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Dmitry Bivol scalda i guantoni per la sua 4ª difesa contro Joe Smith

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Freddo, quasi robotico nei movimenti perfettamente eseguiti e nel suo apparire privo di emozioni, Dmitry Bivol è uno dei nomi più caldi del panorama pugilistico mondiale.

Nato nel Kirghizistan sovietico da padre moldavo e madre coreana, inizia a boxare all’età di 6 anni, complici i film d’azione di Jackie Chan. Si trasferisce nella Russia post sovietica a 11 anni, trovando stabilità. Mostra già in giovane età grandi doti, tanto da collezionare trofei su trofei in ambito dilettantistico e chiudendo con un record di 268 vittorie e 15 sconfitte.

Figura emergente della boxe odierna e portavoce della scuola pugilistica dell’ex blocco sovietico, che tanti pugili di altissimo livello sta portando all’attenzione – su tutti Lomachenko, Usyk e Gassiev – Bivol è un pugile ancora poco noto.

Tecnicamente è dotatissimo. È assoluto padrone di un footwork di altissimo livello, con cui è in grado di colpire in velocità e movimento grazie a dei continui dentro-fuori, che non consentono all’avversario di trovare la giusta misura per contrastarlo. Danza sulle punte, con leggerezza, ed entra ed esce dal range d’azione dell’avversario con grande scelta di tempo.

Possiede un workrate notevole e grande velocità di braccia. Sa fare male con entrambe le mani, in particolar modo col diretto destro, ma tende a non caricare sempre i colpi, preferendo un’azione più continua e una gestione oculata delle energie, da distribuire nell’arco delle dodici riprese, come alcuni dei più noti pugili dell’est europeo, Usyk e Lomachenko su tutti. È tendenzialmente un demolitore, in grado di esercitare una continua pressione sull’avversario.

Sul ring pare sempre padrone di sé, e raramente mostra una qualche sorta di emozione. È un pugile corretto, privo di malizia – anche in virtù della giovane età – che fa della pulizia tecnica il suo tratto distintivo.

Utilizza in modo magistrale i diretti, con cui gestisce la distanza a piacimento, complice l’eccellente footwork, conseguentemente preferisce combattere dalla medio-lunga, dove è completamente padrone della situazione, mentre dalla corta tende ad essere meno a suo agio.

Non è molto mobile di tronco e la difesa è affidata soprattutto alla sua capacità di uscire dalla misura dell’avversario, oltre che ad una guardia attenta e costantemente alta.

Già in possesso del titolo di campione del mondo dei mediomassimi WBA, Bivol è ora a caccia delle altre cinture. L’agguerrita concorrenza non rende certo agevole il compito, ma Bivol pare avere le carte in regola per lasciare un segno importante nella categoria, e non solo.

Sabato metterà nuovamente in palio il suo titolo in una sfida contro Joe Smith Jr. Il pugile americano di origini irlandesi non dovrebbe rappresentare un test eccessivamente impegnativo, vista la differenza tecnica tra i due. Ma Smith è comunque pugile dotato di buona fisicità e potenza, quindi da non sottovalutare, come sottolineato dallo stesso Bivol:

“È un ragazzo forte. Ho visto il suo combattimento contro Bernard Hopkins, ed è davvero forte. Abbiamo la stessa età, è giovane. Ma ha alcuni punti deboli, come molti altri pugili, che userò a mio vantaggio per la vittoria. Viene avanti spesso. Questa è una buona sfida per me, il fatto di fermarlo”.

In attesa di vedere cosa gli riserverà il futuro, sabato Bivol avrà l’occasione per ribadire, ancora una volta, di essere un pugile di classe superiore e, probabilmente, il pugile da battere nelle 175 libbre.

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