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Canelo demolisce Plant e lo mette KO all’undicesimo round: ora è campione unificato!

Per la prima volta nella storia tutte e quattro le principali cinture mondiali dei pesi supermedi appartengono allo stesso pugile: Saul “Canelo” Alvarez (57-1-2, 39 KO) ha infatti sconfitto per KO all’undicesimo round l’americano Caleb “Sweethands” Plant (21-1-0, 12 KO) portandogli via il titolo IBF, l’unico che mancava alla sua collezione. All’MGM Grand di Las Vegas il fuoriclasse messicano, già campione WBC, WBA e WBO, ha portato avanti una lenta opera di demolizione che alla fine ha dato i suoi frutti. Al momento dello stop Canelo era in vantaggio su tutti e tre i cartellini dei giudici.

Com’era lecito attendersi, il match dell’attesissima riunificazione dei titoli è iniziato su ritmi piuttosto blandi, con i due pugili intenti a studiarsi e a porre le basi del proprio piano tattico senza prendersi rischi eccessivi e senza azzardare azioni da standing ovation. Fin dalle prime riprese si è comunque notata la differenza di approccio che avrebbe poi caratterizzato l’intero combattimento: mentre Plant puntava soprattutto sulla quantità, azionando a getto continuo il suo jab sinistro e cercando di pizzicare in scioltezza il rivale da lontano, Canelo avanzava a piccoli passi e si affidava a fendenti sporadici ma molto caricati quando inquadrava il bersaglio.

Il ritmo compassato delle prime tre riprese ha agevolato il compito di Caleb Plant che infatti è parso prendere confidenza e fiducia e nel corso del quarto round si è permesso persino il lusso di accettare in alcuni frangenti la corta distanza, eseguendo diverse schivate da vicino di pregevole fattura. Benché nessuno dei due pugili sia riuscito a prendere saldamente in mano le redini dell’incontro, la prima parte del match è stata dunque disputata su un terreno favorevole all’atleta americano, ma l’atteso cambio di passo di Saul Alvarez non ha tardato a manifestarsi.

A partire dalla quinta frazione infatti il messicano ha intensificato in maniera tangibile il suo pressing, attaccando con molto più impeto e focalizzandosi principalmente sul lavoro alla figura, una strategia astuta finalizzata a fiaccare la resistenza fisica del rivale e ridurne la mobilità. Gli assalti di Canelo erano oltretutto caratterizzati da una considerevole imprevedibilità: non appena Plant ha iniziato a proteggersi l’addome con le braccia, il messicano ha alzato la mira centrandogli il volto in più occasioni, soprattutto con il gancio sinistro.

Dopo aver sofferto l’iniziativa del suo avversario per due intere riprese, Sweethands ha provato ad adottare qualche accorgimento tattico accettando più spesso il corpo a corpo al fine di negare ad Alvarez la distanza necessaria per azionare le sue combinazioni. Questo stratagemma, unito a un po’ di ostruzionismo, ha leggermente rallentato l’opera di demolizione del fuoriclasse di Guadalajara ma non ha consentito a Plant di far sua l’inerzia del combattimento, anche perché sul piano offensivo l’americano ha continuato ad essere poco incisivo. Emblematico è stato a questo proposito un segmento della settima ripresa, quando Canelo si è fermato a lungo spalle alle corde limitandosi a difendersi senza subire alcun colpo degno di nota.

Il match è dunque proseguito senza particolari squilli di tromba, con Alvarez sempre padrone del centro del ring che avanzava in maniera quasi svogliata, limitandosi ai colpi necessari per mantenersi avanti nel punteggio e Plant, visibilmente timoroso, che si accontentava di eseguire il “compitino” mantenendosi molto prudente. Soltanto nel nono e nel decimo round l’americano ha impresso un minimo di pepe ai suoi colpi, ma lo ha fatto soltanto a sprazzi, senza dare la sensazione di poter dar vita nel finale a un clamoroso ribaltone. Si è dunque giunti ai champioship round con Canelo in vantaggio secondo tutti e tre i giudici con scarti di sei, due e quattro punti (per la cronaca, chi vi scrive ne aveva quattro).

Qualunque dibattito sull’attribuzione delle riprese ad ogni modo è stato spazzato via dal campione di Guadalajara con le maniere forti. Alvarez ha infatti iniziato l’undicesima ripresa con piglio molto aggressivo, mettendo subito a segno due violente bordate al corpo e dando l’impressione di voler chiudere i conti. Non ha impiegato molto a tradurre in realtà il suo obiettivo: la combinazione successiva, costituita da un violento gancio al volto seguito da due montanti ravvicinati ha steso Plant lasciandolo visibilmente stordito. L’americano si è rialzato su gambe non molto stabili e ha ottenuto l’autorizzazione a proseguire, ma è stato subito raggiunto da un’ulteriore grandinata di colpi che lo hanno nuovamente atterrato determinando lo stop definitivo.

Nessuna sorpresa dunque rispetto ai pronostici della vigilia e copione tutto sommato rispettato. Non si è trattato di un dominio o di una lezione di pugilato, ma Canelo a conti fatti non ha rischiato nulla tenendo sempre saldamente nelle proprie mani il controllo delle operazioni e decidendo a piacimento quando accelerare e quando gestire. Quando poi ha ritenuto di aver “ammorbidito” a sufficienza il suo dirimpettaio, ha chiuso i giochi in grande stile. Plant dal canto suo non ha molto da rimproverarsi: ha fatto ciò che i suoi mezzi gli consentivano di fare, esibendo il consueto jab di prim’ordine, un’ottima mobilità e discrete doti difensive, ma come ci si attendeva è apparso troppo carente sul piano della potenza e dell’incisività per poter sperare di tenere a bada un demolitore solido e implacabile come il messicano.

Ora che tutti i titoli mondiali sono nelle sue mani sarà interessante scoprire quali saranno i prossimi passi di Saul Alvarez. L’unico nome di richiamo mediatico rimasto nei supermedi è quello di David “El Bandera Roja” Benavidez, pugile dotato di uno stile spettacolare ma ancora non troppo testato ai massimi livelli. In alternativa, molti sognano un ulteriore salto di categoria per il messicano che ha già accennato più di una volta all’intenzione di misurarsi con le attuali stelle che popolano la divisione dei mediomassimi come Dmitry Bivol e Artur Beterbiev. C’è solo l’imbarazzo della scelta dunque per regalare ai fan altre sfide da ricordare.

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