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Caleb Plant: “Ho vinto il titolo per mia figlia, e lo terrò stretto”

Un periodo al quanto caotico per Caleb Plant trascorso tra la conquista del titolo e la perdita della madre. Questa è un’esatta incarnazione della storia della sua vita. Il 27enne americano descrive il suo viaggio con una metafora di una macchina per il monitoraggio cardiaco che si trova in ogni stanza d’ospedale. Se i segni vitali sono buoni, le linee vanno su e giù. Quando la linea diventa piatta, muori.

Sfortunatamente per Plant, imbattuto pugile campione del mondo dei supermedi, conosce fin troppo bene il simbolismo di una vita instabile perché ha combattuto attraverso le avversità perdendo sia sua madre che la figlia neonata a causa di circostanze tragiche negli ultimi anni. È sopravvissuto tra i senzatetto e la fame, emergendo da una città che non ha mai vantato un pedigree pugilistico per poi catapultarsi sul più grande palcoscenico dello sport.

Il campione IBF difenderà la cintura per la prima volta dalla conquista contro Mike Lee, il match farà da co-main event a Las Vegas della super sfida tra Manny Pacquaio e Keith Thurman. Una battaglia tra due pugili statunitensi imbattuti che hanno condotto vite completamente diverse da un punto di vista culturale e socioeconomico.

Nel 2015, Plant ha dovuto togliere il supporto vitale alla figlia Alia di 19 mesi, nata con un danno celebrale. Il campione ha dichiarato al Los Angeles Times, guardando il medaglione con la foto della figlia: “La amo tantissimo. Avrei fatto qualsiasi cosa per lei. Mi manca. Vorrei che fosse qui. Ma mi sento come se fosse in un posto migliore, e fortunatamente, non deve più soffrire.”

Plant ha vinto il titolo il 13 gennaio a Los Angeles vincendo per decisione unanime contro Jose Uzcategui, allora campione in carica. Una vittoria molto ampia ai punti, dopo essere riuscito ad atterrare il suo avversario sia alla seconda che alla quarta ripresa. Poco dopo aver sconfitto Uzcategui e aver pianto mentre abbracciava la sua cintura nello spogliatoio, Plant ha fatto la fatidica proposta alla fidanzata Jordan Hardy, che sposerà il 5 ottobre in Tennessee.

Plant ha contnuato: “Essere un campione oggi è un ricordo degli anni duri dove si lavorava con sacrificio. Il pensiero va alle persone che ho trovato e che ho perso durante questa lunga strada, che mi ha aiutato a diventare un uomo migliore.”.

Una vita difficile la sua che lo ha portato prima a perdere il cutman e grande amico, Todd Harlib nel 2016, e la madre, Beth spenta a soli 51 anni, poco meno di 3 mesi dalla conquista del mondiale. Plant ha voluto ricordare anche lei durante l’intervista con il giornale americano: “Mi manca molto mia madre. Era una donna molto dolce e meravigliosa. Aveva demoni con i quali stava combattendo. Alcuni di questi erano più forti di quanto avrebbe voluto che fossero. Aveva i suoi difetti proprio come qualsiasi altra creatura umana, ma siamo rimasti in contatto e ci siamo molto amati.

La boxe è sempre stata come un santuario per me. Il ring è stato il posto in cui potermi realizzare e diventare qualcuno. Ho promesso ad Alia che avrei vinto un titolo mondiale e l’avrei portato a lei, e prometto a mia madre che la difenderò”.

In questa lunga intervista ha raccontato anche l’episodio drammatico della sua infanzia. Appena nato, Plant è stato abbandonato in un cassetto perché i suoi genitori non possedevano una culla. Plant ha detto che sia lui e le sue due sorelle vivevano per strada a volte, in una roulotte, ma nonostante alcuni giorni difficili senza un adeguato riparo, si sono divertiti perché si sono aiutati l’un l’altro.

Il pugile ha dichiarato: “I tempi difficili che ho vissuto mi hanno reso l’uomo che sono. Quando cresci senza cose, quando raggiungi certi obiettivi lo apprezzi di più. Ho aperto la mia strada”.

Una strada che gli fu trasmessa dal padre a soli 9 anni, prima mediante la Kick boxing poi passò al pugilato. Adesso a distanza di moltissimi anni, quel bambino abbandonato, povero e senza nulla, conquista la vetta del mondo.

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