Andrade, Farmer e Taylor vincono nettamente

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Nel sabato sera al TD Garden di Boston i tre match clou in programma dell’evento targato Matchroom confermano le aspettative.

Demetrius Andrade (26-0, 16KO) si aggiudica il titolo di campione WBO dei pesi medi vincendo per decisione unanime la sfida, rimediata all’ultimo dopo la sospensione dell’ormai ex campione Billy Joe Saunders, contro il namibiano Walter Kautondokwa (17-1-0, 16 KO). Nuova cintura che va a far compagnia alla WBA dei superwelter già in suo possesso.

Lo split finale (119-105), (120-104), (120-104). Una vittoria dall’ampio margine per il mancino di Providence che resta imbattuto. Dal canto suo Kautondokwa ha mostrato temerarietà e solidità superando ben quattro atterraggi durante il match. Andrade però troppo abile e intelligente per il robusto e poco raffinato Kautondokwa che lo ha seguito senza successo attorno al ring. Per il sudafricano la prima sconfitta dopo i 16 di fila ad eliminazione diretta.

Nell’altra sfida mondiale, anche il campione IBF dei superpiuma Tevin Farmer (27-4-1, 6KO) non si smentisce. Ferma lo sfidante James Tennyson (22-3-0, 18KO) con un knowdown che arriva al 1′:44″ del quinto round. Una ripresa che pavimenta l’irlandese alla corta distanza con lo sfiancante lavoro al corpo del campione, sigla di un match dominato e gestito fin dall’inizio. Dunque la riconferma del suo talento e della sua cintura.

Nella terza, ma non ultima sfida iridata, la campionessa IBF e WBA dei pesi leggeri Katie Taylor (11-0, 5KO) non è riuscita a ottenere l’eliminazione diretta che cercava, ma ha dominato largamente l’esperta campionessa dei pesi piuma Cindy Serrano (27-6-3, 10KO). Tutti e tre i giudici hanno segnato la vittoria di dieci round su dieci per la pugile di Bray. Una sconfitta che arriva invece per la portoricano dopo ben sei anni dalla sua ultima. Al solito la Taylor ha sfoggiato tutta la sua aggressività, i suoi pugni hanno ferito la rivale e all’ultimo round ha anche provato a mettere fuori scena una Serrano che ormai cercava solo di sopravvivere ad un match unilaterale.

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