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Dominio Spence: Garcia surclassato!

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Presso l’AT&T Stadium di Arlington (Texas), negli Stati Uniti, Errol “The Truth” Spence Jr (25-0-0, 21 KO) ha offerto una performance dominante ai limiti della perfezione superando in ogni aspetto del gioco lo sfidante Mikey Garcia (39-1-0, 30 KO) e conservando in questo modo il titolo mondiale IBF dei pesi welter. L’americano si è inoltre aggiudicato la cintura WBC Diamond, una bizzarra trovata della federazione di Mauricio Sulaiman per premiare i vincitori delle sfide di particolare rilevanza storica. Il match si è deciso ai punti con i seguenti cartellini: 120 a 107 e due volte 120 a 108, tutti in favore del vincitore.

Alla vigilia del combattimento Spence aveva preannunciato alla stampa che la sua superiorità nei confronti di Garcia non si sarebbe limitata alle caratteristiche fisiche e che accanto alla potenza e alla stazza avrebbe messo in campo tutte le sue qualità che alcuni critici stentano ancora a riconoscergli. Quasi a voler mantenere la parola data, il picchiatore mancino ha impostato la prima parte del match boxando dalla lunga distanza, ben protetto da un jab azionato in modo continuo, da una guardia ermetica e da rapidi spostamenti di gambe in fase difensiva. A Garcia è stato dato dunque spazio per imbastire le sue azioni, ma lo sfidante ha stentato ad approfittarne, apparendo sin dalle prime battute a disagio di fronte alle leve del rivale e alla sua impostazione poco canonica.

Dopo un paio di riprese di controllo scientifico dell’azione, Spence ha aumentato il numero di giri mettendo a segno, soprattutto nel quarto round, numerosi colpi pesanti col diretto sinistro, mirando al volto e al corpo alternativamente, ma conservando sempre la distanza a lui favorevole. La produzione offensiva di Garcia, al netto dei colpi a vuoto e di quelli terminati sulle braccia del campione, può quasi riassumersi in un paio di diretti destri puliti messi a segno l’uno nel finale della quarta ripresa e l’altro all’inizio della quinta: un paio di distrazioni che in seguito Spence non ha più concesso.

Con il passare dei round ed entrando nella seconda metà del combattimento, The Truth ha alternato sapientemente frangenti di grande furore agonistico, nel corso dei quali ha prodotto danni tangibili costringendo lo sfidante a fasi di enorme sofferenza, ad altri di ordinaria amministrazione operata attraverso i diretti, le finte e gli spostamenti laterali. Garcia si è trovato quindi di fronte a un rebus apparentemente insolubile: scoprirsi per cercare lo scontro lo esponeva a una dura punizione, boxare da attendista non gli lasciava alcuna possibilità di essere incisivo regalando punti su punti al rivale.

Al termine del nono round la superiorità di Spence appariva talmente netta che all’angolo di Garcia hanno avvisato il proprio pugile di essere pronti a gettare la spugna in caso di mancata reazione. Tale minaccia ha sortito un piccolo effetto psicologico inducendo lo sfidante a un maggiore workrate nella ripresa successiva, ma l’apparente risveglio non ha prodotto esiti particolarmente significativi. Al contrario è stato ancora il campione a farsi preferire dominando anche le fasi dalla corta distanza.

Il picco massimo della propria opera di demolizione fisica e psicologica Spence lo ha raggiunto nell’undicesima tornata, quando una quantità impressionante di colpi si è abbattuta su un Garcia sfiduciato e ormai focalizzato esclusivamente sulla difesa e sulla sopravvivenza. Mikey ha faticosamente superato l’onda d’urto, ma arbitri più fiscali avrebbero probabilmente fermato il match ormai impari per manifesta superiorità del campione. Meno terribile ma egualmente dominata è stata l’ultima ripresa, con uno Spence ormai privo di qualsiasi preoccupazione che si è preso il lusso di irridere il rivale premendogli più volte il braccio teso sul volto e incassandone alcuni colpi ormai privi di esplosività col sorriso sulle labbra.

I larghissimi ma sacrosanti cartellini finali riflettono perfettamente l’andamento di un match di cui Mikey Garcia non ha vinto neppure una ripresa. Il californiano di origini messicane merita ammirazione per aver accettato una sfida improba mettendo a repentaglio il proprio prestigio e la propria carriera per salire di peso e affrontare un pugile temutissimo persino dai molti dei migliori welter in circolazione, ma questa notte ha ricevuto una lezione di umiltà che non potrà non ricondurlo con i piedi per terra. Le categorie di peso nel pugilato esistono per un motivo, e benché nella storia di questo sport ci siano stati campioni leggendari capaci di scalarne svariate conservando intatta la propria grandezza, molto più numerosi sono stati i casi di devastanti disfatte subite da chi senza un adeguato adattamento ha cercato gloria ai piani alti infrangendosi contro avversari di stazza superiore.

Ciò che comunque vale la pena sottolineare è che Errol Spence Jr ha stravinto e convinto per motivi che vanno oltre il semplice e già noto gap strutturale. L’americano ha mostrato una volta di più di essere un pugile pieno di risorse, molto difficile da colpire, tremendamente veloce e preciso nell’esecuzione dei colpi. Un welter normale non avrebbe mai ridotto Garcia all’impotenza con tanta naturalezza e sangue freddo; lui c’è riuscito perché è un campione vero, tra i più dotati dell’era attuale. Ora la categoria dei welter lo vede indiscutibilmente al primo posto nelle gerarchie, ma la presenza del redivivo Keith Thurman e quella del fuoriclasse assoluto Terence Crawford rendono il futuro incerto e potenzialmente ricco di sfide di immenso fascino. Il tutto senza dimenticare l’eterno Manny Pacquiao, presente tra il pubblico dell’AT&T e voglioso di prender parte all’ennesimo evento pugilistico di importanza planetaria della sua lunga carriera. Insomma, ne vedremo delle belle!

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