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Arum: “Sono preoccupato per Pacquiao, a 41 anni si rischiano danni!”

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Gli appassionati di pugilato di tutto il mondo attendono con curiosità e interesse la sfida che il 20 luglio vedrà contrapposti il fuoriclasse filippino Manny “Pac Man” Pacquiao e l’imbattuto statunitense Keith “One Time” Thurman per il Titolo Mondiale WBA (super) dei pesi welter. Non tutti però hanno reagito con entusiasmo alla notizia del match: alcuni temono infatti che si tratti di un azzardo troppo grande per il quarantenne filippino e tra questi, a sorpresa, c’è il suo ex promoter Bob Arum.

Arum si è soffermato a parlare con i giornalisti del prossimo impegno del suo pupillo di un tempo al termine della conferenza di presentazione della sfida tra Tyson Fury e Tom Schwarz e ha espresso considerazioni cariche di preoccupazione:

Vedete, io voglio bene a Manny Pacquiao, condividiamo una lunga storia. Quindi, se me lo si chiede, rispondo che faccio davvero il tifo per lui. Ma dovete comprendere che ha 41 anni. E quando un pugile che ha combattuto per così tanto tempo supera i trenta ed entra nei quaranta, non potrà mai essere forte quanto lo era nel suo prime. Quindi gli auguro il meglio e spero che vinca il combattimento, ma sono preoccupato, come lo sarei per ogni altro pugile che giunto a una certa età non dovrebbe più continuare a battersi. Sapete, i dottori possono confermarvi che il cranio, man mano che si invecchia, diventa più sottile. Quando un pugile giovane viene colpito, il cranio assorbe il colpo e il cervello non subisce danni. Quando invecchia, il cranio si assottiglia e se viene colpito, il cervello ne risente: sarebbe la cosa peggiore del mondo se Manny subisse un danno cerebrale.

Arum ha proseguito nella spiegazione del suo punto di vista citando i casi recenti di Adonis Stevenson e Zab Judah, entrambi usciti in condizioni preoccupanti dai rispettivi KO subiti:

Zab Judah aveva cattive abitudini, ma era un pugile pazzesco. Il suo match con Mayweather fu un grande incontro. Lui è il perfetto esempio di quanto sia pericoloso per un pugile continuare a combattere dopo i quarant’anni. Guardate anche ad Adonis Stevenson, che a 42 anni stava combattendo molto bene fino a che ha subito una dura punizione nell’ultimo round disputato contro Gvozdyk. È stato in partita per undici riprese, a mio parere stava vincendo o quantomeno era in parità, poi l’avversario lo ha centrato e messo KO prima che l’arbitro potesse intervenire. E quel povero ragazzo ha trascorso quanti, sei o sette mesi in ospedale? E anche se ora, grazie a Dio, sta meglio, non sarà mai più lo stesso. Dobbiamo stare molto attenti a questi aspetti.

Naturalmente molti troveranno le parole di Arum intrise di ipocrisia dato che lo stesso storico promoter, nell’arco della sua lunghissima carriera, ha organizzato numerosi match che hanno visto protagonisti pugili ancor meno giovani del Pacquiao attuale. Ma a chi gli fa notare l’incoerenza del suo ragionamento rispetto alle sue azioni, il vecchio Bob replica col sorriso di aver sempre incoraggiato i pugili troppo vecchi a smettere, benché essi “non ascoltino mai”.

I tanti fan di Pac Man faranno dunque i debiti scongiuri di fronte a simili preoccupazioni e cercheranno di farsi forza rivedendo le ultime due performance del loro idolo che ha battuto nettamente pugili validi del calibro di Lucas Matthysse e Adrien Broner dando la sensazione di avere ancora qualche cartuccia da sparare. Sarà abbastanza per battere un campione nel fiore degli anni come Keith Thurman?

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