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Bellator Roma 2018. L’Italia che ancora combatte.

A cura di Daniele Ercolani.

Sabato, nel suggestivo set del Foro Italico in Roma, si è svolto l’evento Bellator 2018. Serata calci e pugni divisa in due parti, una più entusiasmante dell’altra. Tardo pomeriggio dedicato alla Kick Boxing con campioni del calibro di Faraoni, Vitale e Casella ad anticipare la star Petrosyan e un altro titolo mondiale tra Kevin Ross (USA) e Gabriel Varga (CAN). Nella calda serata romana, invece, ci si è dedicati alle MMA con Patricio “Pitbull” Freire (BRA) difensore del titolo mondiale e Alessio Sakara per una chiusura scoppiettante.

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Tutti gli atleti presenti nella card hanno mostrato le loro qualità e anche chi ha dovuto soccombere dopo pochi secondi (come Simone D’Anna a discapito di un veloce calcio di Michele Martignoni) ha tenuto la testa alta per un evento che certifica la sportività di grandi combattenti, anche dopo la sconfitta. I più acclamati della serata sono stati, inutile dirlo, Giorgio Petrosyan e Alessio “Legionarius” Sakara, capaci di far esplodere il centrale del tennis prima e dopo la loro esibizione.

Giorgio ha mostrato definitivamente di essere il Re, l’indiscusso campione da battere nonostante Chingiz Allazov (AZ) sia stato, come era giusto aspettarsi, un cliente molto scomodo. Petrosyan ha saputo studiare, coprirsi ed aspettare, uscendo col passare dei minuti e legittimando una vittoria incontestabile.

Diversa la storia del match di Sakara. Dopo un’entrata spettacolare sotto le note di “Rewind”, Alessio si, ci ha fatto godere. L’ inglese Jamie Sloane ha provato ad aggredirlo, forzando una partenza che difficilmente avrebbe lasciato energie per tutto l’incontro. Sakara ha saputo muoversi, colpendo e schivando le avanzate un po’ scellerate dell’anglosassone. Una volta messo a terra, il round l’inglese aveva i secondi contati. Il Legionario è stato troppo per lui.

Un altro atleta fortemente acclamato dal pubblico presente è stato il romano Mattia Faraoni. Noto per le sue gesta tra K1 e pugilato, lo scultoreo Mattia non è riuscito a imporsi al roccioso Vitale, altro talento del fight italiano. Fin da subito, Faraoni ha avuto un problema a un braccio, successivamente diagnosticato come rottura del tendine del bicipite, testimoniato anche dall’interruzione medica per capirne l’entità. Vitale ci è sembrato granitico e attento, molto bravo nel legare e intelligente nel capire il disagio vissuto dall’avversario.

Faraoni ha coraggiosamente proseguito per tutto il match ma Vitale è riuscito ad avere la meglio, sfruttando la sua forza e le sue indiscusse qualità pugilistiche.Ci vorrebbe una bella rivincita, per capire realmente quanto e come il braccio lesionato di Faraoni abbia condizionato l’andamento dell’incontro, tanto più che il romano vanta anche un ottimo score da pugile professionista.

A proposito, il pugilato. Evento spaziale, organizzazione top ma il pugilato? Perché il pugilato resta in panchina negli eventi di grido? È vero, Bellator occupa un altro segmento sportivo ma è notevole come sport diversi dalla boxe portino più persone nei palazzetti e negli stadi rispetto alla nobile arte. Indubbiamente, la risonanza mediatica delle MMA nei suoi circuiti UFC e lo stesso Bellator contribuiscono alla popolarità ma è evidente che rispetto ad altri paesi europei, in Italia il pugilato non è sempre di grido.

Un anno fa, circa, De Carolis riempiva il Foro per la cintura internazionale, sabato lo rivedremo contro Cocco nello Stadio del Baseball dell’Acqua Acetosa. Quanto altro? Quando potremmo sognare incontri epici, svolti in set da urlo, come Joshua – Klitschko a Wembley?

Alla gente la boxe piace, quando ha modo lo dimostra. Di atleti bravi ce ne sono e se ne vanno in giro per l’Europa (e per il Mondo) alla ricerca di verdetti imparziali, trovandone sempre troppo pochi. Coraggio nobile arte, non mollare. E coraggio a tutti gli atleti degli sport da combattimento. L’Italia che ancora combatte. Fino alla fine.

 

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