta dominavano le varie categorie di peso, basti pensare a Benvenuti, Mazzinghi e allo stesso Burruni. Atzori inoltre aveva segnato un altro record, per così dire: era arrivato al titolo europeo senza essere passato per il titolo nazionale dei professionisti.

Dopo la vittoria della cintura europea affrontò nuovamente il francese, che nonostante il pareggio dopo il secondo incontro contro Atzori decise di ritirarsi. Fernando inanellò una serie vittorie consecutive tra cui due difese della cintura contro Fritz Chervet nel ’67 e John McCluskey l’anno successivo. Il progredire del numero delle vittorie andava di pari passo con l’evolvere del suo modo di boxare. Alla velocità fulminea si affiancò anche la capacità di mandare Ko gli avversari.

A gennaio del ’68 volò in Messico per affrontare Octavio Gomez. Fu una battuta d’arresto per Atzori, che venne sorpreso da un colpo del messicano e andò al tappeto. Negli incontri successivi tuttavia dimostrò che non era sufficiente una sconfitta per fargli perdere lo smalto. Atzori, ancora nel ’68, difese il titolo europeo con Franco Sperati, a Torino, battendo anche lui prima del limite.

Conquistata l’Europa il passo successivo sarebbe stato il titolo mondiale. Il 18 gennaio del 1969 Fernando Atzori volò a Manila per affrontare Bernabe Villacampo: un match che gli avrebbe spianato la strada verso il titolo. Un infortunio alla mano destra impedì al pugile sardo di confrontarsi al pieno delle sue possibilità e indebolì la sua guardia, tanto da essere costretto ad interrompere l’incontro prima del limite.

Lo sfortunato match arrestò la corsa verso il titolo mondiale. Dal ’69  però Atzori continuò a regnare quasi incontrastato in Europa, difendendo il titolo Ebu contro Andrez Romero e poi ancora contro il francese Gerard Macrez.  Nel 1972 una sua vecchia conoscenza, Frizt Chervet, tentò nuovamente l’assalto al titolo EBU. Stavolta riuscì ad avere la meglio su Atzori, prevalendo con un TKO.

Ma il dominio del re d’Europa non era destinato a fermarsi lì. Infatti nell’anno successivo riuscì a vincere ancora e a riconquistare il titolo europeo nel frattempo divenuto vacante. Tuttavia nel ’73 Chervet lo sfidò nuovamente e riuscì a strappargli, per l’ultima volta, il titolo dalla vita. Pochi mesi dopo Atzori si ritirò, dopo aver consegnato una lunga pagina di vittorie al pugilato italiano. Per otto anni aveva dominato la categoria in Europa componendo un palmares impeccabile fatto di 44 vittorie, appena sei sconfitte e due pareggi. Numeri degni di un sovrano.

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