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A Canelo basta un montante da antologia: Saunders si ritira dopo otto riprese!

È bastato un montante da antologia da parte di Saul “Canelo” Alvarez (56-1-2, 38 KO) per piegare le resistenze di Billy Joe “Superb” Saunders (30-1-0, 14 KO) e costringerlo al ritiro con un occhio gonfio e semichiuso dopo otto riprese abbastanza equilibrate. La superstar messicana ha aggiunto così alla sua collezione la cintura mondiale WBO dei supermedi che, unita a quelle WBC e WBA (super) già in suo possesso, lo rende sempre più vicino a una storica riunificazione totale dei titoli.

C’era anche un po’ di Italia nell’ingresso trionfale di Canelo in un AT&T Stadium di Arlington gremito di gente: la sua tenuta, costituita da eleganti pantaloncini azzurri e poncho bianco era infatti contraddistinta dall’inconfondibile marchio di Dolce & Gabbana. Look particolare anche quello scelto da Saunders, con la bandiera del popolo rom in bella vista sul lato frontale dei pantaloncini a sottolineare le origini gitane del campione WBO.

È durata pochi secondi, dopo il suono della prima campanella, l’illusione che Saunders volesse contendere il centro del ring al più blasonato rivale; poi i due pugili hanno assunto i ruoli attesi alla vigilia, con Canelo intento ad avanzare a piccoli passi mirando prevalentemente alla figura e Billy Joe mobile e guardingo che vestiva i panni dell’outfighter e si affidava con frequenza al jab destro di sbarramento.

Pur nell’ambito di riprese sostanzialmente equilibrate è emersa subito in questi primi scampoli di combattimento la prevedibile differenza di impatto tra i colpi dei due contendenti. Alvarez ha dosato i suoi colpi con il contagocce, ma ha dato l’impressione di poter far danni in qualunque momento mentre le repliche di Saunders, la cui produzione offensiva per almeno quattro round è stata decisamente inconsistente, sembravano avere lo scopo di ritardare l’azione del messicano piuttosto che di intimidirlo o scuoterlo.

Un certo cambio di passo nella boxe dell’atleta britannico si è visto a partire dalla quinta ripresa quando, consapevole di aver regalato troppo vantaggio al rivale sui cartellini, “Superb” ha iniziato finalmente a muovere le mani con maggiore frequenza e soprattutto a imprimere un po’ di pepe nelle sue combinazioni rapide. I maggiori successi li ha ottenuti col sinistro in uscita dal clinch: colpi che non hanno mai prodotto effetti tangibili ma che se non altro hanno reso meno fluido il pugilato di Alvarez, costringendolo a ragionare alla ricerca di una nuova chiave di lettura.

Dal quinto al settimo round Canelo è andato a vuoto più spesso di quanto è solito fare, soprattutto col diretto destro, letto con grande anticipo dal suo avversario che dava la sensazione di essere in rimonta e di poter rientrare pienamente nel match dopo l’avvio troppo timido. Il grande favorito della vigilia tuttavia non si è lasciato irretire dalla fasi di stallo e dalle provocazioni di un Saunders ringalluzzito dai suoi parziali successi: ha continuato pazientemente a cercare il varco giusto senza scomporsi, nella consapevolezza che presto o tardi l’inglese avrebbe commesso l’errore decisivo.

L’episodio cardine che ha determinato la fine anticipata dell’incontro si è verificato nel corso dell’ottava ripresa. Saunders ha portato un gancio destro a centro ring che Alvarez ha schivato in maniera perfetta prima di rientrare con uno strepitoso montante destro al volto. L’inglese ha traballato per un attimo sulle gambe prima di ricomporsi ma da quel momento in poi ha subito passivamente altri colpi pesanti mentre il suo occhio destro si gonfiava rapidamente. Nonostante l’evidente momento di difficoltà in pochi si aspettavano dopo il suono del gong che il match fosse già finito; tra questi pochi c’era però il vincitore, che tornato al cospetto del suo trainer Eddy Reynoso gli ha subito detto che Saunders non si sarebbe alzato dallo sgabello. Così è stato: dopo una rapida consultazione col proprio pugile, l’allenatore del campione WBO Mark Tibbs ha comunicato all’arbitro che il match era finito e poco dopo lo sconfitto si è diretto in lacrime verso gli spogliatoi.

Grande euforia ha caratterizzato naturalmente il team di Canelo, accompagnato nei festeggiamenti dagli scroscianti applausi del folto pubblico presente e “decorato” con tutte le cinture ora in suo possesso, compresa la speciale “Mestizo belt” realizzata dalla WBC per l’occasione. Il vincitore ha poi dichiarato ai microfoni che si aspettava di prendere il controllo del match nella seconda metà e che stava intensificando la sua azione alla ricerca del KO. Per quanto riguarda invece le sue intenzioni future, il messicano ha ripetuto ciò che era già noto da tempo e cioè che il suo obiettivo primario resta quello di conquistare tutte e quattro i titoli mondiali disponibili nelle 168 libbre, il che rende il detentore IBF Caleb Plant il suo prossimo “bersaglio”. Poco dopo la parola è passata a al promoter dell’evento Eddie Hearn che naturalmente ha tutta l’intenzione di assecondare i desideri del fuoriclasse di Gualajara dandogli l’opportunità di completare il processo di riunificazione.

Pioveranno senz’altro critiche su Billy Joe Saunders per aver abbandonato la contesa al primo vero momento critico dopo le roboanti promesse della vigilia. È sempre difficile commentare decisioni del genere: da un lato è bene ricordare che i pugili mettono la loro salute a rischio ogni volta che salgono sul ring e che gettare la spugna quando non si è in condizione di proseguire è la cosa giusta da fare. D’altra parte non si può fare a meno di ripensare a tutti quegli indomiti guerrieri del ring che ci hanno regalato battaglie indimenticabili andando avanti fino a ridursi allo stremo delle forze e talvolta ribaltando situazioni apparentemente compromesse. Non è mancanza di rispetto dire che Saunders non abbia avuto in questa circostanza la stessa tempra di molti suoi predecessori e contemporanei, fermo restando che bisognerà attendere la diagnosi dei medici per comprendere la reale entità del danno subito (i primi spifferi parlano di sospetta frattura orbitale).

Quello che in ogni caso resterà maggiormente impresso di questo match, più del ritiro anticipato dello sconfitto, è il gesto tecnico con cui il vincitore ha risolto la pratica. L’azione decisiva di Canelo, con lo spostamento all’indietro del busto eseguito con perfezione scientifica al fine di evitare il gancio del rivale prima di darsi la spinta necessaria a “punirlo” col suo magistrale montante è meritevole di essere vista e rivista al rallentatore e mostrata a chi muove i primi passi in questo sport.

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