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Anthony Yarde beffato da Lyndon Arthur in un match dominato dalla noia

Clamorosa beffa alla Church House di Westminster per il popolare picchiatore inglese Anthony Yarde (20-2-0, 19 KO) che nel derby tutto britannico valido per il titolo Intercontinentale WBO e per quello del Commonwealth dei mediomassimi è stato battuto a sorpresa di strettissima misura ai punti dal connazionale Lyndon “King” Arthur (17-0-0, 12 KO). Il verdetto, duramente contestato dallo sconfitto e letto al termine di una sfida caratterizzata dalla noia, è stato sancito per Split Decision con i seguenti cartellini: 111 a 117 per Yarde e due volte 115 a 114 per Arthur.

Gli ingredienti per assistere a un bello spettacolo c’erano tutti, ma alla fine lo show andato in scena come main event della riunione organizzata da Frank Warren ha decisamente deluso le attese rivelandosi una lunga e monotona partita a scacchi priva di sussulti a eccezione di un convulso finale. I ritmi sono stati infatti bassissimi fin dalle riprese di avvio, caratterizzate da un continuo gioco di finte e di jab da parte di entrambi gli atleti con Arthur impegnato nel ruolo di outfighter e Yarde protagonista di una timidissima pressione.

Se nel corso dei primi tre round l’unico colpo che è andato a segno, seppur piuttosto sporadicamente, è stato il jab sinistro di Arthur, la quarta ripresa si è aperta con un bellissimo destro di Yarde che ha messo visibilmente in apprensione il suo avversario; tuttavia chi in quel momento ha sperato in un improvviso cambio di ritmo è rimasto con l’amaro in bocca. L’ex sfidante mondiale infatti non ha costruito alcunché dopo quell’ottimo fendente, limitandosi ad aumentare di una sfumatura i giri del motore, senza però cercare la corta distanza con la necessaria determinazione.

Al giro di boa la situazione era dunque in sostanziale equilibrio e le tornate successive hanno visto ancora i giudici costretti a scegliere tra i colpetti poco convinti di “King Arthur” e l’aggressività titubante di Yarde. La noia ha continuato a imperare incontrastata, tanto che l’assenza di un vasto pubblico, dovuta alle disposizioni sanitarie, ha “salvato” gli atleti da una pioggia di fischi che in un’arena gremita sarebbe stata sicuramente inevitabile. Forse spaventato dalla prospettiva di restare senza fiato come gli era successo in occasione del suo tentativo mondiale contro Sergey Kovalev, Yarde ha atteso i championship round per provare finalmente a prendersi qualche rischio.

La scelta di cambiare passo, per quanto tardiva, ha portato i suoi frutti e Lyndon Arthur, che fino a quel momento era riuscito a disputare un match intero portando quasi esclusivamente il jab e centellinando il destro, si è trovato in grossa difficoltà nel corso della ripresa conclusiva. Yarde lo ha infatti sommerso di colpi al corpo e al volto ma non è riuscito ad atterrarlo, lasciando così la parola finale ai tre giudici. Questi si sono divisi in maniera davvero singolare dal momento che il signor Ian John Lewis ha assegnato addirittura sei punti di vantaggio a Yarde mentre Michael Alexander e Marcus McDonnell hanno premiato Arthur con un solo punto di margine.

Chi vi scrive avrebbe ritenuto più giusta una vittoria di misura di Anthony Yarde per via del finale volitivo che avrebbe dovuto fare la differenza nell’ambito di una sfida priva di acuti. D’altro canto forse è giusto che il pugile residente nella regione dell’Essex impari la lezione: un atteggiamento tanto passivo, assunto per giunta al cospetto di un rivale che non sembrava disporre della potenza necessaria per costringerlo alla prudenza, non potrà mai condurlo lontano in campo internazionale. Lo sconfitto ha manifestato tutto il suo disappunto per il verdetto durante le interviste di rito ma una volta smaltita la rabbia nei confronti dei giudici dovrà puntare il dito contro sé stesso per aver gettato all’aria una vittoria che era ampiamente nelle sue possibilità adeguandosi ai ritmi del suo avversario e lasciandogli inspiegabilmente addormentare il match.

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